RECENSIONE NAPLES 44

 

Un borghese con degli occhiali, strani quanto costosi, entra qui dentro con un dvd in mano e si proclama anarchico.

Non è una barzelletta, suona come una barzelletta ma non lo è; dio come mi sento strano, ho un vaffanculo grosso come una casa sulla punta della lingua, che non posso pronunciare, ho una mano piena d’odio e inchiostro ma non lo posso schiaffeggiare. Posso scrivere, a voi posso scrivere ciò che penso realmente. Ti prego M. non farmi fare domande a persone che schiaffeggerei ancor prima che aprano bocca, io non sono un giornalista e le mie domande a sfondo sociale non credo piacciano a questi borghesi finti alternativi, dai ricci indomabili e le lenti splendenti, certe domande sono più forti di me:

sì, ok, la seconda guerra mondiale è brutta, sì ok, compatiamoli, ma perché patire continuamente disgrazie passate mentre ce ne strafottiamo di quelle presenti? E perché vieni qui a dichiararti anarchico se entri sotto braccio alle istituzioni? Perché parli di Siria? Scommetto che il ricavato del tuo film non sarà donato in parte alle migliaia di persone oppresse; a lui non serve donare i soldi, lui fa di più. Fa un film sulla seconda guerra mondiale, di cui ormai pure gli analfabeti ne conoscono le cause e il periodo storico, e poi ti dice che è per sensibilizzare gli italiani sulle altre guerre. Ma, visto che è un docufilm spendi i soldi per fare un cazzo di docufilm su guerre attuali, intervista gli italiani dal grande senso d’empatia verso gli ultimi del mondo, quelli che impugnano un’arma e vanno a morire oltremare. Non mi chiedete una recensione su qualcosa che narra fatti che conosco a menadito, questo film non mi ha insegnato niente. E, anche se ho provato tenerezza per quella città martoriata sono passati settantacinque anni dal loro inferno, mentre oltremare fra cinque minuti sarà ancora la fine del mondo. Non ho una recensione, questo è ciò che ho, il mio parere.

Una nota d’anarchia

Una nota di rivolta

C’è chi dice sia poesia

C’è chi segue la mia lotta.

Ma, a te che importa?

Sei venuto qui, e chissà il motivo

Essere anarchico cosa ti costa?

A me è costato anche il respiro.

Vado contro finchè vivo

Non reagire, tanto schivo

Niente oro tanti bronzi.

 

Essendo un anarchico di matrice comunista i miei bronzi li divido con la mia gente.

 

Edmond

LACRIME SALATE

 

 

Chiamami fantasma perché la mia gioia in questo posto è tale.

Chiamami Edmond finché avrò ancora la forza di lottare.

Portami il tuo vento ho bisogno di respirare.

 

Il ladro respira, respira ancora,

a tratti il suo respiro sembra quello di un uomo normale,

lacrime salate come il mare;

un giorno scoprirete che le mie lacrime non hanno un sapore diverso,

diverso da quelle di un uomo onesto;

un giorno scoprirete che un ladro percepisce il vostro dolore,

anche se questi stronzi mi obbligano da sempre a vivere senza amore.

 

Benvenuto mio amore,

Benvenuta primavera.

 

Edmond

GRIDO DI RIBELLIONE

Di Puma, III casa Rebibbia

Oggi la situazione in Italia è un oltraggio la legge ti calpesta senza darti coraggio/
mi sento come un pagliaccio sporcato come uno straccio
questo Stato io lo schiaccio un sentimento freddo più del ghiaccio/
il gesto dell’ombrello con il braccio la rabbia non mi rende saggio e quante vite buttate attaccate a un laccio/
mi sento intrappolato il un’Italia reclusa ottusa confusa
non chiedo scusa come una gatta quando fa le fusa/
la mia povera gente soprusa stufa di uno Stato che non chiede scusa/
l’Italia del bel paese palese che non si arriva a fine mese
una vita povera a troppe spese troppe tasse meno case e troppe chiese/
istituzioni e pretese e troppi colli nelle corde appese/
il principio sta alla base impara bene questa frase
non c’è Stato senza base lo senti nella rima della base anche se ancora sto fuori fase/
sembra banale vestiti d’arsenale combatti per l’ideale
la mia arma più mortale/
una guerra medievale in stile battaglia navale
così micidiale ancora più letale/
non conta essere leale per un viaggio ultra spaziale
è solo mafia capitale papale e digitale/
Ritornello: gido di ribellione contro uno Stato senza passione
più soldi all’educazione capovolgo l’istituzione/
non c’è altra soluzione
colpo basso all’umiliazione reduce senza nazione/
ci vuole forza e convinzione al mio grido di ribellione/
In Italia si fa sempre più dura mi fa paura tenere la sicura
con la premura di tirare righe di bianca pura/
fanculo alla questura sembra tutto un’usura
le mie parole sono forza della natura/
che ti cattura la mente da un pensiero latente
molto più possente della pioggia quando cade a suon battente/
non voglio essere un reggente il mio testo è più forte e potente
lo scrivo con indosso solo le manette/
ammazzerei di botte ogni fottuto agente è questo Stato il vero delinquente/
lo penserebbe pure il più santo credente ancora più pungente sputo addosso a questo Stato assente/
scadente concordo al pensiero del più demente
non m’importa più di niente/
un pensiero sicuro alla mia gente che difende
il diritto di vita con le lamette a fuoco i tribunali le camionette/
il grido di ribellione si fa sempre più sentire udire per l’avvenire lo scrivo con lo schiocco a fine delle mie rime/
Ritornello: gido di ribellione contro uno Stato senza passione
più soldi all’educazione capovolgo l’istituzione/
non c’è altra soluzione
colpo basso all’umiliazione reduce senza nazione/
ci vuole forza e convinzione al mio grido di ribellione/
Mi serve un aggancio prima che questa merda di lebbra si attacchi al braccio la tengo a distanza a lungo raggio/
mi sento saggio parto all’arrembaggio quando di mezzo non basta solo il coraggio/
senza arte nè parte spero che la fortuna giochi dalla mia parte/
zio mischiami le carte prima di entrare pulisciti le scarpe ogni strada ha le sue tappe/
non sorridere in faccia al destino perchè il ghigno dello sbirro ti sta vicino anche quando l’erba più buona è quella del vicino/
ancora aspetto sto postino che mi dia il listino del mio destino
mentre conto le ore affilando l’uncino/
non lasciare mai la presa se la corda si spezza mantieni in ripresa quando la puzza al naso ne fa la spesa/
non chino la mia testa non l’abbasso questa cresta mi martella dritto in testa
l’Italia dà la clemenza alla mia guerra d’indipendenza nulla più da raccontare per una vita vissuta dietro le sbarre con sogni sentimenti da calpestare/
dicono di non rubare peccato capitale la mia Italia è tutta da cambiare/
Ritornello: gido di ribellione contro uno Stato senza passione
più soldi all’educazione capovolgo l’istituzione/
non c’è altra soluzione
colpo basso all’umiliazione reduce senza nazione/
ci vuole forza e convinzione al mio grido di ribellione/

NEVICANO SOGNI

Uomini incapaci
Sciolti come neve
Uomo non mi piaci
Togli le catene;

Uomini incapaci
Qui non c’è candore
Persi in troppo strati
Perso anche l’amore;

Nevica rancore,
Roma è tutta bianca,
Vivo senza sole
L’odio in una stanza;

Uomini incapaci, smettono la danza
Io porto la musica oltre a questo inverno
Non muoio qui, il cuore arranca,
Nevicano sogni a tre passi dall’inferno.

Edmond G

Apri, chiudi, strilli, apri, chiavi, mangi, lavi, chiudi, leggi, dormi

Giornate troppo lunghe perché io possa creare un itinerario che mi faccia sfuggire dalla noia addolorata di questo posto.

Apri, chiudi, strilli, apri, chiavi, mangi, lavi, chiudi, leggi, dormi.

E poi via a un altro giorno fottutamente simile.

Apri, chiudi, strilli, apri, corri, mangi, chiavi, chiudi, leggi, dormi.

Ho un fottutto mal di schiena amici miei, due anni su questi materassi lerci di gomma piuma rompono la schiena, anche ad un venticinquenne.
Troppe ore su una branda di ferro troppo consumata e solo la gomma piuma che ci divide.
Troppe ore a correre sul cemento non allungando mai lo sguardo, anche gli alberi che si trovano all’aria ormai mi sembrano prigionieri. Quando sono arrivato a Rebibbia, venivo da una situazione peggiore, anche un albero mi ricordava la libertà. Ora un albero inneggia alla pietà, poiché anche lui si trova in questo posto di merda.

Oggi mi rode il culo, il mal di schiena non passa, stare sdraiato a leggere non mi distrae, no!
Nemmeno i miei amati libri spezzano la routine oggi.
Penso a domani, penso che forse tornerò a scuola. Così alla ballata di sopra aggiungerò anche quello.

È che ogni tanto non mi va di montare finti sorrisi sul mio volto. Non mi va di sentirmi dire:”cos’hai Edmond, perché sei triste? Tu sei forte, non devi buttarti via.”
Tante volte preferisco stare nel freddo del mio letto coperto di rabbia, invece di inventare draghi per fingere che sia tutto apposto.

Qualche giorno fa hanno letto i miei racconti al teatro del carcere, mentre il megafono chiamava più volte il mio nome, io correvo, correvo in tondo. Correvo senza scappare, correvo via da quegli applausi. Correvo via dalle facce Delle istituzioni che si sarebbero complimentate con me. Sono miei nemici, lo sono ancora. E se dei miei racconti li hanno inteneriti che restino comunque lontani, poiché non sanno che l’odio che serbo in gran parte è dedicato a loro.

Ho mal di schiena, qualcosa di più grande di me lì fuori mi strazia l’anima, eppure leggo, eppure corro, eppure mangio; ma non mi si chieda di fingere, non adesso.
Che poi chi vi ha dato l’ok per leggere i miei racconti? Il blog? Chi ha mai detto di volersi mostrare così tanto al mostro?
Leggere qualche poesia durante gli spettacoli teatrali va bene, ma leggere la mia vita, il mio dolore, volermi presentare su un palco come se mi si conoscesse. Non mi conoscono, se mi conoscessero saprebbero che i miei racconti e la mia storia sono per la mia gente e non per le istituzioni. Se mi conoscessero non avrebbero detto: “dorme, classica imprevedibilità degli artisti”.
Non dormivo affatto, correvo. Correvo e tenevo lontana  la mia lingua dal culo delle istruzioni, da chi di fronte a me si veste di Stato. Andate a fanculo, io non ho Stato.
Uscirò con fortuna o a fine pena, di certo non diverrò vostro amico.
Tornerò a scuola. Ma non mi cimenterò più ad abbellire il mostro che mi possiede, non mi farò prendere per il culo da persone che fingono una volta e dieci no, ma quando ci sono esigono il tuo tempo. Perché tanto tu in questo cesso cos’hai da fare? Niente, non ho da fare niente, meglio niente che farmi prendere per il culo.

Io per il mondo sono altro,

Forse un reietto dal dolce canto.

Per la mia sorte sono un lampo,

Freddo, veloce e senza scampo.

Fuck the sistem!

EDMOND

HEVAL DAVIDE

È forte, è veramente forte, lo è in ogni senso.

Sentire l’oppresso ovunque sia, chiunque sia è già di per se nobile, ma non basta un pensiero, il tuo libro mi insegna che a me non basta questo, il tuo libro racconta realtà che fanno paura, racconta di un uomo che ha un’empatia così forte per gli oppressi da non cedere alle sue paure. Sei forte Davide, il tuo libro lo collocherò tra i miei amati Shantaram e Papillion.

Ora che ti ho collocato tra i miei due fuggiaschi preferiti, io dove mi colloco?

La guerra mi colpisce, il sussulto dell’oppresso è l’unico respiro che mi accarezza in questo posto, un respiro corto, perché chi lotta a volte ha vita corta, ma chi si rassegna a lucidare i grossi culi dei bastardi che tirano le file, chi resta inebetito nel marciume senza provare nulla, o senza domandarsi mai, che fine fa?

Ho letto il tuo libro e di domande me ne sono fatte tante, domande che mi faccio da tempo: è così folle mandare all’aria una lunga e mediocre vita per combattere una guerra oltremare con persone di culture diverse dalla mia?

No, non è folle, per me è mio fratello un ragazzo privato della sua adolescenza piuttosto che un ragazzino che ha ciò che basta per non ribellarsi mai, che se ne fotte del dolore oltremare, solo perché lì vige un altro dio, un’altra cultura, un altro modo di vivere la vita.

Vorrei chiedere ai tanti miei compagni di sventura che parlano di quelle guerre in modo dispregiativo e distaccato: ma un bambino con un pallone sottobraccio oltremare, è così diverso dal bambino che eri tu?

Chiamami pure folle, un sognatore folle che vuole combattere tra gli oppressi e magari pure morirci per un sogno di uguaglianza. Perché no, non siamo tutti uguali, non lo saremo mai, ma se ci fosse l’occasione? Se domani le cose cambiassero solo perché dei folli dalla vita certa hanno deciso di donare le loro certezze per chi di certo non ha nulla? Voglio essere tra quei folli, voglio essere tra quei folli.

Ovunque, per chiunque.

Non voglio trovarmi vecchio a parlare con dei giovani di quanto sia giusto ribellarsi contro le angherie dei potenti, io voglio ribellarmi, voglio farlo ora.

Ora che leggendoti ti ho collocato tra due miei eroi, tu dove mi collochi, sono pronto? Sono adatto? Sono forte? Io non lo so, solo un megalomane è certo del futuro, io non so un cazzo del mio futuro, non so se la paura continuerà a spingermi verso il coraggio o se finirà per inghiottirmi, so solo che sogno, sogno il sussulto dell’oppresso, ogni oppresso è mio fratello e chiunque combatta per loro è un eroe.

Ciao Heval,
spero di incontrare presto il guerrigliero italiano che questa settimana mi ha fatto una piacevole compagnia.

Un grande abbraccio,
Edmond