inverno.

Non cammino vago, vago in questo posto dove l’aria non accarezza, colpisce. In questo posto dove la dolcezza sembra sia stata bandita, in questo posto dove tutti parlano ma nessuno ascolta, dove ogni uomo ha lacrime solo per se stesso, perché la vita gli ha prosciugato la pietà per il prossimo. Ho caricato gran parte di me d’odio, ma non tutto me stesso. Persino qui dentro, dove tutti sono carichi d’odio, ho portato un po’ di pietà. Anche se non mi capiscono io capisco loro. In molti abbiamo passati simili, stesse lacrime versate, stessi torti subbiti, stessi codici rispettati, e non posso non giustificare quest’odio. A forza di stare a contatto con queste mura i sentimenti prendono la loro forma. Ci si indurisce così tanto che certi giorni riesci a dissociarti dall’immagine che lo specchio riflette, quell’immagine che ricorda il volto felice di tempi passati, quel volto quasi uguale, se non fosse solo per quegli occhi glaciali. Come puoi asciugare le lacrime di un altro quando hai lottato per sopprimere le tue, come si prova pietà se per te non ne hanno mai avuta, come puoi perderti nel caldo di un abbraccio se l’unica stagione che conosci è l’inverno. Io provo pietà, si io la provo, conosco il loro inverno, ma non mi rassegno, voglio la primavera anche se qui non esiste, voglio la primavera e morirò cercandola. Anche se non la troverò e morirò d’autunno almeno non mi sarò rassegnato al crudele e odioso inverno.

Edmond Dantès

10.

Paura.

La mia mente rigetta il futuro perché ho paura di lui, non vola nel passato perché non mi ci riconosco più. Temo di aver visto così tanto da esser diventato cinico, ho messo uno scudo, questo scudo mi difende ma mi emargina. Vorrei percorrere il passato e capire senza rabbrividire, vorrei sentire pronunciare il mio nome, guardarvi negli occhi e senza nessuno scudo dirvi:

ho paura, ho una fottuta paura, ho paura che nessuno possa amare una mente così astratta, ho paura e fingo, ho paura e attacco, persino ora che scrivo ho paura, ho paura di essere troppo struggente, ho paura di rimanere solo. Ho paura degli sguardi che scruteranno il mio corpo disegnato, ho paura del loro giudizio, ho paura che non costruirò mai il mio piccolo mondo. Ho paura di morire senza aver lasciato niente. Ho paura di cose che a voi faranno ridere, ho paura della realtà quotidiana perché credo che quasi nulla sia reale. E’ una vita che affondo e riemergo, ho paura di non riemergere più.

Il mio modo di scrivere è struggente,

 sono dolore dipendente

 è il fardello del perdente,

fa di tutto e non conclude niente.

Sogno sempre in ritardo,

le mie gioie a qualcun altro

un’altra volta ha vinto il banco

sono stanco.

Stanco di non sentirmi all’altezza,

vorrei perdermi in una dolce brezza

tra le braccia di una donna che mi dona certezza.

Ho paura di non essere mai amato, ho paura che si occulti il mio grido disperato.

Edmond Dantés