RIME 7.

Il dolore non ha l’esclusiva con nessuno, c’è sempre un uomo che è più perso di qualcuno,

Vorrei sapere chi ha nascosto mille lame dentro il fumo;

Nube pesante, sono troppe le lame con la punta di diamante,

qualcuno cerca di troncare le mie danze,

Io grondo sangue mantenendo le distanze;

Ma danzo, danzo insanguinato e non mi curo nella feccia dove vago,

Un nuovo conto a questo Stato non lo pago.

Io sono il fiore in ogni giardino calpestato,
Io sono il fiore che nel ferro si è forgiato,
Son l’emozione che non hanno sterminato.

Edmond.

MADRE.

Sangue pulsante,

io sono sangue pulsante di quella donna che, con non poca fatica, mi ha mantenuto al mondo;
Dico mantenuto e non messo, perché non si è limitata a farmi nascere,
Ha provato anche a mantenermi.

La forza di una mamma è stratosferica,
È un mantello che protegge in ogni circostanza.
Ed io, mamma, ti chiedo scusa se l’ho tolto,
Ti chiedo scusa se il nostro dolore ha fatto sì che io indossassi il mantello della ribellione, spodestando il tuo.

Perdonami mamma,
Perdona quest’anima deformata dal dolore che ha cercato di tirarsi a sè e ad allontanarti a fasi alterne.
Perdona quest’uomo, ai tuoi occhi sempre bambino,
Perdona le sue scelte, il suo mutare,
il suo mutare dannatamente in peggio.
Perdona se non ti ho aiutato a sorreggere il tuo dolore
e sono crollato nel mio.
Perdonami, perchè nonostante l’inevitabile mutare del mio essere, qualcosa di immutabile ancora esiste in me,
L’Amore per te.

Tuo E.

AMORE NEL POZZO.

Ho guardato dentro un pozzo scuro per gran parte della mia vita.
Ho guardato e riguardato senza mai scendere, senza mai scoprire se fosse senza fondo, oppure no.
L’ho continuato a guardare finché un giorno sono caduto.
Cari miei non era senza fondo.
Scuro sì, ma non senza fondo, è strano capire l’importanza della luce quando ormai si è abituati a vivere nell’oscurità, ma io l’ ho capito così.
Ho passato una vita a guardare, inconsciamente, in basso, sono dovuto cadere, per capire che la mia vita meritava un’occasione per essere svolta in alto. Sia ben chiaro, anche se questo pozzo mi ha aperto gli occhi io non lo ringrazio,  ho sputato troppo sangue amaro, ho dovuto bere acqua zampillante d’odio per sopravvivere, ho fatto cose sgradevoli, che non avevo mai visto. Ma non basta guardare l’oscurità per esserne avvolti, bisogna caderci.
Consumato tutto l’odio di cui sono stato capace di abbeverarmi mi sono perso.
La luce era appena fuori da quel pozzo, sarebbe bastato arrampicarsi ma io ero perso, preso dallo sconforto cominciai ha lanciare fuori dal pozzo ogni brandello d’anima intatto, ogni emozione, non volevo lasciare morire tutto ciò che sono in questo dannato posto. Mia S. fu la prima a raccogliere quei brandelli imperfetti, ma significativi, che lanciavo.
Mia S. fu la prima a crederci e piano piano i brandelli si perfezionavano.
Poi ci fu M. , che come lei ci credette.
Un giorno,però, le forze tornarono a vacillare, quel giorno vidi affacciarsi qualcun’altro, vidi affacciarsi l’amore.
Cari miei io sono certo che l ‘amore vince l’odio, perchè ne sono la prova vivente.
Nonostante odiassi tutto e tutti, per ciò che la vita mi ha riservato, l’odio non mi aiutò. L’odio rendeva sempre più scivoloso sto pozzo ma l’amore lo illuminò.
L’ amore asciugò tutto l’umido incanalato da ste mura e mi diede la possibilità di arrampicarmi. L’ amore riesce a farmi percepire luci mai viste nemmeno all’esterno, so che non è finita, ci sono ancora 2 anni e mezzo da affrontare, ma io già riesco ad arrampicarmi, riesco a percepire il tempo diversamente da quando l’amore ha un volto in carne e ossa.  Per me il volto dell’amore ha dei bellissimi capelli riccioluti, due labbra grandi e degli occhi meravigliosi.
Per me il volto dell’amore porta il nome di G.
Edmond Dantès

PRIMO MAGGIO

È il primo Maggio in tv c’è il concerto, non intendevo ascoltarlo, ma mentre faccio zapping in questa tv piena di canali (10), inciampo in una canzone che adoro, “libero”. Ascolto questa canzone è piango, piango, ma non io, piange il mio cuore, io non sono più capace di piangere.

Dio mio come mi ha cambiato questo posto, è come ringhiano i miei occhi, quanto fottutissimo fango ci lanciamo io e questo maledetto tempo. Non è più ieri, ciò che ero ieri è morto, ciò che mi legava a ieri è morto e tutto ciò che mi lega a oggi è così fottutamente triste.
Di questa canzone continuano a rimbombarmi in testa varie parole.
Libertà, uomo libero, storia finita male, ricominciare…
Beh, chiedo a voi, da dove si ricomincia? E, se si è finiti male male si è proprio liberi di ricominciare?
Questo fatto di avere in me un grande amore nascosto da sempre non nasconde questo mio grande odio, oggi provo un grande odio.
Odio sta branda de merda e le sbarre blu che mi confinano in questi merdosissimi tre metri, odio gli stronzi che applaudono a canzoni di cui non conoscono né la sofferenza né i contesti da cui sono ispirate.
Odio loro come odio me stesso.
Guardo questo mio volto una volta bello che piano piano si consuma, guardo un volto dannatamente triste, ma non vedo lacrime, ste mura le hanno assorbite, ste mura assorbono, ste mura mi stanno assorbendo.
E, se lacrime e giovinezza non gli bastassero? Come si ricomincia privi d’amore?
Dopo questa specie di quesito vi auguro un buon primo Maggio, perdonatemi se arriverà in ritardo, ma tra lunghe sedute di branda è un libro devastantemente noioso sono stato occupatissimo, ma, per stare al passo con i tempi, auguri dal vostro amico Edmond.