SCRIVI.

Infondo io che ne so’ di questa vita, chi sono io per consigliare.

Cosa ho fatto oltre a cadere e rialzarmi, cosa?

Come posso consigliarvi, se tutto ciò che mi è rimasto della mia vecchia vita è una foto bruciacchiata al mare, io non ho nulla da insegnare. O forse mi sbaglio, perché infondo qualcosa la so; so che le parole le porta via il vento, l’inchiostro no.

Allora, fai come me, scrivi.

Scrivi compagno carcerato, io non ti chiedo ciò di cui sei accusato.

Scrivi del mondo che hai sempre sognato, scrivi, c’è qualcuno che dai sogni ha imparato.

Chissà, magari i tuoi sogni sono più saldi di queste catene,

se guardi i tuoi polsi, vedi sangue nelle vene,

siamo vivi oltre ciò che ci trattiene.

Sei vivo, vivi compagno carcerato,

non convincerti di essere in balia del fato,

scrivi la tua storia e non sarai scordato,

scrivi di ogni amore che ti ha dimenticato,

insulta il mondo che ti ha confinato,

l’importante è che tu scriva compagno carcerato.

Non badare a chi disprezza, perché infondo che ne sanno,

estrai la mia penna dal fango,

non lo vedi che dei sogni stan danzando?

Ho nascosto un po’ d’amore in uno stagno,

bevi compagno!

 

Un cavaliere che dovrà difendere un regno, sarà dotato di spade e scudi, un carcerato che vuole difendere la sua dignità, dovrà dotarsi di libri e penne.

 

Edmond

DAJE DOP!

Si odia la nobiltà d’animo quando da sempre è estranea a noi stessi.
E allora che si fa?
I vili non avendo il coraggio di chiederne un po’ a chi ne ha così tanta come il nostro Marco; attaccano, feriscono e a volte uccidono.
Ma Marco é forte, Marco è più forte e profondo di voi anche da un letto di ospedale, Marco dice: c’ ho più core che cervello.
Non so se sa che ogni essere umano dovrebbe essere come lui, perché è molto più facile infettare un cervello che un cuore.
Morirò lottando, se le mie battaglie future saranno ricche si nobilltà d’animo come lo sono le battaglie di Marco.
Non sarà un cervello infettato ad infettare il mio cuore.
Non saranno 4 stronzi a dettare il mio valore.

Per quanto poco possa essere d’aiuto da qui dentro, voglio dirvi che la mia penna è con voi qui e fuori. Che serva a scrivere o per cavare un occhio,
ai soprusi non mi prostro,
io sono come voi, lotto.

Mi colpiranno,
La mia faccia nuovamente dentro il fango.
Sangue e fango,
Ma la lotta è così giusta, non mi avranno.
Non mi prostro a chi mi odia lo sapranno.
Dentro piango,
per i figli della strada che non sanno.
Mi ameranno,
Perchè l’amore si conquista lottando.

Daje forte Marco, con stima e affetto, la penna più veloce di Rebibbia.

Edmond

Un post scriptum:
Le chiacchiere le porta via il vento,
Sono le azioni che restano nel tempo,
Forse prima di giudicare si potrebbe aspettare.

 

Tenemo duro che voi fa, noi semo nati pe lottà!

LEGITTIMA DIFESA.

Ho sentito parlare un tale di nome Fedriga (lega nord). A prima vista è una persona alta e esile. Anche se alto e snello, rimane comunque una notevole massa di merda, come tale, ovviamente vomita merdate.

A quanto dice è giusto che uno Stato che non mi assicura nulla, oltre a fame e mura (le peggiori mura), deve assicurare a chi fame non ha mai provato, di poter fare il tiro a bersaglio su di noi, persone. Noi persone che nella fame e nel disprezzo ci siamo nati, lo Stato, ai nostri margini, ha eretto palazzi nei quali la cultura è una sorta di utopia che perde con i miti della strada in cui si cresce.

Sai Fedriga, è facile generalizzare quando si ha avuto la possibilità di non “sbagliare”, quando il posto nel quale si vive ha larghi orizzonti. Non permettetevi di dire che voi avete avuto le stesse possibilità di chi vive nelle borgate, io non le bevo ste cazzate!

Il tale ci si riempie la bocca con la parola delinquente, come se quelle sedie rosse ne siano prive. Parla, come se, i buoni apparati dello Stato (polizia, carabinieri, ecc…) difendano il povero cittadino esasperato piuttosto che chi con quelle leggi fatte con il culo lo esaspera. Io a quest’uomo certo che qui ci sia solo feccia, non faccio nessun appello, non sono quel tipo d’uomo che nutre speranze nella possibilità che i porci imparino la filosofia; perchè di porci si tratta. Questo non è più un Paese, è una fottuta fattoria, al cui capo c’è un vile e anonimo contadino che addestra porci, sotto quei porci distinguo pochi animali, oltre le pecore.

Non guardo la tv per questo motivo, accresce il mio odio, so che oltre a distrarre parte del suo compito è proprio quello. Che ci posso fare ogni tanto mi capita di sbagliare, alcuni sbagli ti portano qui. Altri, fanno sentire alle tue fragili orecchie fiumi di merda, da un onesto cittadino della Lega, beh, non so definire quale sia il peggior sbaglio fra i due.

con stima e affetto,

un odiatissimo prigioniero che non intende più riconoscere questo Stato.

Spasiba a tutti,

Edmond.

BORGATA

Non sorreggo tutte queste emozioni, e piango, cristo se piango, non piangevo così tanto dal giorno che mia madre tornò a casa con il volto segnato e con tutti i capelli strappati, non piangevo così tanto da quella notte che credevo me l’avessero buttata in un fosso, ti ricordi sangue mio? Eravamo piccoli, ma credo che tu, come me, lo ricordi.

Io posso odiare chiunque, a volte lo faccio, ma come potrei mai odiare un ragazzo o un bambino diverso che prende la mia stessa strada, come? Io piango per i centinaia di Edmond chiusi nel dolore, io piango, perché sto mondo non può e non deve spingerci lontano. Quei bambini vanno abbracciati, a quei bambini va insegnato ad abbracciare, a parlare, quei bambini non devono negare al mondo il loro dolore come ho fatto io, io voglio ascoltare le loro verità, io voglio che anche un bimbo senza dita possa sognare di fare il pugile, e se non ci riesce voglio porgergli un altro sogno.

Voglio dire a voi, che non è così strano un ragazzo che non cerca attenzioni, è solo stanco delle attenzioni sbagliate che riceve, e che nessun bambino è a rischio, un rischio tale da essere emarginato. Non esiste, non dovrebbe esistere: “tu sei scemo”, “tu sei cattivo”, “tu sei buono”, e se ve lo dicono voi non ci credete. Io per gran parte delle persone che mi conoscono ero vuoto, senza arte né parte, io ero uno di quei vuoti che sapeva riempirsi solo di rabbia, e se non mi fossi convinto anche io di questa etichetta forse non sarei qui, in una cella. Forse Edmond sarebbe nato molto prima, sicuramente avrei molte meno storie da raccontare, ma molto più coraggio di aiutare. Il coraggio alle volte si può rubare da chi ci circonda, ed io fortunatamente sono riuscito a rubarne ancora, mi sono armato di coraggio, stavolta di quello giusto, e voglio dare l’occasione agli sfortunati di rubarmene un po’. Non voglio che la mia stella brilli sola, voglio circondarla di tante piccole stelle pronte a superare la mia luce, e quindi dedico questo mio scritto a tutti i bambini e i ragazzi difficili, dedico questo scritto a chi quest’oggi mangia da solo guardando un muro, aspettando la maggiore età per guardarne uno ancora peggiore. Lo dedico a chi è solo, a chi pensa che nessuno possa mai amarlo, a chi non si spiega perché il mondo sia così duro.

Lo dedico a voi diversi, a tutti i diversi, per quel che vale, io ci sono e cercherò di incanalare più luce possibile per distribuirla a chi nel buio è destinato a perdersi. Io non so se arriverà realmente il giorno del riscatto, ma se arriverà spero siate presenti. Ho tanta luce da dividere con voi.
Vostro fratello,
Edmond.

Rivestiti di luce fratello mio, rivestiti di tutto ciò che è mio, rivestiti della mia buona sorte se ne avrò, io non vi scorderò, io non vi scorderò. Non sono più il prodotto che vogliono io sia, non lo siate neanche voi.

Attentato?

A me non colpisce il falso attentato, a me colpisce vedere persone che ne calpestano altre, persone in preda al panico che non hanno occhi nè per donne nè per bambini.

È come se la massa nel panico manifesti l’essenza dei cosiddetti buoni, i buoni che non aiutano i deboli, i buoni che li calpestano, i buoni che riusciranno a mantenere la faccia perbenista, difendendosi con la scusa del panico: “è stato il panico noi non c’entriamo”, “è stato il panico noi i deboli li aiutiamo”; è quindi questa la brava gente? Sono loro quelli migliori di me?

Io non sono il futuro, sono giovane ma per il mondo ho troppe macchie, ed allora, il futuro è questo? È più sbagliato rubare per vivere che correre sulle schiene dei nostri simili? No, non per me, non per me che farei del male, coscientemente, a molte persone, ma non riuscirei nemmeno inconsapevolmente a camminare sulla schiena di chi è più debole o di chi ha ceduto il passo.

Comunque voglio farti i complimenti Italia, oggi tutto il mondo sa che non hai più un popolo, ma un gregge, un gregge che i cari pastori hanno indottrinato per bene. Trovo che il Bel Paese sia ridicolo, un popolo senza eroi, un popolo che trova giusto farsi forza sui più deboli, un popolo succube che osanna chi così l’ha reso, un popolo che non tende la mano al debole ma lo calpesta in una corsa inutile. Una corsa verso una serena e ricca codardia.
Complimenti Italia, un caro saluto da un tuo prigioniero.

Edmond

15.

Avete presente quando ci sono quelle circostanze un po’ banali che implicano di esprimere un desiderio, tipo: una stella cadente, spegnere le candeline, mangiare una primizia e così via. Sicuramente, anche chi come me lo trova assurdo, qualche desiderio l’avrà espresso. Tante persone alle volte desiderano ricchezza, beh io non ho mai cercato ricchezza, nemmeno in quei desideri così assurdi, ciò che ho sempre desiderato, anche in circostanze così assurde, è l’amore.

Lo so è banale e scontato ma io sono così, un inguaribile romantico, un poeta maledetto, un poeta sovversivo che non riconosce il dio sceso in terra né tantomeno il dio denaro. Eh già, a me soldi, showgirl e belle macchine non affascinano, a me affascina l’idea dell’amore, l’amore puro e incondizionato, l’amore che non stanca, l’amore sano.
Io, a malincuore, ho conosciuto solo amori malati e forse é per questo che ho un gran mal d’amore. A me questo mal d’amore comporta molta socialità, la paura di ciò che ho sempre desiderato è una strafottuta solitudine. Una solitudine che porta rabbia, senso di vuoto, senso di non appartenenza, un continuo sentirsi estranei e incompresi e questa rabbia forte che provo a sua volta porta: droga, alcool, violenza. Una violenza che inevitabilmente ha portato gabbie, mura, limitazioni. Potrei andare avanti ma credo sia chiaro, potrei addirittura cambiare rotta ed addolcire questi scritto con 1000 frasi d’amore che elabora il mio cervello, ma a che pro? Dov’è l’amore? Dov’era ieri? Dov’è sarà per i prossimi due o tre anni? Dov’è? Forse lo so dov’è, dove è sempre stato, lontano da me.

Mi ci riempio la bocca e torna sempre amara,
L’amore non ingrana l’amore a me me spara
Ma da dove? Da dove spara vorrei sapere.
Io per l’amore sono neve, fredda e sporca nelle vene.
E io che desidero amore invece che milioni,
Pure alle stelle cadenti ho rotto i coglioni.
La devo smette coi desideri da buffoni,
Ed è brutto essere buffoni soprattutto se si è soli.
Non c’è sorriso che rattoppi questi fori
Fori, fori nel petto
L’amore manca e io l’aspetto
Ciò che mi spetta è maledetto
Se ancora campo è per dispetto.

Edmond.