RIME 8

 

 

È da una vita che attendi,
Attendo cosa? Attendo chi?
Puoi giurarci non mi arrendo,
Neanche guardandoti lì.

Scrivo poesie d’amore
Solo da quando l’amore è andato,
Ho messo un occhio sul futuro
In una pioggia di passato.

Guardami navigare oltre un muro
Senza più essere affondato,
Avanti guardami, guardami adesso.
Ho trovato la forza ,persino in un cesso.

Guardami, non ho più un riflesso.
Sono il fantasma che di gridare non ha smesso.
Avanti guardami, guardami adesso.
Ho trovato la forza, persino in un cesso.

Guardami, non ho più un riflesso,
Sono il fantasma che di gridare non ha smesso.
Avanti guardami, chi l’avrebbe detto.
Grido ancora con tre lame dentro il petto,

Guardami, non mi hanno spento.
Ho raccolto sogni infranti dentro un cesso,
Ho raccolto sogni infranti donandogli successo.

 

Edmond

 

TEATRO STABILE ASSAI

Per un giorno sono stato un grande rivoluzionario: il comandante Diaz.
È stato uno spettacolo teatrale bello e travolgente.
La mia compagna di scena aveva uno dei volti più dolci che ho visto negli ultimi due anni. Il giorno prima dello spettacolo abbiamo provato per la prima volta insieme. Una scena prevedeva che io le serrassi bruscamente le mascelle, non riuscivo a farlo, l’ho accarezzata piuttosto che stringere. Ma Diaz, il freddo e sanguinario rivoluzionario, non accarezza e sopratutto non si emoziona di fronte ad un volto.
In effetti ad accarezzarla ero io, ad emozionarsi era Edmond, ma questo non ditelo. Di solito ci metto un po’ per mostrarmi alle persone e qui in tanti sanno che preferisco di gran lunga starmene tra i miei romanzi che tra la gente. Stavolta però la sua empatia ha stretto la mia e mi sono sentito in dovere di mettere in guardia un volto così dolce.
-“Questo posto è strano, se sbagli ad investire il tuo cuore cercheranno di sottrarti anche l’anima, non parlo necessariamente dei detenuti. In questo posto ti accorgerai che la malignità ha varie fortezze. La fortezza di noi delinquenti è una delle più diroccate. Questa è la fortezza di chi è troppo arrabbiato o troppo stupido, degli emarginati, ma anche dei subdoli. Devi imparare a conoscere l’inferno per distinguere i canti dalle grida, devi saper riconoscere un silenzio addolorato da un vile lamento. Devi prepararti a fallire tante volte prima di trovare una risposta in questo posto. Troppe verità, cara mia, sanno di sangue rappreso e inchiostro. Ma se, il tuo cuore è pronto, cerca, per ogni novantanove stronzi che incontrerai ci sarà sempre il centesimo che non ti aspettavi. Ci sarà sempre un Edmond.”

Gridano il mio nome,
Il nome di un diverso
Edmond è un soprannome
Al contrario della vita, questo l’ho scelto.

Gridano il mio nome,
Non più maledetto
All’inferno si bocheggia
Ma hai portato un vento fresco.

Gridano il mio nome,
Ascolta ciò che ho dentro,
L’odio ha mille specchi,
Ma un solo riflesso.

Edmond

 

FINESTRE

Di Roberto

Un anno è passato e dalla mia finestra non vedo più il caos del prenestino, non sento più gli odori di curry e spezie della comunità indiana, che poi, chissà perchè, non mi sono mai chiesto cosa cucinassero dalle prime ore dell’alba.
Non sento più la voce dell’ arrotino, che a volte mi svegliava.
“Donne nun v’accarcate, è arrivato l’arrotino. Arrota forbici, coltelli. Stappa lì fornelli, pezzi di ricambio per le vostre cucine a gas”.
Ovviamente una voce registrata, ma in altre zone non si vedono più.
Non vedo più la folla di gente scendere incazzata da un tram che si è appena rotto, non vedo la Prenestina ingorgata dal traffico, code di macchine, file di verdi tram dietro quello rotto. Non sento quell’odore di smog, di vita.
Non accendo più la mia vespa “50”, non mi infilo più il casco, non indosso i rayban.
Non mi butto più fra le macchine a fare gincane per non fare tardi a lavoro.

Nooo. Ora dalla mia finestra vedo una valle di tristezza: G14, TERZA CASA e CARCERE FEMMINILE. Una sofferenza così grande che sembra quasi si possa toccare. Ecco a te, davanti ai tuoi occhi: la popolazione detenuta della Capitale.
Dalla mia finestra a quadretti scorgo un pezzo di cielo al tramonto e a volte mi fa male. Mi fa pensare, peggio ancora ricordare.
I ricordi dei miei viaggi, le mie isole, i tramonti sull’oceano, sulle vallate rossastre di Granada. Ricordo gli amori perduti, le città vissute.
Solo il viaggio fa di un uomo un saggio. Ma io, ancora non capivo cosa stessi cercando.
Cercavo me stesso, cercavo la pace. Ora il mio sguardo felino si è perso in questa Italia, in queste avversità, si è così perso che nulla mi sembra più reale, nemmeno i tramonti.
Ma scrivo e non mi arrendo.

R.F Matricola 1312

Un augurio al mio amico Edmond per il suo nuovo libro.
Con affetto e stima.
Un saluto a chi da fuori ci incoraggia.

NON CHIEDO NULLA AL FATO

 

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Non saprei da dove cominciare,

Ho scordato come amare

Ma ho imparato ad aspettare,

Salvo sogni in questo mare.

 

Mare di cemento,

C’è uno sguardo che ha alleviato il mio tormento,

C’è uno sguardo a cui non riesco a dare un senso,

Se non quello di dar vita a questo tempo.

 

Tempo buttato,

Ma i tuoi occhi danno vita a qualcosa cancellato,

I tuoi occhi danno vita a chi troppo ha odiato,

Ma credimi, si è stufato.

Edmond

HO INNALZATO SOGNI PIÙ ALTI DI ‘STE MURA

20171010_105242.jpgDa oggi alla Snia, via prenestina 173, Roma a “Logos festa della parola” troverete il libro di Matricola, maglie e adesivi!

 

Qualcuno mi ha detto: “Cazzo! Ma allora tu sei Edmond, ormai ti conoscono anche i sassi”. I sassi, i sassi. I sassi più che conoscermi mi sono stati lanciati, ma lasciamo perdere; d’altronde non è certo una novità, ogni randagio nella sua vita ha una quota di sassate da smaltire, e per quanto non lo trovi giusto, oggi non ho voglia di piangermi addosso ulteriormente.
E così sta uscendo il nostro libro, e così stanno uscendo i miei racconti.
Sarebbe un finale perfetto, ma cari miei, alla fine ancora non siamo arrivati.
Che sia un bene? O è un male? Migliorerò? mi lascerò andare? Non lo so, e poi un po’ mi dispiace, sono tutti così radiosi, tutti così felici, tutti pronti a comprare un mio libro, e soprattutto, tutti pronti a leggerlo.
Di punto in bianco la macchia nera all’angolo, che molti hanno evitato poiché così fastidiosa, su quel bel muro, è diventata un punto di riferimento. Riderei se solo non stessi piangendo, d’improvviso “puff” valgo qualcosa.

La cosa mi destabilizza, non so più cosa aspettarmi da chi ho di fronte, non so quanti abbiano sostituito la lama che nascondevano con un fiore, non so quanto sia vero quel loro pregiudizio sconfitto dall’amore, non so quanto io sia veramente il guerriero che su voi fa scalpore.

Il mondo che m’ama non mi riconosce,

Il volto, l’odore, i tratti, le angosce,

Il mondo che m’odia mi stringe ogni notte,

Tra gabbie, sudore, violenza e le botte,

Il modo migliore per vincere i forse,

È un farsi uccidere da queste morse,

Ma forse, forze non avrò

forse troppo stanco cadrò
Ma forse, il mio inferno fotterò,
Continuano i forse, ancora non so.

Buona lettura Edmond

SONO ISOLATO

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Sono Roberto e scrivo da una segreta di un carcere, senza televisione nè fornello, accendino o specchio per guardarsi. SONO ISOLATO a regime di 14bis, a volte penso sia più duro del 41bis.

Detenuto da innocente,
mi avevano assolto in primo grado e anche scarcerato,
ma un pm si è appellato
E la vita m’ha rovinato.
Dopo 10 anni senza commettere un reato,
Sempre qui me so ritrovato.
Quel pm non s’è accontentato
Perchè io ero pur sempre pregiudicato.
5 anni m’hanno dato!
Tra una revoca e l’altra a 10 so arrivato.
Avoja a fa ricorsi, Strasburgo e revisioni
Intanto fatte sti 10 anni
E non ce rompe li cojoni.

Per fortuna che fal 2006, quando mi hanno scarcerato, per questo reato, che m’hanno accollato, l’Europa me so girato.
Tutti quei viaggi hanno permesso alla mia mente de annà avanti e di poter iniziare a scrivere un bel romanzo. Non parla di prigioni o del dramma nel quale me so ritrovato, senza commettere sto reato. Spero che un giorno sarà pubblicato.
Narra d’avventure e di cucina, di posti lontani, di amori e di voglia di vivere. Di una persona che non si arrende davanti alle avversità di una vita non troppo agiata, si costruisce un’armatura e va avanti cercando la sua strada che forse non ha ancora trovato, ma mai ha mollato.

Anche in situazioni di estrema povertà se l’è riuscita a cavà.
Ha lavorato quando c’era da lavorà
Ma la calza nun se la voleva più calà
E stava a morì pe annà a lavorà
Ma su questo chi ci va a guardà?
Un pregiudicato può pure schiattà
Tanto è sempre colpevole de omertà.
Certo se sto isolato un motivo ce deve sta
Ho sbagliato ad amà
Ho amato una persona che quando stavo a sbaglià
Nun m’ha saputo fermà.
Na telefonata che sarà?
E mo però da solo sto a pagà
E manco me viè più a trovà
Chissà do sarà?
Sta stronza che m ha accannato qua.
Ma ormai manco ce sto più a pensà

Un ringraziamento al mio amico Edmond che mi ha dato questa possibilità.

SCRIVO VERSI E SOGNO POESIE

 

 

Un uomo cresce nella giungla, per poi a vent’anni essere spento,

Dentro le tasche non ho nulla, io vivo il tempo del tormento.

Un bimbo nasce in una culla, per poi lottare nel cemento,

Cresciuto dentro questa burla, dove non ridi, vivi a stento.

Il bimbo nasce, il bimbo cresce, senza un’idea di libertà,

Veleno in fasce, le fasce strette, dove i sogni non coincidono con la realtà.

Un uomo muore senza fiorire, un uomo muore in povertà,

Se guardo altrove è sempre aprile, ma qui l’inverno non finirà.

Edmond