CARNE E INCHIOSTRO.

Non so quale sia la perversione che vi spinge ad essere partecipi della mia sventura, forse siete in cerca di emozioni a voi sconosciute, forse siete curiosi degli stati d’animo del detenuto X. Vi starete chiedendo anche perché ho deciso di rendervi partecipi, allora, essendo completamente schifato dalla giustizia umana e da quella divina mi confesso ad un foglio. Questi fogli principalmente erano personali, ma rileggendo le mie stronzate rischiavo di impazzire, un uomo ha bisogno di critiche per crescere, quindi, criticatemi.

Gli stati d’animo sono molti, un consiglio a chi rischia le grate: occhio alla paura, chi non la governa può uccidere, impazzire o peggio tradire. La felicità, è uno stato d’animo che va e che viene, c’è pure qui, mai sprizzare di felicità, la gente è invidiosa pure di quella. Moderatela e condividetela solo con chi è felice con voi e per voi, come fòri del resto. La malinconia, accoglietela come una sorella perché sarà presente in grandi dosi giornaliere, abituatevi. Noia, rabbia ecc, ecc. so tutte sorelle, accoglietele ma gestitele. Imponetevi la vita, ma siate pronti a perderla per la vostra dignità, la sorte vi aiuterà.

Buena suerte

Edmond Dantés

Tu sei carne e inchiostro, anime dannate mura e grate, ritmi di giornate lente e addolorate, anime guerriere per voi nere, siamo calce in cantiere indurita dalle ere. Anime sepolte non ancora morte, non del tutto sporche, il mio corpo resta forte, la mia mente forse.

Sto guardando oltre.

12.

I tuoi occhi sanno d’infinito, perché non li ho mai visti.

Ai tuoi occhi affibbio una dolcezza che ‘sto mondo finge ma non conosce. I tuoi occhi sono lo specchio dei sogni perduti ed è proprio in quegli occhi sconosciuti che riesco a spegnere l’odio.

A volte sono condizionato dalla dolcezza che ne percepisco, altre vedo l’amore di quel pazzo scrittore per la sua cortigiana, ascolto le loro canzoni d’amore. A volte riesco a perdermi nelle scene di quel film che avrò visto un centinaio di volte, senza aver mai davvero conosciuto la poesia di quel loro amore.

Chiamatemi pazzo, ma a volte pagherei in sangue l’amore dissennato di quei stupidi film.

Si lo sono, sono pazzo, perché bramo amore in una strada illuminata dall’odio. Sono pazzo perché è tutto così improbabile ma anche se esistesse una probabilità su mille che i tuoi occhi siano quelli dove mi perdo ogni notte, mi butto, ci provo, non mi censuro, i tuoi occhi sono i più belli e sentiti che abbia mai visto, sognato o immaginato.

Io che non riconoscono più il mio cuore, soffocato dalle lame, stranamente riesco a distinguere la tua sagoma prendere forma in esso.

E’ folle, ma bramo i tuoi occhi, non è per via di questo posto, non credo siano le donne a mancarmi fuori da questi cancelli, ho riempito tanti letti, ho scrutato le forme di tante donne, ma mai la forma della loro essenza.

Io bramo i tuoi occhi perché credo siano gli unici dove valga la pena cercare un senso.

Io bramo i tuoi occhi perché il mio cuore palpita senza conoscere le tue forme.

Non temo di essere deluso, nessun demonio può infangare la bellissima indelebile cornice che ti ho affibbiato.

Nessun volto nemmeno il più bello rende giustizia a ciò che nascondi dentro.

Perdona l’irruenza del mio sogno quasi infantile, perdonalo ma non assecondarlo perché anche se la voglia di perdermi in te è immensa a volte dimentico che sono già perso.

Edmond Dantés

2017

Io vi ringrazio il 31 per il detenuto è micidiale, sapervi qui fuori mi ha riportato ai miei diciotto anni, a quel diciottenne dal quale mi sono dissociato da tempo, a quel diciottenne che preparava un viaggio per Praga e rideva come un matto, quel diciottenne che poco dopo ha conosciuto questo inferno e non si è più riconosciuto. Sono passati sei anni da allora, per un momento ho rincontrato il me stesso che per troppo tempo è stato perso. Tra un muro e un altro il mio sorriso si è consumato, cresciuto in circostanze estreme, si è estinto infine. Per questo 2017 vi auguro la felicità spensierata di quel diciottenne, che ogni 31 sia dolce attesa e non uno strazio, vi auguro di tremare solo per il freddo, vi auguro tutto il meglio, perché il peggio lo conosco troppo bene per poterlo augurare. Buon anno amici miei, i fuochi che vedete in cielo sono niente in confronto al vostro, non fatevi spegnere. Non fatevi spegnere perché voglio vedervi brillare, sono stanco di questo fottuto buio.

Un saluto Onda Rossa da un bandito Rosso.

I miei occhi parlano perché la bocca è stanca.

I miei occhi raccontano un dolore che la bocca non osa raccontare.

I miei occhi sono padroni di un odio che vorrei non aver conosciuto mai,

e di un amore che vorrei farvi conoscere.

Buon anno.

Edmond Dantés

 

PACE.

Volevo dire a chi si è scordato di me che io l’ho perdonato, ma perdonatemi se anche io mi sono scordato di voi. Sapete è così difficile odiare tutti quelli che ti hanno voltato le spalle, quando si vedono così pochi volti e molte schiene che ho preferito riservare amore a quelle poche facce che vedo. Anche se qualcuno di questi volti è stato toccato, come il mio, preferisco amare quel volto imperfetto, che a volte ho dannato che rispondere ai vostri sorrisi paciosi, i vostri splendidi sorrisi che ti fanno credere per un intero giorno che il paradiso esiste ma ti lasciano da solo all’inferno per gli altri 364. Ero così inebriato dai vostri sorrisi che vi ho odiato tanto quando mi avete riservato le vostre spalle, ho quasi pensato di pugnalarvi, vi ho odiato tanto, quasi da diventare vile, ma sapete cosa vi dico? Io vi perdono. Dopotutto l’odio è un sentimento e non intendo riservarvi nessun sentimento. Riservo l’odio al mio nemico, noi non siamo nemici, riservo amore ai vivi ma voi per me non siete vivi. Ora che le mie emozioni non sono più sole vi fate avanti, ora che le mie emozioni non mi logorano più, bensì mi salvano volete salire su questa barca che proprio voi condannaste all’esilio. Ma vi perdono, vi perdono perché ogni delusione ha scaturito un’emozione ed ogni emozione che ho affrontato ha colpito duro, e ad ogni colpo la putrida fanghiglia che mi ricopriva cadeva. Io vi perdono perché è grazie ai serpenti che alle mie spalle hanno sussurrato “morirà ammazzato” non ho ceduto, io vi perdono perché sono un duro ed è molto più difficile perdonarvi che schiacciarvi.

Pace.

Edmond Dantès

inverno.

Non cammino vago, vago in questo posto dove l’aria non accarezza, colpisce. In questo posto dove la dolcezza sembra sia stata bandita, in questo posto dove tutti parlano ma nessuno ascolta, dove ogni uomo ha lacrime solo per se stesso, perché la vita gli ha prosciugato la pietà per il prossimo. Ho caricato gran parte di me d’odio, ma non tutto me stesso. Persino qui dentro, dove tutti sono carichi d’odio, ho portato un po’ di pietà. Anche se non mi capiscono io capisco loro. In molti abbiamo passati simili, stesse lacrime versate, stessi torti subbiti, stessi codici rispettati, e non posso non giustificare quest’odio. A forza di stare a contatto con queste mura i sentimenti prendono la loro forma. Ci si indurisce così tanto che certi giorni riesci a dissociarti dall’immagine che lo specchio riflette, quell’immagine che ricorda il volto felice di tempi passati, quel volto quasi uguale, se non fosse solo per quegli occhi glaciali. Come puoi asciugare le lacrime di un altro quando hai lottato per sopprimere le tue, come si prova pietà se per te non ne hanno mai avuta, come puoi perderti nel caldo di un abbraccio se l’unica stagione che conosci è l’inverno. Io provo pietà, si io la provo, conosco il loro inverno, ma non mi rassegno, voglio la primavera anche se qui non esiste, voglio la primavera e morirò cercandola. Anche se non la troverò e morirò d’autunno almeno non mi sarò rassegnato al crudele e odioso inverno.

Edmond Dantès