PROFEZIA DI UN PIRATA

 

di Roberto

Vedrai che le cose non sono sempre come sembrano

Vedrai che di sogni se ne possono fare ancora

Vedrai quella luce sempre più vicina

Anche se vedi tutto nero, anche se non vedi futuro

Vedrai che tutto si risolverà-forse a breve chi lo sà-

Ma vedi di non abbassare più la guardia

Diffida da chi dice che ti vuole bene

In questo cammino lungo e tortuoso ne vedrai ancora di cose, anche se pensi di aver visto tutto, vedrai che non è così. Ma tu continua a non arrenderti mai, davanti a tutto e tutti

E vedrai che i tramonti ci saranno sempre

Che le stelle brilleranno costantemente nel firmamento e gli oceani saranno sempre irrequieti

E li navigherai ancora ancora e ancora

Vedrai nuove terre, terre che non hai ancora mai visto.

Ci saranno nuove avventure e nuovi amori e nuove delusioni. Quelle non mancheranno mai.

E avrai nuovi viaggi da raccontare, nuove emozioni da descrivere e nuovi romanzi da pubblicare. Ne perderai ancora tanti di treni, ma ci sarà il treno destinato a te.

Tu non mollare mai, riga dritto

E non vedrai più questi posti violenti, cattivi e dove regna l’invidia

E sarai di nuovo una persona libera

SCRIVO VERSI E SOGNO POESIE

 

 

Un uomo cresce nella giungla, per poi a vent’anni essere spento,

Dentro le tasche non ho nulla, io vivo il tempo del tormento.

Un bimbo nasce in una culla, per poi lottare nel cemento,

Cresciuto dentro questa burla, dove non ridi, vivi a stento.

Il bimbo nasce, il bimbo cresce, senza un’idea di libertà,

Veleno in fasce, le fasce strette, dove i sogni non coincidono con la realtà.

Un uomo muore senza fiorire, un uomo muore in povertà,

Se guardo altrove è sempre aprile, ma qui l’inverno non finirà.

Edmond

DONNA GUERRIERA

 

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Portami i miei sogni, fallo adesso.

Donna guerriera, non scivolare qui giù;

è triste la mia cera, sarò io a tornare su.

Aspettami, saprò amare le tue cicatrici più delle mie.

Correggimi, ti donerò più delle mie malinconie.

Donna guerriera, accetta questo ballo.

Danziamo nell’oppressione. Siamo di metallo.

Guardami, tu puoi farlo;

convincimi che oltre il muro c’è più del fango.

Amami, nei giorni in cui io smetto di farlo.

Infondo mentivo, sai, non sono di metallo.

Donna guerriera, non ti conosco,

ma ti sto aspettando.

 

EDMOND

 

(Per me sognare qui dentro è più importante di sopravviverci, quindi, anche se è solo un sogno, il mio su carta, io ci credo lo stesso. Un uomo senza dio deve pur aver fede in qualcosa, io ho fede in molti sogni.)

VORREI.

Ho sparato gran parte delle mie cartucce e ora, sono quasi disarmato di fronte un volto che non può concedersi ma che vorrebbe farsi accarezzare.
Vedo i tuoi occhi che dicono più  di ciò che vorresti far trapelare, ti vedo, vedo l’immenso dubbio che sfiora anche me sfiorare il tuo viso: chi è?  Perché?

Sono l’uomo dai mille scarabocchi  ma con il volto ben disegnato,

sono ciò che non puoi desiderare poiché

anche se oggi sono vicino,

il mio mondo è estremamente lontano.

Ma questa lontananza è nulla di fronte al flusso di pensieri che sgorga in me questa notte, e, sono certo che delle volte anche tu non proibisci al mio volto di entrare nei tuoi pensieri.

Non è mai il momento giusto, il tempo e le circostanze sono due miei grandi nemici, ma che importa, dopo tutto i tuoi occhi mi sfiorano ancora; i tuoi occhi sono così belli, anche perché, sfidano i miei nemici; e non puoi immaginare  quanto valore abbiano per un dannato due occhi che lo seguono nel suo inferno.

Un volto che recita una parte che i suoi occhi non sanno dire, occhi che non sanno mentire, scappano da questo posto ma non possono partire.

Scappiamo simbolicamente io e te

Scappiamo nella mia mente.

I migliori occhi che ti accarezzano tra la peggiore gente.

Basta che qualcuno ami il tuo talento e d’improvviso non sei più un perdente.

Allora guardami vincere i tuoi occhi,

il film di tutte le mie notti,

il film dove un povero ladro ruba solo un po’ d’amore per se stesso,

un film dove i nostri occhi hanno sempre successo.

EDMOND

PASQUA.

Siamo arrivati a Pasqua, io non festeggio, resto fedele all’etica del vecchio detenuto che non fa neanche gli auguri di compleanno, ed è giusto così, perché un augurio qui dentro è davvero una blasfemia.

Vedo gente pronta a grandi mangiate, celle adibite a cucine, altre allestite per consumare l’eccesso di cibo. Ma la mia cella è rimasta tale e quale. La mia cella è lo specchio di chi la vive, ed io non mi vesto a festa. Guardandomi intorno sorge un’unica domanda: a che pro? Per quale motivo i miei compagni tengono a questi conformismi?

La risposta, spesso è “per svago”, ecco, io questo proprio non lo accetto, preferisco mi si prenda in giro, ditemi, tradizione, fede, fame, ma svago no. Non è uno svago stare in sei ammassati in una cella strafogandosi tra un ricordo e l’altro che brucia più dell’olio bollente sulla carne, come può essere uno svago festeggiare in questo mondo che ha solo limiti e nessun orizzonte, con il costante pensiero alla propria famiglia e a come stia festeggiando. Io penso che almeno quest’oggi i meno fortunati siano i più fortunati, a noi non interessa, noi non abbiamo nessun nucleo familiare e se ce l’abbiamo è talmente sfasciato che la Pasqua è l’ultimo dei pensieri. Le feste sono altre, per me, è festa quando vedo i rarissimo sorrisi dei volti troppi stanchi che con poca fatica ancora mi seguono, per me è festa quando mia madre riesce a non dare in escandescenze, o quando mia sorella sorride soddisfatta  di un esame che le è andato bene, per me è festa tutte le volte che entrano qui, in questo maledetto posto, per regalarmi un po’ di dolcezza, per me la festa più importante è quando nei loro occhi leggo la stessa felicità che c’è nei miei guardandole serene.

Lascio il Natale, la Pasqua e via dicendo agli altri, lascio queste feste a chi ha bisogno di sentirsi unito sotto un cielo comune tre volte l’anno, lascio queste feste a chi sogna solo in esse perché non ha altra voglia di sognare, le lascio a chi più mediocre degli altri ha ottenuto tutto dalla vita ma non gli è bastato. Allora, toh prenditi tutte le feste che vuoi, io ho ritagliato le mie, la mia festa oggi non è pasqua ma sapere che tu mi leggi con approvazione, la mia festa è e sempre sarà nei vostri occhi felici.

Edmond Dantès

14.

Mi appellavo a dio senza crederci, feci lo stesso con l’amore, e forse, è per questo che nessuno dei due mai mi rispose.

Dio, su dio non ho smosso le mie convinzioni, ho solo smesso di chiamarlo stupidamente. Ma in quanto all’amore, in quanto all’amore ho ribaltato drasticamente le mie teorie.

L’amore esiste e io ci credo.

L’amore è quella foto che custodisco gelosamente nel mio stipetto, sembrerà strano ma risponde, risponde tramite quegli occhi belli quanto dolci, quegli occhi che sono ogni giorno più belli, nonostante la foto sia la stessa.

Continuerò questa mia folle vita da miscredente senza odiare, l’odio è futile, l’odio è peccato. È peccato sì, ma non per via di una religione che rinnego, l’odio è peccato perché ci distoglie dall’amore che è lì pronto a salvarci.

L’amore ci salva, non dio. Nessun santo mi ha mai chiesto il perché delle mie scelte, e a dire il vero neanche l’amore me l’ha chiesto. Perché? Perché l’amore non ha bisogno di chiedere, l’amore capisce a basta, l’amore non si cerca. L’amore ti trova, l’importante è che tu non sia troppo impegnato ad odiare. Non fraintendete, questo mio smettere di odiare non mi rende meno agguerrito, io lotto ancora, lotto e sono più forte. Da quando si è acceso questo fuoco che non conoscevo mi sento corazzato e anche il coraggio è raddoppiato perché lottare per amore ha molto più senso dell’odiare. E credetemi che io l’ho odiati tutti quanti, ma il troppo odiare ti trascina a loro, ti mette allo stesso livello di chi odia, e una volta che si è vinto si è solo un po’ più simili al nemico. L’amore no, l’amore lotta in volo, l’amore vince e scorda. L’amore è la chiave di quella salvezza che all’uomo appare così lontana, non fatevi convincere ad odiare, l’odio distrae, l’odio indebolisce, e chi governa è felice nel vederci odiare gli uni contro gli altri.

Loro non vogliono vederci salvi.

 

Edmond Dantès

 

RIME 5.

A cosa pensi se ti dico amore?

Amore è una folata di vento, accarezza e poi spazza via nella nebbia.

È molti meno baci che nostalgia. È uno squarcio di tempesta e neve e freddo.

È breve, è nulla, è finto. Prende in giro.

Toglie tutto, anche il respiro. perlomeno a me l’ha tolto, non lo senti il fiato corto?

E lei, mi perdoni Donna Speranza, per il mio male l’amore non ha importanza, vi porgo questa danza.

L’amore esiste ma io l’ho escluso.

L’amore salva l’uomo che è destinato al dolore. Anche se il destino, è pur sempre il destino.

L’amore è la cosa più pura che ogni uomo puntualmente inquina.

L’amore per me ha un gusto amaro, perché chi me l’ha portato l’aveva già scalfito.

L’amore sono le mani di mia madre che non accarezzano, graffiano.

L’amore sono gli occhi di mia sorella che spesso sono maledettamente tristi.

L’amore è quella donna che mi guarda da lontano, ma solo nei miei sogni.

L’amore è quella donna che mi abbandonò nei gironi dell’inferno.

L’amore è dolce poesia che si tramuta in sasso, ed io, son duro perché il mio amore ora appartiene ad un altro.

L’amore, ero troppo giovane per capirlo, ma non per soffrirne. Ed è per questo che l’ho esiliato, emarginato, escluso.

Da che tutto può e nulla teme, esule, fino ad indossare le catene.

Edmond.