2.

 

Anche stamattina me so’ svegliato, nell’aria c’è il puzzo solito di cinque persone ammassate in dieci metri quadrati. Come ogni mattina faccio il mio caffè e aspetto la conta. Si aspetto, perché qui è tutta n’attesa aspetti la spesa, aspetti il colloquio, aspetti una lite, ma quest’ultima mamma Regina non la fa mai attendere troppo e ogni lite porta notizie e come vecchie comari tutti lì ad ascoltare, ieri al secondo, oggi al terzo e domani chissà, quindi aspetto. È na sala d’aspetto, aspetto di uscì presto ma come già t’ho detto aspetto…

                                                                                                                                  Edmond Dantés

1.

Me alzo presto del resto c’ho molto da fa guardà le sbarre richiede tempo e quanto tempo, tempo che rubo alla mia giovinezza e mentre mi privo di tempo prezioso l’odio accresce, il sangue pulsa ma la ragione ancora vigile mi ripete che è una guerra tra poveri che l’odio che provo non è solo…

Rubo sabbia dalla clessidra con racconti banali che resteranno tali. Certe cose si vedono e si dimenticano, le occultiamo, il carcere è un mondo a sé ed ha i suoi codici, spero che chi mi legge li rispetti, un saluto da regina coeli a denti stretti.

Edmond Dantés

Intro.

I bracci che ho visto non hanno maniche ma numeri, nomi e sigle.

Lo Stato che conosco non rieduca ma punisce, questo Stato ha costretto i miei occhi a morte, disagio e povertà. Miei simili attaccati a corde, randagi come me che ringhiano l’un l’altro senza comprendere che siamo uguali che la nostra rabbia porta lo stesso nome, siamo figli di un dio minore. Ho visto corpi spenti e occhi pieni di vitalità, qui dentro è il contrario sono gli occhi che sono spenti. Se vuoi uccidere un uomo dagli delle speranze e uccidigliele una dopo l’altra, lo Stato infligge su di noi la propria lama tutti i giorni tramite magistrati, politici e polizia. Lo Stato non cerca persone rieducate ma animali annichiliti da portare al macello, animali che a furia di sentir soffrire i propri simili inconsciamente corrono verso il mattatoio, le speranze sono molteplici ma lo stato sadico le uccide tutte ed io nel mio piccolo ho smesso di sperare, la salvezza sta nel comprendere e lottare.

La mia gabbia trema…

Edmond dantés

Piacere Edmond

Volete darmi un nome? Beh, fate pure.

Per molti sono il secco, ultimamente mi chiamo ninho, per lo Stato balordo sono la matricola 01030102, chiamatemi Dante se volete, il mio purgatorio è una cella e il mio inferno alberga nel mio sguardo. Chiamatemi povero Diavolo se do questa impressione, ma non vi dirò il mio vero nome, non lo dirò per due motivi. Uno, qui lo sento così poche volte che l’ho scordato e sentirlo pronunciare in varie circostanze mi coprirebbe di nostalgia, porto la maschera dello spietato ma non è così. Secondo, metto la mia anima su un foglio, ma io non mi fido. Nei circuiti in cui ho vissuto si ride, si rischia e si muore è talmente tanto che non amo che vorrei amarvi, ma non posso, queste catene impongono l’odio. Ma un uomo schiavo dell’odio vede solo a metà, quindi voglio amarvi senza palesarmi, così domani potremmo tranquillamente odiarci.

Oggi la giornata è magra perché non vi conosco ma vi ho pensato, un abbraccio da un prigioniero di Stato.

                                                                                                                                                  Edmond Dantés