SEI DI MATTINA

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6 di mattina, tutto tace.
Tace il cemento, tace il mio cuore.
Questo mio cuore così incapace
Di trovare tutto, trovare l’amore.

6 di mattina, avvolto nel buio,
Non trovo niente, nemmeno un ricordo,
È un calendario senza il mio luglio.
Dov’è finito? Dov’è sepolto?

6 di mattina, in un posto qualunque,
Avrei preferito cercare l’alba,
Ma sono qui, in questo bunker
Che trovo sabbia dipinta di rabbia.

6 di mattina, sei con le spade,
Trafiggono il cuore di un uomo ignaro.
6 di mattina, dietro le grate,
Dove più bevi più sa d’amaro.

6 di mattina, sei son le mosse,
Ne padroneggio solo tre,
Cambio posture, cambio le lotte,
Non lascio che il mondo cambi anche me.

Edmond

DONNA GUERRIERA

 

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Portami i miei sogni, fallo adesso.

Donna guerriera, non scivolare qui giù;

è triste la mia cera, sarò io a tornare su.

Aspettami, saprò amare le tue cicatrici più delle mie.

Correggimi, ti donerò più delle mie malinconie.

Donna guerriera, accetta questo ballo.

Danziamo nell’oppressione. Siamo di metallo.

Guardami, tu puoi farlo;

convincimi che oltre il muro c’è più del fango.

Amami, nei giorni in cui io smetto di farlo.

Infondo mentivo, sai, non sono di metallo.

Donna guerriera, non ti conosco,

ma ti sto aspettando.

 

EDMOND

 

(Per me sognare qui dentro è più importante di sopravviverci, quindi, anche se è solo un sogno, il mio su carta, io ci credo lo stesso. Un uomo senza dio deve pur aver fede in qualcosa, io ho fede in molti sogni.)

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Non ho mai desiderato un abbraccio come oggi, che di certo non ne riceverò, non ho mai sognato come sogno in questo schifo, non ho mai regalato un’emozione, che non fosse carnale.

Ero un pessimo uomo, o almeno ricordo di esserlo stato, o forse ero solo un uomo vuoto e rintontito da tutta la merda che avevo intorno, o forse chissà, forse.
Forse un cazzo!

Basta scuse, se inali veleno dalla nascita dovresti esserne immune, e invece no, ancora sei lì a concentrarti, ancora sei lì a contorcerti, ancora sei lì a cercare scuse, ancora non riesci a dare un senso al dolore, ancora non conosci il tuo ruolo in questo mondo. È troppo facile non averne, è troppo facile chiudersi in se stessi, è troppo facile creare un mondo dove oggi sei tra i più furbi e quando ti serve tra i fessi.
Ho i conati di vomito per tutto il veleno inalato,  per molti è giusto che sia così.

Sono stanco del mio branco, sto per essere mangiato, puoi portarmi via di qui?
No! Non puoi, nessuno può, eccetto te stesso.
Non ti resta che aspettare giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno; forse alla fine di questo inferno sarai riuscito finalmente a prendere una posizione.

Mi chiedi chi sarò, mi dicono sei Edmond,
Mi chiedi che sarò, io ancora non lo so,
Mi chiedi che farò, se ancora ruggirò.
Non cedo questo no, ma forse impazzirò.

Mi chiedi tu chi sei? C’è altro oltre poesia?
Non so se ti direi, che è buia la mia via,
Mi chiedi tu chi sei? Il volto tuo qual’è?
Io te lo mostrerei, ma tu non ami me?

Mi chiedi come mai, io dentro sono scuro,
Dagli sbagli imparerai, ti vedo più maturo,
Se chiedi come stai? Io ti rispondo duro,
Non mi ami? Mi amerai, non crollo, crolla il muro.

Edmond

ALLA MORTE

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Mia dolce morte,

anche se so che dolce non sarai, vieni a prendermi ora che il buio in cui vivo è di certo più profondo di quello in cui mi porterai.

Mia dolce morte,

prenditi ciò che ero. Cara morte non c’è spazio per ciò che sarò; recitavo queste parole notti fa, recitavo questo monologo giorno dopo giorno, l’ho recitato con gli occhi lucidi, con i pugni chiusi, con il sangue sul mio corpo; l’ho recitato fino alla nausea ed infine mi ha nauseato.

Mia dolce morte,

scavalcami, ho trovato il coraggio.

Dolce morte,

ciò che sarò, è troppo più forte di ciò che ero. Dolce morte non sei più mia c’è troppo fuoco nel mio nuovo sguardo per volere andare via.

Ora guardate un’anima morta risorgere grazie alla poesia, ora guardatemi lottare senza scappare via.

Il posto più brutto del mondo non mi ha ucciso.
Io sono un fiore.
Giorno dopo giorno il mondo mi ha deriso,
Annaffiato di rancore.

Fiore che cresce su una rete,
Continua a cercare fuori.
Fiore su cui piangerete,
Scordando i miei errori.
Fiore del cemento che oscura quelli di serra.
Non ci credi,
Fiore perso nel tempo della sua guerra.
La morte bussa, ma io sono in piedi.

Edmond

POMERIGGI

 

Non voglio ascoltare, non oggi, oggi non esiste nulla, eccetto la realtà.

Non c’è laccio che stringa il cuore come la mia poesia,

non c’è caos che possa farmi scordare ancora chi io sia.

Questo cielo sarà aperto, ma c’è vento.

Sono in lotta con me stesso già da tempo.

Sono in lotta con me stesso e non mi pento.

Come potrei pentirmi se sto mondo non fa altro che colpirmi.

Merda sono sceso,
Mangio chili di letame e perdo peso,
mangio chili di letame ed è tutto tetro.

Volevo parlar d’amore in ogni mia poesia ma non mi è concesso, status cesso.

Zampillo odio perché d’amar non m’è concesso.

Ho messo un veto a questa merda, mi faccio raggiungere solo se è essenziale. Eppure non capisce, è sempre qui dietro l’angolo pronta a raggiungermi, è sempre fottutamente pronta ad avvolgermi.

Cosa cerci da me oggi?

Non serve che mi avvolgi, io il tuo fetore lo sento a chilometri.

Quest’oggi ti proibisco di raggiungermi, quest’oggi.

Uscirò da sto fango, ci sono troppi occhi che mi amano, questo non è il mondo, un mondo pavido.

Armati per il posto in cui stai andando, armati c’è troppo fango.

Vestiti di sogni se il tuo sogno sta scappando, vestiti di sogni se sei pronta a questo tango.

Mostra alla tua sorte il tuo ballo più feroce, mostra la tua forza ma la tengo io la croce.

Porta l’amore negli occhi tralasciando debolezze, strappa ciò che ami da vili carezze.

C’è spazio tra i peggiori, sbraccia fatti avanti, conquista un posto perché i migliori non ti vogliono.

C’è chi impara dai libri e chi dalla strada. E se facessimo entrambi?

Se riuscissimo a rapportarci con l’intellettuale e con il delinquente allo stesso modo?

E se riuscissimo a parlare con gli uni e con gli altri senza alcun pregiudizio? Quante storie ho ascoltato in questo posto.

Morirò all’ultimo istante e così sia.
Morirò lontano dai primi e la loro liturgia.
Morirò senza vendere mai la mia poesia.
Morirò lottando perché gli ultimi son la gente mia.

È incredibile quanta strada ho fatto restando fermo, è incredibile che esistano pochi poeti realmente oppressi e uno di quelli sia io.
È incredibile come un mondo, spento e surreale, riesca ad entrare quasi tutto nella mia penna.
Incredibile è la forza che sento di non aver mai avuto, ma che ora ho.
Incredibile è il mio pubblico che mi aspetta oltre il muro.

Il mio volto pieno di spine
Al buio sento qualcosa nel petto. Rimbombano rime
Sento il profumo di una rosa.

La voglia di gridare anche dopo il patto perdo tre sensi ma acquisto coraggio.
La voglia di un fiore di campo.
Sogno ancora è il mio vanto.
Sogno che è un lampo.
Sogno che non sono stanco.

Buon pomeriggio,

EDMOND.