STORIA DI ORDINARIA (IN)GIUSTIZIA.

Oggi ho preso in prestito dei sentimenti, li ho presi in prestito da un uomo a cui hanno strappato il cuore ancora pulsante, un uomo che rincorre ancora chi l’ha mutilato, non per amore, quell’uomo rivuole, gli serve il suo cuore perché qui niente pulsa.

Parlo a nome suo, vi racconto la storia di un uomo che trasformò i soldi in polvere, di quell’uomo che ora la polvere ce l’ha negli occhi, quell’uomo che descrive con speranza queste mura così grigie che di speranza il manto non hanno mai avuto. Voglio disegnarvi l’emozione di quest’uomo innocente che non si rassegna, vorrei descrivervi la sua folle speranza che lo logora, lo perseguita. Voglio strillare la sua innocenza, voglio urlarla oltre i muri, lì dove ci sono i vostri occhi e le vostre orecchie.

“Tre mesi e una settimana sono passati, tre mesi e una fottuta settimana da quel brutto giorno. Tre mesi fa quegli stronzi sono venuti a scavare tra le macerie della mia vita, e a furia di scavare qualcosa l’hanno trovato. Cose vecchie, quasi arcane, da alcune ero pure stato assolto. Cose di un decennio fa, situazioni superate. Dieci anni so’ tanti ed io in questi dieci anni mi ero reinserito, ce l’avevo fatta, dieci anni senza un reato, dieci anni in un continuo ballo per sbarcare il lunario, dieci anni a ballà, ma un ballo legale. Dieci anni, senti, dieci anni, senti che suono acre. Soprattutto se sono il tempo che sei stato condannato a vagare per queste mura. Dieci anni sono il premio che ho ricevuto per altrettanti di buona condotta. Dieci, cazzo di anni. Mi tolgono dieci anni, ma per cosa?

Sono passati tre mesi e una, maledetta, settimana, niente a confronto di ciò che mi aspetta. Eppure li sento, sento minuto per minuto scivolare sul mio volto ancora giovane, che fra dieci anni non sarà più lo stesso, sento minuto per minuto, perché anche un minuto pesa se si è innocenti, sento tutti i minuti scorrere, gli stessi che la macchina burocratica ha riservato al mio caso, un minuto per cancellare la mia vita. Sessanta secondi. Non vi auguro nulla, grigi burocrati, solo voglio che mi leggiate, voglio che proviate un minuto di vergogna, la vergogna che io non proverò mai, perché anche se consumato da queste mura, anche tra dieci anni, sarò più Uomo e Umano di chi qui mi ha confinato.”

Io ho camminato fra i demoni, ho imparato ogni loro movenza, ogni gioco ed esitazione e credetemi se vi dico che gli occhi di quest’uomo trasudano verità, credetemi perché fino ad ora non ho preso le parti a nessuno e se, a modo mio, mi sono permesso di raccontarvi quest’ingiustizia credetemi. Roberto Fazi esiste, è un Uomo a cui sorrido ogni mattina. Roberto Fazi non lo merita, Roberto Fazi è innocente. Se volete scrivetegli e supportatelo.

Edmond

2 pensieri riguardo “STORIA DI ORDINARIA (IN)GIUSTIZIA.

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