GRIDO SOFFOCATO DA UNA CORDA

Non ricordo d’esser morto in questi giorni,

Ma c’è morte oltre inchiostro su ‘sti fogli;

Non ricordo quando e come ci siam visti,

Stessi volti, stesse mura, sguardi tristi;

Non ricordo piú il tuo nome ma ora scrivo

Del tuo mondo così buio e oppressivo;

Non ricordo cosa paghi, il prezzo è alto,

Troppo male e sogni infranti in quest’asfalto,

Troppo male se il dolore non ha canto

Scoppia dentro e ci riporta sempre in basso;

Troppo male se si è soli ad ogni fianco.

Sguardo perso, corda tesa, ha vinto il banco.

Con questa donna ha vinto il banco amici miei, ha vinto il mostro. Oggi il telegiornale parla, domani tace, oggi si muore, domani il mondo avrà scordato; qualcuno farà una smorfia senza pensare al dolore che ti spinge a questo gesto, più di qualcuno se ne fotterà perché era una carcerata, m qualcuno chiederà quale fu la sua strada e con quanto affanno e dolore l’ha percorsa. Io che conosco il muro me lo chiedo, io che conosco il muro voglio raccogliere quel grido soffocato da una corda e gridare al posto suo.

Non conosco il tuo reato, non conosco il tuo volto, non conosco la tua voce, eppure la sento, qualcosa mi chiede di gridare al tuo posto, qualcosa mi impedisce di stare muto a crogiolarmi nel mio dolore mentre il sistema e i numerosi mostri che ha creato ci uccidono, e allora che questa mia poesia aleggi tra la mia gente e che possa restituirti il tempo rubato, quel tempo su cui hai deciso di mettere la croce.

Conosco il muro, conosco le violenze e conosco il senso di impotenza, anch’io so che vuol dire essere soli, anch’io mi sento morire, forse sono solo più fortunato d’altri e a questa mia fortuna voglio dare un senso, voglio dare una rima e tra le mille che ho scritto per gl’ultimi questa è per te.

Buon viaggio Compagna, ti auguro il meglio che non hai avuto, e auguro il peggio a chi ti ha lasciato morire all’inferno.

Come può un sistema malato e privo di educazione rieducarci senza annientarci?

Come rendi più umana una persona con trattamenti disumani?

E se la delinquenza fosse una malattia oltre che un disagio causato dalla povertà e dal sistema, dov è la cura?

È forse il sangue l’antidoto?

Oppure il cemento?

EDMOND

Apri, chiudi, strilli, apri, chiavi, mangi, lavi, chiudi, leggi, dormi

Giornate troppo lunghe perché io possa creare un itinerario che mi faccia sfuggire dalla noia addolorata di questo posto.

Apri, chiudi, strilli, apri, chiavi, mangi, lavi, chiudi, leggi, dormi.

E poi via a un altro giorno fottutamente simile.

Apri, chiudi, strilli, apri, corri, mangi, chiavi, chiudi, leggi, dormi.

Ho un fottutto mal di schiena amici miei, due anni su questi materassi lerci di gomma piuma rompono la schiena, anche ad un venticinquenne.
Troppe ore su una branda di ferro troppo consumata e solo la gomma piuma che ci divide.
Troppe ore a correre sul cemento non allungando mai lo sguardo, anche gli alberi che si trovano all’aria ormai mi sembrano prigionieri. Quando sono arrivato a Rebibbia, venivo da una situazione peggiore, anche un albero mi ricordava la libertà. Ora un albero inneggia alla pietà, poiché anche lui si trova in questo posto di merda.

Oggi mi rode il culo, il mal di schiena non passa, stare sdraiato a leggere non mi distrae, no!
Nemmeno i miei amati libri spezzano la routine oggi.
Penso a domani, penso che forse tornerò a scuola. Così alla ballata di sopra aggiungerò anche quello.

È che ogni tanto non mi va di montare finti sorrisi sul mio volto. Non mi va di sentirmi dire:”cos’hai Edmond, perché sei triste? Tu sei forte, non devi buttarti via.”
Tante volte preferisco stare nel freddo del mio letto coperto di rabbia, invece di inventare draghi per fingere che sia tutto apposto.

Qualche giorno fa hanno letto i miei racconti al teatro del carcere, mentre il megafono chiamava più volte il mio nome, io correvo, correvo in tondo. Correvo senza scappare, correvo via da quegli applausi. Correvo via dalle facce Delle istituzioni che si sarebbero complimentate con me. Sono miei nemici, lo sono ancora. E se dei miei racconti li hanno inteneriti che restino comunque lontani, poiché non sanno che l’odio che serbo in gran parte è dedicato a loro.

Ho mal di schiena, qualcosa di più grande di me lì fuori mi strazia l’anima, eppure leggo, eppure corro, eppure mangio; ma non mi si chieda di fingere, non adesso.
Che poi chi vi ha dato l’ok per leggere i miei racconti? Il blog? Chi ha mai detto di volersi mostrare così tanto al mostro?
Leggere qualche poesia durante gli spettacoli teatrali va bene, ma leggere la mia vita, il mio dolore, volermi presentare su un palco come se mi si conoscesse. Non mi conoscono, se mi conoscessero saprebbero che i miei racconti e la mia storia sono per la mia gente e non per le istituzioni. Se mi conoscessero non avrebbero detto: “dorme, classica imprevedibilità degli artisti”.
Non dormivo affatto, correvo. Correvo e tenevo lontana  la mia lingua dal culo delle istruzioni, da chi di fronte a me si veste di Stato. Andate a fanculo, io non ho Stato.
Uscirò con fortuna o a fine pena, di certo non diverrò vostro amico.
Tornerò a scuola. Ma non mi cimenterò più ad abbellire il mostro che mi possiede, non mi farò prendere per il culo da persone che fingono una volta e dieci no, ma quando ci sono esigono il tuo tempo. Perché tanto tu in questo cesso cos’hai da fare? Niente, non ho da fare niente, meglio niente che farmi prendere per il culo.

Io per il mondo sono altro,

Forse un reietto dal dolce canto.

Per la mia sorte sono un lampo,

Freddo, veloce e senza scampo.

Fuck the sistem!

EDMOND

OCCHIO NERO

Eppure ne ho viste, fatte, annusate; e allora mi chiedo perché?

Faccio un corso di scrittura nel quale una volta a settimana, attraverso degli schermi, ci incontriamo anche con delle detenute; di solito non bado agli schermi, di solito resto sempre assorto nei miei pensieri, ieri no.
Una giovane ragazza con un accento romano più marcato del mio ha attirato la mia attenzione; non appena ho alzato gli occhi e l’ho vista, qualcosa mi ha punto nell’interno.

Aveva un occhio nero, ed io che di occhi neri ne vedo a bizzeffe, a quell’occhio non sono riuscito proprio riuscito ad abituarmi. Ho sentito qualcosa, un sentimento tra rabbia, tenerezza e tristezza; sarei voluto cadere nel banale e chiederle: come stai piccola?
Ma il carcere è muto, nel carcere è  difficile esprimere le proprie emozioni, nel carcere la violenza è normale persino su un volto così carino.
Mi volevano duro come la pietra ma io sono un cristallo fragile e pericoloso, quell’occhio nero per un attimo m’ha infranto e mentre in silenzio raccoglievo frammenti affilati, la mia mente pensava a come usarli per difenderla.
Ma difendere chi?
Difendere cosa?
Difendere la dignità, non la persona.
Difendere l’umanità, non la donna.
Difendere me stesso dall’orrore della violenza.
Le donne non vanno difese, lottate, lottiamo.

Quell’occhio nero mi avrebbe colpito molto meno nel mio specchio che sul suo volto.

Il mondo può toccarci
Pugnalarci
Dietro finti abbracci,
Il mondo può prenderci a calci
Quand’è che t’alzi
Per loro avanzi.

EDMOND

HEVAL DAVIDE

È forte, è veramente forte, lo è in ogni senso.

Sentire l’oppresso ovunque sia, chiunque sia è già di per se nobile, ma non basta un pensiero, il tuo libro mi insegna che a me non basta questo, il tuo libro racconta realtà che fanno paura, racconta di un uomo che ha un’empatia così forte per gli oppressi da non cedere alle sue paure. Sei forte Davide, il tuo libro lo collocherò tra i miei amati Shantaram e Papillion.

Ora che ti ho collocato tra i miei due fuggiaschi preferiti, io dove mi colloco?

La guerra mi colpisce, il sussulto dell’oppresso è l’unico respiro che mi accarezza in questo posto, un respiro corto, perché chi lotta a volte ha vita corta, ma chi si rassegna a lucidare i grossi culi dei bastardi che tirano le file, chi resta inebetito nel marciume senza provare nulla, o senza domandarsi mai, che fine fa?

Ho letto il tuo libro e di domande me ne sono fatte tante, domande che mi faccio da tempo: è così folle mandare all’aria una lunga e mediocre vita per combattere una guerra oltremare con persone di culture diverse dalla mia?

No, non è folle, per me è mio fratello un ragazzo privato della sua adolescenza piuttosto che un ragazzino che ha ciò che basta per non ribellarsi mai, che se ne fotte del dolore oltremare, solo perché lì vige un altro dio, un’altra cultura, un altro modo di vivere la vita.

Vorrei chiedere ai tanti miei compagni di sventura che parlano di quelle guerre in modo dispregiativo e distaccato: ma un bambino con un pallone sottobraccio oltremare, è così diverso dal bambino che eri tu?

Chiamami pure folle, un sognatore folle che vuole combattere tra gli oppressi e magari pure morirci per un sogno di uguaglianza. Perché no, non siamo tutti uguali, non lo saremo mai, ma se ci fosse l’occasione? Se domani le cose cambiassero solo perché dei folli dalla vita certa hanno deciso di donare le loro certezze per chi di certo non ha nulla? Voglio essere tra quei folli, voglio essere tra quei folli.

Ovunque, per chiunque.

Non voglio trovarmi vecchio a parlare con dei giovani di quanto sia giusto ribellarsi contro le angherie dei potenti, io voglio ribellarmi, voglio farlo ora.

Ora che leggendoti ti ho collocato tra due miei eroi, tu dove mi collochi, sono pronto? Sono adatto? Sono forte? Io non lo so, solo un megalomane è certo del futuro, io non so un cazzo del mio futuro, non so se la paura continuerà a spingermi verso il coraggio o se finirà per inghiottirmi, so solo che sogno, sogno il sussulto dell’oppresso, ogni oppresso è mio fratello e chiunque combatta per loro è un eroe.

Ciao Heval,
spero di incontrare presto il guerrigliero italiano che questa settimana mi ha fatto una piacevole compagnia.

Un grande abbraccio,
Edmond

A EDDI

Lo so che ognuno ha già il suo mostro,

Lo so che infine sono inchiostro,

Però vi giuro lotto, se vinco ciò che vinco è nostro.

Poesia corta, perdonatemi amici miei, perdonatemi ma sto pensando ad altro. Sto pensando che tra voi milita una giovane guerriera della quale il nome ha raggiunto questo posto. Una giovane per cui mi ci è voluto un attimo per provare grande affetto, una giovane tosta, ribelle, coraggiosa, una giovane che senza scriverlo fa ciò che sogno di fare anch’io: si ribella.
Forse la tua storia mi è arrivata un po’ modificata, un po’ riassunta, un po’ alla carceraria, ma comunque sia la mia stima è alta, molto alta.

Daje forte Eddi, in questo caso non sei tu a sostenere Edmond, ma io a sostenere e ammirare te, ammirare il tuo percorso, un percorso di lotte, dalla tav alle ypj, un percorso che vorrei combattere al vostro fianco e magari proprio tu un giorno mi regalerai la più grande possibilità che ogni uomo ha, ma che raramente prende in considerazione, ribellarsi all’oppressore.
È già Eddi forse il fuoco delle nostre anime è comune, anime che non vogliono piegarsi, rassegnarsi, anime che per la loro gente chiedono di più, anime a cui non bastano due carezze e un debole a cui darle per essere buoni, anime che puntano ai poteri forti con la consapevolezza di poter cadere, anime che nella lotta e nel dolore vogliono far del bene.
Ti vedo così Eddi una cazzutissima compagna con il fuoco negli occhi e ti ammiro perché guardandomi vorrei vedere la stessa cosa, vorrei vedere di più di tanti tatuaggi e cicatrici, vorrei vedere il fuoco che immagino sia nei tuoi occhi, vorrei che quel fuoco che a volte ho anch’io duri di più.

Mia cara Eddi è un po’ difficile scriverti tutto ciò che penso di te senza sembrare uno spasimante, vorrei essere più bravo a scrivere per non cascare in questo cliché. Quindi prendi come sincere le mie parole, la mia stima, la mia voglia di somigliarti, perché se non fossero reali non mi sarei mai sbilanciato tanto. Prendile per vere e girarle a chiunque abbia il tuo stesso fuoco, ammiro anche lui, vi ammiro tutte e tutti.
Tienimi un posto in prima fila Eddi, ho promesso a tutti che avrei lottato fra gli ultimi, ne ero fottutamente convinto quando l’ho fatto, aiutami a mantenere la parola.

Sono senza un grado,

Sono senza fato,

Uomo in un giardino che uno stronzo ha avvelenato.

Sogno e sono in grado

Mi armo per sognare,

Sposo la tua lotta

Me ne fotto se è oltre il mare

Sogno ovunque vado

Guardami sperare.

Tuo amico Edmond