FESTE

24 DICEMBRE

Anima buona tra i più vili,
Questi stronzi pagheranno,
Guarda male e tu ci ridi,
So colpire molto più duro di quello che sanno,
Cari amici miei, quest’oggi vi parlerò degli sporchi apparati dello Stato, vi parlerò esclusivamente di coloro che amo chiamare “portachiavi”, ubriaconi mezzi sadici che senza la loro benzina hanno paura pure della loro ombra. Oppure esaltati scartati da altri apparati di Stato. Perdenti che non sanno con chi rifarsi se non con chi già soffre per i cazzi propri, si aggiungono poi i poveri stupidi, li chiamo così poiché un uomo che non ha l’anima nera e sceglie questo lavoro è solo un povero stupido, nei miei sogni di vendetta a volte quelli li risparmio.
Il 23 siamo rimasti chiusi per via di una discussione avuta all’aria da un ragazzo “non troppo centrato” (con le guardie). Era all’aria da solo poiché in regime di isolamento. Beh amici miei, lo hanno fracassato di botte, venti contro uno, avrebbero potuto placarlo, il numero lo permetteva, e invece no, giù botte. Ma che sarà, a nessuno importa di un nero mezzo strano, nessuno è indignato come lo sono io quest’oggi, indignato al punto che a questo ubriacone sadico, che mi guarda sempre male, oggi per poco non je meno. Che poi se mi guarda è per un complesso di inferiorità, è così brutto, che la caricatura di se stesso non potrebbe che essere uguale al suo vero volto che rade ogni mattina allo specchio. Se io fossi così brutto credo che preferirei avere la barba fin sitto gli occhi per coprire quell’orrore almeno un pochino. Invece lo scemo si rade, lo scemo le ha tutte e tre le pecche: ubriacone, esaltato e stolto. Che cazzo di Natale amici miei, che cazzo di gente mi tocca vivere e sopportare, ma tranquilli…
Io sogno,
Sogno l’assurdo, sogno l’impensabile
Il resto lo sapete
Ciao belli miei,
Vostro fratello,
Edmond
1.3.1.2

Ps per quanto riguarda il ragazzo, con non poca fatica ho avuto sue notizie, è ammaccato ma sta bene.
Comunque sia io resto indignato,
Comunque sia fanculo allo Stato.

25 DICEMBRE

Quarto Natale dentro il blocco, a me il Natale non ricorda un cappellino
Vorrebbe amare il mio corpo, ma nelle mani ha un costosissimo vino.
A me cosa spetta? Grappa raffreddata in un cesso
Cosa mi resta? Il gusto amaro di un fottuttissimo spettro.
Tu mi chiedi cosa ho dentro,
La mia rabbia e il suo lamento,
Tu mi chiedi cosa sento,
Tonnellate di cemento,
Tu mi chiedi se ti sento,
Ma quest’oggi m’hanno spento.
Fottuto l’uomo e il suo tormento,
Ti voglio amare ma c’è vento.

Il vento gelido delle paure che alimentano questo posto, il vento gelido che scaccia da sempre via la primavera.
Urla, sbatti, colpisci, graffia questo volto quest’oggi avvelenato. Urlami in faccia che sei tu la primavera, dammi dello stolto, obbligami a credere che sei tu reale, obbligaci entrambi, dimmi che il mio dolore non è più sensato come un tempo e che se hai oltrepassato il muro lo hai fatto solo per accarezzarmi.
Dimmi che mi avresti accarezzato anche prima che diventassi Edmond, avanti dimmelo.

In questi giorni ho la guerra in testa amici miei, e voi direte – “quando mai hai avuto la pace”, come darvi torto, e allora perdonatemi, non ho una guerra, ne ho due.
Odio e Amore bussano alla mia porta contemporaneamente, ma voglio aprire, cazzo se voglio aprire. Chi sarà il primo a entrare? Vi farò sapere amici miei. Non ho paura di scoprirlo. Scusate se vi faccio gli auguri un po’ in ritardo e con questi scritti un po’ rabiosi, ma vari eventi carcerari mi hanno fatto alquanto incazzare. Tranquilli, sono un poeta struggente che non si fa distruggere.
Buon anno belli miei,
Vostro fratello
Edmond

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