ASSASSINO.

Danzando nell’oppressione,
Le mie scarpe si son rotte puoi notarlo,

Ma ho come l’impressione

Che un giorno o l altro vincerò sto fango.

Un poeta tragicomico che sopravvive ai margini, credo che io principalmente sia questo, a dire la verità non mi dispiace poi tanto, dato che è grazie a questo ruolo che la mia voce si è fatta più intensa.

Edmond è ciò che sono, Edmond è ciò che non sono mai stato.

Edmond è magia,

Tu sai che dove vivo il cielo è oscurato,

Chiunque io sia,

Lo so, non vado a genio al fato.

Edmond è poesia.

E adesso, adesso stringimi, stringimi più forte di questa corda, senza strozzarmi. Stringimi è troppo tempo che non lo fa nessuno, stringimi in una stretta che non mi obblighi a sognar di andar via. Stringimi non aver paura. Quest’oggi la paura ci è nemica. Solo se trovate il coraggio di stringermi troverò il coraggio di amare.

Perché sai, oggi di fianco ho un assassino lui dice a voce bassa, sussurrando: “ho ucciso un uomo, lo meritava”.

Io ci credo, i suoi occhi sono persi, semivuoti, non crudeli. Eppure lui è un assassino. Lui ha assassinato dei sogni, i suoi. O almeno questo è quello che vuole farmi credere.

Compagno mio hanno ucciso i tuoi sogni prima ancora che tu uccidessi, non guardare il mondo dallo stesso pulpito di chi ti ha giudicato. Chi non ha cuore non soffre, chi non ha cuore qui smania. Tu non stai smaniando, stai soffrendo.

Di fianco ho un assassino, ed è una persona, i suoi occhi alle volte sono quelli di un bambino. Un bambino che sto mondo non perdona.
Edmond

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