PASQUA.

Siamo arrivati a Pasqua, io non festeggio, resto fedele all’etica del vecchio detenuto che non fa neanche gli auguri di compleanno, ed è giusto così, perché un augurio qui dentro è davvero una blasfemia.

Vedo gente pronta a grandi mangiate, celle adibite a cucine, altre allestite per consumare l’eccesso di cibo. Ma la mia cella è rimasta tale e quale. La mia cella è lo specchio di chi la vive, ed io non mi vesto a festa. Guardandomi intorno sorge un’unica domanda: a che pro? Per quale motivo i miei compagni tengono a questi conformismi?

La risposta, spesso è “per svago”, ecco, io questo proprio non lo accetto, preferisco mi si prenda in giro, ditemi, tradizione, fede, fame, ma svago no. Non è uno svago stare in sei ammassati in una cella strafogandosi tra un ricordo e l’altro che brucia più dell’olio bollente sulla carne, come può essere uno svago festeggiare in questo mondo che ha solo limiti e nessun orizzonte, con il costante pensiero alla propria famiglia e a come stia festeggiando. Io penso che almeno quest’oggi i meno fortunati siano i più fortunati, a noi non interessa, noi non abbiamo nessun nucleo familiare e se ce l’abbiamo è talmente sfasciato che la Pasqua è l’ultimo dei pensieri. Le feste sono altre, per me, è festa quando vedo i rarissimo sorrisi dei volti troppi stanchi che con poca fatica ancora mi seguono, per me è festa quando mia madre riesce a non dare in escandescenze, o quando mia sorella sorride soddisfatta  di un esame che le è andato bene, per me è festa tutte le volte che entrano qui, in questo maledetto posto, per regalarmi un po’ di dolcezza, per me la festa più importante è quando nei loro occhi leggo la stessa felicità che c’è nei miei guardandole serene.

Lascio il Natale, la Pasqua e via dicendo agli altri, lascio queste feste a chi ha bisogno di sentirsi unito sotto un cielo comune tre volte l’anno, lascio queste feste a chi sogna solo in esse perché non ha altra voglia di sognare, le lascio a chi più mediocre degli altri ha ottenuto tutto dalla vita ma non gli è bastato. Allora, toh prenditi tutte le feste che vuoi, io ho ritagliato le mie, la mia festa oggi non è pasqua ma sapere che tu mi leggi con approvazione, la mia festa è e sempre sarà nei vostri occhi felici.

Edmond Dantès

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