OCCHIO NERO

Eppure ne ho viste, fatte, annusate; e allora mi chiedo perché?

Faccio un corso di scrittura nel quale una volta a settimana, attraverso degli schermi, ci incontriamo anche con delle detenute; di solito non bado agli schermi, di solito resto sempre assorto nei miei pensieri, ieri no.
Una giovane ragazza con un accento romano più marcato del mio ha attirato la mia attenzione; non appena ho alzato gli occhi e l’ho vista, qualcosa mi ha punto nell’interno.

Aveva un occhio nero, ed io che di occhi neri ne vedo a bizzeffe, a quell’occhio non sono riuscito proprio riuscito ad abituarmi. Ho sentito qualcosa, un sentimento tra rabbia, tenerezza e tristezza; sarei voluto cadere nel banale e chiederle: come stai piccola?
Ma il carcere è muto, nel carcere è  difficile esprimere le proprie emozioni, nel carcere la violenza è normale persino su un volto così carino.
Mi volevano duro come la pietra ma io sono un cristallo fragile e pericoloso, quell’occhio nero per un attimo m’ha infranto e mentre in silenzio raccoglievo frammenti affilati, la mia mente pensava a come usarli per difenderla.
Ma difendere chi?
Difendere cosa?
Difendere la dignità, non la persona.
Difendere l’umanità, non la donna.
Difendere me stesso dall’orrore della violenza.
Le donne non vanno difese, lottate, lottiamo.

Quell’occhio nero mi avrebbe colpito molto meno nel mio specchio che sul suo volto.

Il mondo può toccarci
Pugnalarci
Dietro finti abbracci,
Il mondo può prenderci a calci
Quand’è che t’alzi
Per loro avanzi.

EDMOND

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