GLI OCCHI DELLA SOFFERENZA

Co l’occhi della sofferenza,

Il sorriso a volte inganna.

Ma d’altronde solo quello, c’accompagna sta condanna.

So libero da poco, Pensavo de riuscì e torna subito al gioco.

Dopo sti du anni e mezzo passati in mezzo al foco.

Messo n piede fori, Il cemento ancora freddo,

Ma chi lo calpestava Ho visto che tutto sto tempo non me aspettava.

10 su 23, l’anni passati sull’asfalto,

Sai com’è, all’inizio te diverti come ‘nmatto.

Già da minorenne, All’ istituti penitenziari,

Ai domiciliari, All’ affidamenti A quei cazzo de servizi sociali.

Però uscivo sempre a testa alta co la voja de spacca il mondo

E de risali su dal fondo.

È brutto dillo amico mio ma stavolta ce so rimasto male,

Me so trovato come ‘ncane.

Solo e senza sapere do potevo andà a mangiare.

Ormai me so abituato

A tenemme tutto dentro,

A sta a denti stretti

E a pugni di ferro

A sta chiuso nel cemento.

Insomma me so abituato al male,

Quasi che il bene é una cosa nuova tutta da scoprire.

Se me guardo intorno, Regna il buio e muore il giorno.

A sto punto,

Metto il punto, ma me viene un dubbio,

Se sarà sempre così,

Me conviene adeguamme a sto mondo?

 

Con affetto. Forza e coraggio che la galera è di passaggio.

Da una struttura di reinserimento sociale di Bologna.

KROW

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