TEATRO STABILE ASSAI

Per un giorno sono stato un grande rivoluzionario: il comandante Diaz.
È stato uno spettacolo teatrale bello e travolgente.
La mia compagna di scena aveva uno dei volti più dolci che ho visto negli ultimi due anni. Il giorno prima dello spettacolo abbiamo provato per la prima volta insieme. Una scena prevedeva che io le serrassi bruscamente le mascelle, non riuscivo a farlo, l’ho accarezzata piuttosto che stringere. Ma Diaz, il freddo e sanguinario rivoluzionario, non accarezza e sopratutto non si emoziona di fronte ad un volto.
In effetti ad accarezzarla ero io, ad emozionarsi era Edmond, ma questo non ditelo. Di solito ci metto un po’ per mostrarmi alle persone e qui in tanti sanno che preferisco di gran lunga starmene tra i miei romanzi che tra la gente. Stavolta però la sua empatia ha stretto la mia e mi sono sentito in dovere di mettere in guardia un volto così dolce.
-“Questo posto è strano, se sbagli ad investire il tuo cuore cercheranno di sottrarti anche l’anima, non parlo necessariamente dei detenuti. In questo posto ti accorgerai che la malignità ha varie fortezze. La fortezza di noi delinquenti è una delle più diroccate. Questa è la fortezza di chi è troppo arrabbiato o troppo stupido, degli emarginati, ma anche dei subdoli. Devi imparare a conoscere l’inferno per distinguere i canti dalle grida, devi saper riconoscere un silenzio addolorato da un vile lamento. Devi prepararti a fallire tante volte prima di trovare una risposta in questo posto. Troppe verità, cara mia, sanno di sangue rappreso e inchiostro. Ma se, il tuo cuore è pronto, cerca, per ogni novantanove stronzi che incontrerai ci sarà sempre il centesimo che non ti aspettavi. Ci sarà sempre un Edmond.”

Gridano il mio nome,
Il nome di un diverso
Edmond è un soprannome
Al contrario della vita, questo l’ho scelto.

Gridano il mio nome,
Non più maledetto
All’inferno si bocheggia
Ma hai portato un vento fresco.

Gridano il mio nome,
Ascolta ciò che ho dentro,
L’odio ha mille specchi,
Ma un solo riflesso.

Edmond

 

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