UN UOMO È MORTO

Un uomo è morto ma poi è rinato,
pace al bambino con il cuore mutilato.
Un uomo è morto, mai stato amato,
pace ai suoi occhi e il suo destino è già segnato;
un uomo è morto, cos’ha aspettato?
Un vecchio sogno da vent’anni calpestato
ma io rinasco, io sono mago
mentre morivo rinascevo nel tuo fato;
un uomo è morto morto ammazzato
stringendo un fiore nelle mani e non è un caso,
perchè è da esso che lui è rinato,
tu sei quel fiore che in passato ho già sognato.
sei quel volto che sà di realtà in un mondo illusorio.
Edmond

RECENSIONE NAPLES 44

 

Un borghese con degli occhiali, strani quanto costosi, entra qui dentro con un dvd in mano e si proclama anarchico.

Non è una barzelletta, suona come una barzelletta ma non lo è; dio come mi sento strano, ho un vaffanculo grosso come una casa sulla punta della lingua, che non posso pronunciare, ho una mano piena d’odio e inchiostro ma non lo posso schiaffeggiare. Posso scrivere, a voi posso scrivere ciò che penso realmente. Ti prego M. non farmi fare domande a persone che schiaffeggerei ancor prima che aprano bocca, io non sono un giornalista e le mie domande a sfondo sociale non credo piacciano a questi borghesi finti alternativi, dai ricci indomabili e le lenti splendenti, certe domande sono più forti di me:

sì, ok, la seconda guerra mondiale è brutta, sì ok, compatiamoli, ma perché patire continuamente disgrazie passate mentre ce ne strafottiamo di quelle presenti? E perché vieni qui a dichiararti anarchico se entri sotto braccio alle istituzioni? Perché parli di Siria? Scommetto che il ricavato del tuo film non sarà donato in parte alle migliaia di persone oppresse; a lui non serve donare i soldi, lui fa di più. Fa un film sulla seconda guerra mondiale, di cui ormai pure gli analfabeti ne conoscono le cause e il periodo storico, e poi ti dice che è per sensibilizzare gli italiani sulle altre guerre. Ma, visto che è un docufilm spendi i soldi per fare un cazzo di docufilm su guerre attuali, intervista gli italiani dal grande senso d’empatia verso gli ultimi del mondo, quelli che impugnano un’arma e vanno a morire oltremare. Non mi chiedete una recensione su qualcosa che narra fatti che conosco a menadito, questo film non mi ha insegnato niente. E, anche se ho provato tenerezza per quella città martoriata sono passati settantacinque anni dal loro inferno, mentre oltremare fra cinque minuti sarà ancora la fine del mondo. Non ho una recensione, questo è ciò che ho, il mio parere.

Una nota d’anarchia

Una nota di rivolta

C’è chi dice sia poesia

C’è chi segue la mia lotta.

Ma, a te che importa?

Sei venuto qui, e chissà il motivo

Essere anarchico cosa ti costa?

A me è costato anche il respiro.

Vado contro finchè vivo

Non reagire, tanto schivo

Niente oro tanti bronzi.

 

Essendo un anarchico di matrice comunista i miei bronzi li divido con la mia gente.

 

Edmond

PASQUA

Ho messo al forno un agnellino con patate,

ed ora sì che questo mondo è più sereno,

sul coniglietto che hai postato c’è un mi piace,

ed è per questo che mi sento meno scemo.

È una festa che tocca, tocca sul serio,

mi ero scordato ma perdona questo scempio

ma dove vivi, in un cimitero?

In una gabbia dove mangiano il mio tempo.

Auguri al mondo, auguri al vento,

auguri a mia madre che di certo non festeggia,

in questo giorno, più non mento

non vedo cristo nei miei occhi solo nebbia.

Auguri madre, che bella festa,

tu capirai se non rispondo a varie cose

per me non cambia se c’è tempesta

nel mio giardino non è il giorno delle rose.

Auguri a chi è intento a festeggiare,

baci a chi, come me, de sto giorno non sa che fare.

Maledetti i giorni che ho visto bruciare, auguri ad ogni uomo perso in questo fine marzo,

un augurio e un abbraccio,

un augurio di coraggio,

arriverà il mio maggio,

in questo inferno mai più scalzo.

 

Un abbraccio,

Edmond

MI PRESENTO

Non sapevo come presentarmi al pubblico,

nel dubbio mi presento così

in una gabbia dal cuore ruvido,

porto i miei sogni fino a lì.

Notti sbagliate, le correggo con la lotta,

carezzo ancora i miei sogni di anarchia.

Odio lo Stato, le sue gabbie, la sua fossa.

Io non mi vedo o cambio faccia, ecco la mia;

io non mi vedo e ciò che incendio è l’emozione.

Se ti aspettavi un bel gigante beh hai frainteso,

in questa gabbia ho perso tutto tranne il cuore,

è lui il gigante che al cemento non s’è arreso,

è lui il gigante intrappolato nelle reti.

Guarda il mio volto c’è un accenno di sorriso,

ho sparso sogni sopra sudice pareti.

Ho vinto l’odio questo Stato non m’ha ucciso.

Ho vinto l’odio, riavuto il cuore, questo lo devo anche a voi, eccomi chiuso in gabbia amici miei. Sorridetemi, e io risponderò.

Che siano reti, che siano gabbie, che sia cemento

Il mio sorriso per gli ultimi non conosce tempo.

 

Edmond

GIORNALE, CASCO, STELLA

Ho un casco di sogni che non tolgo,

per il mondo sono un giornale sporco,

come stella brillo in questo posto,

il mio grido è contro il mostro,

guardami sorella è tutto apposto.

Casco a piedi uniti nelle ombre che mi seguono da sempre, ombre grandi, ombre immense, ombre violente. I miei piedi non si spezzano all’impatto cara M., sai perché? Perché per quanto quelle ombre possano far paura oggi, io le combatto da ieri e domani le vinceremo insieme. Il mio corpo è una pagina di giornale sporca che il mondo censura e butta nel dimenticatoio, al mondo non importa di quante stelle possano nascere dai tratti di una penna che unisce tante lacrime. Al mondo importa solo governare quella penna, per il mondo ogni stella deve avere un suo padrone, il mondo, perciò, censurerà la mia rivoluzione. Proverà a censurarla, lo sai questo vero M.? ci chiederanno di essere altro, oppure ci consentiranno di essere noi stessi fino a tre passi dall’obiettivo. Per poi comprarsi una nostra svolta solo per dire “NOI l’avevamo detto”. Ma tu pensi di avere un prezzo M.? pensi di poter cedere? Spero di no. Per ogni cosa che potranno offrirci sto conservando un ruggito di sdegno, preferisco essere il folle che poteva essere e non è stato, che un avido pieno d’anelli che ha venduto la sua essenza. Sono matto M.? sì, cazzo se lo sono. E quindi tra le mie tre parole una di queste è FOLLIA, eccoti le altre COMPAGNO e RIVOLUZIONE.

GIOCATE ANCHE VOI, DATEMI TRE PAROLE E MANDATEMI IL VOSTRO RACCONTO CON LE MIE.

Edmond

OCCHIO NERO

Eppure ne ho viste, fatte, annusate; e allora mi chiedo perché?

Faccio un corso di scrittura nel quale una volta a settimana, attraverso degli schermi, ci incontriamo anche con delle detenute; di solito non bado agli schermi, di solito resto sempre assorto nei miei pensieri, ieri no.
Una giovane ragazza con un accento romano più marcato del mio ha attirato la mia attenzione; non appena ho alzato gli occhi e l’ho vista, qualcosa mi ha punto nell’interno.

Aveva un occhio nero, ed io che di occhi neri ne vedo a bizzeffe, a quell’occhio non sono riuscito proprio riuscito ad abituarmi. Ho sentito qualcosa, un sentimento tra rabbia, tenerezza e tristezza; sarei voluto cadere nel banale e chiederle: come stai piccola?
Ma il carcere è muto, nel carcere è  difficile esprimere le proprie emozioni, nel carcere la violenza è normale persino su un volto così carino.
Mi volevano duro come la pietra ma io sono un cristallo fragile e pericoloso, quell’occhio nero per un attimo m’ha infranto e mentre in silenzio raccoglievo frammenti affilati, la mia mente pensava a come usarli per difenderla.
Ma difendere chi?
Difendere cosa?
Difendere la dignità, non la persona.
Difendere l’umanità, non la donna.
Difendere me stesso dall’orrore della violenza.
Le donne non vanno difese, lottate, lottiamo.

Quell’occhio nero mi avrebbe colpito molto meno nel mio specchio che sul suo volto.

Il mondo può toccarci
Pugnalarci
Dietro finti abbracci,
Il mondo può prenderci a calci
Quand’è che t’alzi
Per loro avanzi.

EDMOND

UN CALENDARIO DA BUTTARE

 

Di Krow

Un altro calendario da buttare,
Giorni forse che non potremmo mai dimenticare,
Tanta gente mi diceva,
Quando finirà ti ci farai due risate,
Amici, parenti, famiglie lontane,
Che credono in noi,
E non smettono di sperare.
Frasi fatte e inutili come non ti preoccupare,
Qui va tutto bene,
Sono l’ uniche menzogne,
Che un tuo caro può accettare.
In questo periodo non conta tanto che è Natale.
Perché al di fuori,
Almeno io, non avevo niente da festeggiare.
Però fa riflettere sul tempo speso male,
Sul tempo speso per arrivare dove non saremmo voluti mai stare.
Non so quanti giorni spesi a pensare,
A dire questo anno è l’ultimo da dimenticare,
Ma poi stesse storie,
Stessi impicci,
Noi a raccoglie due spicci,
E i ricchi e lo stato a fa i capricci.
E sinceramente quest’anno non me la voglio raccontare,
Accetto la realtà,
E me rendo conto che se la testa non cambia c’è poco da fare.
Però non me voglio da per vinto,
Pe rispetto de chi sta scelta non la po’ fa,
Perché se trova su una stanza co na branda e no sgabello.
E spero per voi che quest’anno finalmente
Sarà il più bello.