13.

E poi ti accorgi che nulla è pesante come credevi, ti accorgi che quei bagagli che ti ostinavi a portare erano solo d’ostacolo, ti accorgi che le mille e uno maschere che porti non si sono sciolte sul tuo volto come credevi, te ne accorgi per sbaglio, te ne accorgi grazie ad una donna ed un foglio, te ne accorgi perché tra le mille e uno maschere che conosci, con lei non ne hai saputa scegliere nemmeno una, te ne accorgi perché per una volta nella tua vita sei quasi te stesso, te ne accorgi perché il dolore è solo di contorno a quella donna che crede in te e alla tua rinascita, te ne accorgi perché per quella donna la tua dolcezza è bellezza e non debolezza.

Te ne accorgi e sei leggero.

Te ne accorgi e puoi volare, e anche se si vola solo nei sogni è sempre un passo avanti dai fottuti incubi.

Te ne accorgi perché ti senti molto meno solo tra le sue righe che tra la più caotica città d’estate.

Te ne accorgi e torni a ridere perché a volte si soffre tremendamente per imparare a sorridere, e mi accorgo che chiunque può essere abbagliante sotto i riflettori ma io per lei abbaglio dal buio più profondo, e mi accorgo che solo un vile mette maschere tra lui e carezze sincere.  E, mi accorgo che si può essere guerrieri nonostante gli occhi lucidi, che sono pronto a morire piuttosto che macchiare quella mano pulita che è riuscita ad accarezzare il mio volto privo di maschere.

Non piango sul latte versato, né sull’amore buttato, ma aiutami a resistere al tempo rubato.

Edmond Dantés

Un pensiero riguardo “13.

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