inverno.

Non cammino vago, vago in questo posto dove l’aria non accarezza, colpisce. In questo posto dove la dolcezza sembra sia stata bandita, in questo posto dove tutti parlano ma nessuno ascolta, dove ogni uomo ha lacrime solo per se stesso, perché la vita gli ha prosciugato la pietà per il prossimo. Ho caricato gran parte di me d’odio, ma non tutto me stesso. Persino qui dentro, dove tutti sono carichi d’odio, ho portato un po’ di pietà. Anche se non mi capiscono io capisco loro. In molti abbiamo passati simili, stesse lacrime versate, stessi torti subbiti, stessi codici rispettati, e non posso non giustificare quest’odio. A forza di stare a contatto con queste mura i sentimenti prendono la loro forma. Ci si indurisce così tanto che certi giorni riesci a dissociarti dall’immagine che lo specchio riflette, quell’immagine che ricorda il volto felice di tempi passati, quel volto quasi uguale, se non fosse solo per quegli occhi glaciali. Come puoi asciugare le lacrime di un altro quando hai lottato per sopprimere le tue, come si prova pietà se per te non ne hanno mai avuta, come puoi perderti nel caldo di un abbraccio se l’unica stagione che conosci è l’inverno. Io provo pietà, si io la provo, conosco il loro inverno, ma non mi rassegno, voglio la primavera anche se qui non esiste, voglio la primavera e morirò cercandola. Anche se non la troverò e morirò d’autunno almeno non mi sarò rassegnato al crudele e odioso inverno.

Edmond Dantès

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