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Me alzo presto del resto c’ho molto da fa guardà le sbarre richiede tempo e quanto tempo, tempo che rubo alla mia giovinezza e mentre mi privo di tempo prezioso l’odio accresce, il sangue pulsa ma la ragione ancora vigile mi ripete che è una guerra tra poveri che l’odio che provo non è solo…

Rubo sabbia dalla clessidra con racconti banali che resteranno tali. Certe cose si vedono e si dimenticano, le occultiamo, il carcere è un mondo a sé ed ha i suoi codici, spero che chi mi legge li rispetti, un saluto da regina coeli a denti stretti.

Edmond Dantés

Piacere Edmond

Volete darmi un nome? Beh, fate pure.

Per molti sono il secco, ultimamente mi chiamo ninho, per lo Stato balordo sono la matricola 01030102, chiamatemi Dante se volete, il mio purgatorio è una cella e il mio inferno alberga nel mio sguardo. Chiamatemi povero Diavolo se do questa impressione, ma non vi dirò il mio vero nome, non lo dirò per due motivi. Uno, qui lo sento così poche volte che l’ho scordato e sentirlo pronunciare in varie circostanze mi coprirebbe di nostalgia, porto la maschera dello spietato ma non è così. Secondo, metto la mia anima su un foglio, ma io non mi fido. Nei circuiti in cui ho vissuto si ride, si rischia e si muore è talmente tanto che non amo che vorrei amarvi, ma non posso, queste catene impongono l’odio. Ma un uomo schiavo dell’odio vede solo a metà, quindi voglio amarvi senza palesarmi, così domani potremmo tranquillamente odiarci.

Oggi la giornata è magra perché non vi conosco ma vi ho pensato, un abbraccio da un prigioniero di Stato.

                                                                                                                                                  Edmond Dantés