10.

Paura.

La mia mente rigetta il futuro perché ho paura di lui, non vola nel passato perché non mi ci riconosco più. Temo di aver visto così tanto da esser diventato cinico, ho messo uno scudo, questo scudo mi difende ma mi emargina. Vorrei percorrere il passato e capire senza rabbrividire, vorrei sentire pronunciare il mio nome, guardarvi negli occhi e senza nessuno scudo dirvi:

ho paura, ho una fottuta paura, ho paura che nessuno possa amare una mente così astratta, ho paura e fingo, ho paura e attacco, persino ora che scrivo ho paura, ho paura di essere troppo struggente, ho paura di rimanere solo. Ho paura degli sguardi che scruteranno il mio corpo disegnato, ho paura del loro giudizio, ho paura che non costruirò mai il mio piccolo mondo. Ho paura di morire senza aver lasciato niente. Ho paura di cose che a voi faranno ridere, ho paura della realtà quotidiana perché credo che quasi nulla sia reale. E’ una vita che affondo e riemergo, ho paura di non riemergere più.

Il mio modo di scrivere è struggente,

 sono dolore dipendente

 è il fardello del perdente,

fa di tutto e non conclude niente.

Sogno sempre in ritardo,

le mie gioie a qualcun altro

un’altra volta ha vinto il banco

sono stanco.

Stanco di non sentirmi all’altezza,

vorrei perdermi in una dolce brezza

tra le braccia di una donna che mi dona certezza.

Ho paura di non essere mai amato, ho paura che si occulti il mio grido disperato.

Edmond Dantés

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