ALLA MORTE

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Mia dolce morte,

anche se so che dolce non sarai, vieni a prendermi ora che il buio in cui vivo è di certo più profondo di quello in cui mi porterai.

Mia dolce morte,

prenditi ciò che ero. Cara morte non c’è spazio per ciò che sarò; recitavo queste parole notti fa, recitavo questo monologo giorno dopo giorno, l’ho recitato con gli occhi lucidi, con i pugni chiusi, con il sangue sul mio corpo; l’ho recitato fino alla nausea ed infine mi ha nauseato.

Mia dolce morte,

scavalcami, ho trovato il coraggio.

Dolce morte,

ciò che sarò, è troppo più forte di ciò che ero. Dolce morte non sei più mia c’è troppo fuoco nel mio nuovo sguardo per volere andare via.

Ora guardate un’anima morta risorgere grazie alla poesia, ora guardatemi lottare senza scappare via.

Il posto più brutto del mondo non mi ha ucciso.
Io sono un fiore.
Giorno dopo giorno il mondo mi ha deriso,
Annaffiato di rancore.

Fiore che cresce su una rete,
Continua a cercare fuori.
Fiore su cui piangerete,
Scordando i miei errori.
Fiore del cemento che oscura quelli di serra.
Non ci credi,
Fiore perso nel tempo della sua guerra.
La morte bussa, ma io sono in piedi.

Edmond