FLASHBACK.

Tu non conosci il settimo, no non puoi. Non puoi conoscere quel posto dove agli uomini viene tolto anche il diritto più basilare. Non puoi conoscere il posto dove uomini rendono altri uomini bestie. Non puoi conoscere quel posto dove il tempo non ha giurisdizione, dove i minuti sembrano ore e i giorni settimane. Ho visto molte gabbie prima di quelle, ma è lì che è nato Edmond, è lì, che stanco, frustrato, annoiato  e incazzato ho preso una penna e ho cominciato.

Di nuovo nella pancia del mostro questa volta la sua pancia è più grande le sue gabbie più opprimenti, le sue strilla più acute. Di nuovo inghiottito, ma questa volta non credo mi espellerà, questa volta non ho forze, questa volta sono solo.

Ogni dannata mattina mi alzano bruscamente, ogni dannata mattina c’è una conta più violenta di quella che ricordavo. Avessi la forza della prima volta che entrai gli creerei non pochi problemi, e co sto vitto rancido a cui siamo costretti ci pitterei le loro facce. Ma non ho le forze, scusa sorella mia se ti ho illuso, scusa se con violenza ho vietato all’avvocato di farvi venire qui, scusa sangue mio ma questo mio riposo è dubbio, non so se mi sveglierò.

È passato un anno ed io ho lottato la mia penna è stata la mia spada, il mio sonno è terminato e ora che non dormo più non permetto al mostro di digerirmi, non permetto ad Edmond di morire.

Sangue mio, io sono Edmond. Lotterò, lotteremo.

Edmond Dantès

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