HEVAL DAVIDE

È forte, è veramente forte, lo è in ogni senso.

Sentire l’oppresso ovunque sia, chiunque sia è già di per se nobile, ma non basta un pensiero, il tuo libro mi insegna che a me non basta questo, il tuo libro racconta realtà che fanno paura, racconta di un uomo che ha un’empatia così forte per gli oppressi da non cedere alle sue paure. Sei forte Davide, il tuo libro lo collocherò tra i miei amati Shantaram e Papillion.

Ora che ti ho collocato tra i miei due fuggiaschi preferiti, io dove mi colloco?

La guerra mi colpisce, il sussulto dell’oppresso è l’unico respiro che mi accarezza in questo posto, un respiro corto, perché chi lotta a volte ha vita corta, ma chi si rassegna a lucidare i grossi culi dei bastardi che tirano le file, chi resta inebetito nel marciume senza provare nulla, o senza domandarsi mai, che fine fa?

Ho letto il tuo libro e di domande me ne sono fatte tante, domande che mi faccio da tempo: è così folle mandare all’aria una lunga e mediocre vita per combattere una guerra oltremare con persone di culture diverse dalla mia?

No, non è folle, per me è mio fratello un ragazzo privato della sua adolescenza piuttosto che un ragazzino che ha ciò che basta per non ribellarsi mai, che se ne fotte del dolore oltremare, solo perché lì vige un altro dio, un’altra cultura, un altro modo di vivere la vita.

Vorrei chiedere ai tanti miei compagni di sventura che parlano di quelle guerre in modo dispregiativo e distaccato: ma un bambino con un pallone sottobraccio oltremare, è così diverso dal bambino che eri tu?

Chiamami pure folle, un sognatore folle che vuole combattere tra gli oppressi e magari pure morirci per un sogno di uguaglianza. Perché no, non siamo tutti uguali, non lo saremo mai, ma se ci fosse l’occasione? Se domani le cose cambiassero solo perché dei folli dalla vita certa hanno deciso di donare le loro certezze per chi di certo non ha nulla? Voglio essere tra quei folli, voglio essere tra quei folli.

Ovunque, per chiunque.

Non voglio trovarmi vecchio a parlare con dei giovani di quanto sia giusto ribellarsi contro le angherie dei potenti, io voglio ribellarmi, voglio farlo ora.

Ora che leggendoti ti ho collocato tra due miei eroi, tu dove mi collochi, sono pronto? Sono adatto? Sono forte? Io non lo so, solo un megalomane è certo del futuro, io non so un cazzo del mio futuro, non so se la paura continuerà a spingermi verso il coraggio o se finirà per inghiottirmi, so solo che sogno, sogno il sussulto dell’oppresso, ogni oppresso è mio fratello e chiunque combatta per loro è un eroe.

Ciao Heval,
spero di incontrare presto il guerrigliero italiano che questa settimana mi ha fatto una piacevole compagnia.

Un grande abbraccio,
Edmond

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