LETTERE AD UN GIOVANE POETA

Sono padrone e schiavo.
Padrone con tutto me stesso riesco a non essere questo posto.
Schiavo quando in esso mi perdo.
Oggi mi perdo, amico mio, cazzo se mi perdo.
Se non fosse per quella ragazza che viene a sorridermi tutte le settimane non so quanto sarei rimasto davvero forte.
Se non ci fossero state svolte, forse la forza di cui parli si sarebbe esaurita, la mia lotta avrebbe finito col perdersi nelle grida mute che hanno caratterizzato la mia vita.
Grida inutili, grida sole, grida che sputano molto più bava che verità.
Ma la bava mi ha stancato
la catena ucciso
da questa merda sono rinato
ed ora ha un senso ciò che grido.
E’ molto bella la tua poesia, ed oggi, non sono abbastanza carico per una degna risposta.
Oggi non sono forte come tu mi credi, lo sarò domani, lo sarai anche tu.
Domani ci alzeremo con la consapevolezza che nulla è più lontano di un passo.
Domani ti accorgerai di averlo fatto.
Un domani che non sta in 24 ore, ci incontreremo.
Un domani come un altro potremo addirittura spalleggiarci, ma non è ora che devi difendere il mio fianco, amico mio.
Sii pronto al passo, sii pronto alla lotta, sii pronto a difendere e difenderti da chi ci vuole deboli, divisi, schiavi.
Continueranno a distruggerci, a privarci di un senso.
Ci proveranno delle nostre più care poesie, porteranno nostri simili a riderne.
Vuoi esserci per me amico mio? Ed allora, non permetterglielo. Le nostre parole sono musica ed in qualsiasi parte del mondo tu ti trovi, promettimi che ai mille ribelli che non sanno, tu proverai ad insegnare la nostra danza.
Anzi, prova a risvegliarla poiché dentro tutti noi esistono questi passi.
Io sono Edmond, sono il svegliare di catene spezzate, pugni schivati, lame pericolose.
Ma come può tutto questo aiutare?
Cosa sarebbe Edmond senza di lei, senza loro, senza voi?
Nulla. E nulla è più lontano di un passo, ma ogni passo solitario che ho fatto contro il mostro è nullo. Non trovi, amico mio?
Se oggi rinsavisco e torno a vivere è grazie a te, a lei, grazie ai mille poeti che aspettano, ai cento mila ribelli che non sanno.
Sono vivo per ricordare alla mia gente che questa non è vita.
Non lo faccio perché sono forte.
E’ solo voglia di vivere.
La voglia di vivere di chi capisce che in realtà non si ha mai vissuto.
E’ la voglia di vivere e essere forte, amico mio, non io.
E quindi vivi, porta a vivere, a guardare.
Nulla è più lontano di un passo.
Trova persone pronte a sincronizzarlo al nostro.
Ti ringrazio per il libro.
Un grande abbraccio.
Tuo amico,

Edmond

HO AFFIDATO LA MIA ANIMA AI LIBRI, ALL’AMORE A VOI

1 anno di galera non cambia poi così tanto mentre 2 anni già cominciano a cambiarti.

A 3 anni oltre ad essere cambiato tu, è cambiato anche il mondo.

Dopo 5 anni se non sei una testa pensante, la galera ti ha annientato, meccanizzato.

Il cuore è un campo fiorito che diviene campo arso e allipnosi di questo tempo maledetto non riesci a fare a meno dincenerire la tua anima.

Ho affidato la mia anima ai libri, allamore, a voi.

Questo mostro non avrà la mia anima, vecchi miei.

Questo tempo non mi ha ipnotizzato, anzi, sono io che a fine corsa lo avrò fottuto.

Sono entrato convinto di essere un campo arso e me ne andrò ancora più convinto di essere un campo fiorito.

In questo campo che sono oggi, ognuno di voi, a suo modo, ha piantato un fiore.

E vi ringrazio.

Ringrazio chiunque abbia avuto il coraggio di pronunciare il mio nome, le mie poesie, i miei racconti.

Ringrazio il coraggio di chi è venuto a piantare un fiore negli abissi senza dare per scontato che morisse.

Non sono morto, vecchi miei, la mia anima è lì, e, nonostante il mio corpo sia qui dentro, io non sono morto, sono vivo.

Sono fottutamente vivo e non aspetto altro che ricongiungermi con la mia anima.

 

Guardo questo campo e piango

nessun fiore nel metallo,

sto piangendo o sto annaffiando?

Ora sapete.

Loro non sanno.

 

Edmond

VIA SCORTICABOVE

Disprezzare altri popoli più di quanto si ami il proprio ti rende prigioniero, a forza di dividere in classi, etnie, e dogmi vari, finirete per capire che quei muri immaginari di disprezzo che innalzate non difendono, bensì rendono prigionieri.

Ma forse vi ho sopravvalutato, voi non capirete, no: ci vuole cuore per capire, e a voi il sistema il cuore lo ha stretto troppo.
Qualcuno ha bisogno che voi abbiate paura del nulla, cosicché non possiate confrontarvi con la vera realtà.
Ricordate, belli miei, che sin dall’alba dei tempi chi tracciava confini erano i tiranni, e che ogni flusso migratorio ogni disagio è dovuto sempre a qualcosa, ma voi avete il cuore piccolo, il sistema ve lo ha rimpicciolito troppo.
A voi interessa la guerra tra poveri, a voi piacciono le cose semplici, le cose vane, non ho rispetto per questo odio, è un odio senza dignità, un odio impostato, un odio che non riesce ad andare oltre il proprio naso; a volte mi chiedo: ma i mille avidi che affamano milioni e milioni di persone chi li odia?
Non voi, e forse in passato neanch’io, voi portate le loro griffe, i loro slogan, voi amate il loro sfarzo, eppure odiate chi sfugge, chi non ha una casa, chi non ha più una terra. Questo è il vostro odio e in questo odio inutile voi tracciate confini che magari per voi non sarebbe nemmeno giusto tracciare, perchè di certo non portano a niente, portano solo a prigioni.
Chi ha il cuore piccolo è prigioniero, ed io, da una vera prigione, sono pronto ad aprire il mio cuore a tutti coloro che sfuggono da indegne ingiustizie, ed ogni volta che lo faccio cari miei io sono libero, un prigioniero libero, un prigioniero libero che odia con un senso, mai più odierò coloro che vogliono che odi.
Un abbraccio a chi è scacciato,
denigrato, emarginato
un abbraccio inutile come è inutile
l’odio velenoso che vi sputano
un abbraccio da questo mio cuore ingabbiato
un cuore grande, che più non illudono
vostro fratello,
Edmond

LETTERA A NICOLò

E sono carne

E sono inchiostro

Il mio pensiero a chi in lui ho scorto

La ribellione verso il mostro.

Al caro Nicolò che varca una soglia indegna per nobili ideali non posso che augurare il meglio, fai che il carcere, le restrizioni, il dolore del cemento non scoraggino la tua lotta, che sto cesso e i suoi controsensi non ti traggano mai in inganno, nascosti tra i libri e le mura ci sono persone molto più simili a te che alle dottrine che questo sistema malato inculca. A volte qui dentro c’è chi piange in sette lingue l’assenza del sole, purtroppo non tutti sanno di essere nati all’ombra, non tutti sanno che il sole è nelle mani sbagliate e non tutti son pronti a rischiare il taglio delle proprie per riequilibrare il fascio di luce che ci spetta di diritto. Si chiede di avere il sole senza aver lottato, e se si lotta spesso lo si fa nel modo sbagliato.  Il sole è di tutti ma ognuno gli ha dato una sua forma, ognuno, a suo modo, lo ha allontanato divinizzandolo, ma il sole non è altro che una stella, la nostra stella, la stella di tutti ma che pochi hanno preso senza alcun permesso.

Che la tua lotta continui sempre,

come sempre continuerà la mia, perché anche se ci siamo addestrati ai combattimenti all’ombra, gli unici ad avere diritti sulla luce siamo noi oppressi, buona fortuna amico mio, abbraccia tua madre, come io non ho mai saputo fare con la mia, abbraccia chi lotta per te e per l’antifascismo, ciao bello mio,

tuo fratello Edmond

 

Lunga vita a chi resiste

Lunga vita a chi reagisce

Lunga vita a chi la lotta l’ha sposata e non tradisce.

20-21-24-25-26

20-21-24-25-26

Con quante altre candeline devo decorare il tavolo del mostro?

Buon compleanno Edmond,
Buon compleanno stronzo.

116+1
Una te la regalo,
Buon compleanno nessuno
Buon compleanno schiavo.

117 candeline, sembra un faro
Sto cesso brilla dei miei insuccessi
Il mostro tende anche un regalo

Io non lo aprirò, non apro agli spettri.

117 candeline fatte con i miei resti
Pezzi de anima, pezzi de core
Ancora lotto, sì, ma ho il cuore a pezzi
E in troppi pezzi vince il rancore.

117 candeline prive di colore
C’è sangue nero, quasi sembra inchiostro,

C’è chi mi scrive “auguri amore”

Ed io rispondo -non in ‘sto posto.

Ciao, amici miei
Non badate alla mia cupa poesia, sto bene, sto bene, va sempre fottutamente bene, chi voi che m’ammazza. Devo esse sincero qua il mangià è buono, l’aria è grande e so du notti che non sento rumori. Me va de lusso.
Pure il mare non è che me manca poi così tanto, so pieno de riviste, so pieno de canzoni, farò come l’altra estate mi applicherò con l’immaginazione.
Va tutto più bene di ciò che posso lasciar immaginare, sono altre le cose oramai mi logorano. Da molto più fastidio il caldo che le sbarre, perché se poi ci pensi le sbarre le viviamo tutti, chi in un modo chi in un altro.

È fiacca, un po’ insensata la mia danza oggi, ma voglio danzare ancora, vediamo dove arrivo.

Danzerò finché il quadro non sarà completato
Dipinto e poi mostrato,
Continuo ad allenarmi per la danza tra gli oppressi che i sistemi hanno infangato.

Tanti auguri Edmond,
Bevetevi un goccetto alla facciaccia mia
Vi voglio bene,
Vostro fratello
Edmond

UN UOMO È MORTO

Un uomo è morto ma poi è rinato,
pace al bambino con il cuore mutilato.
Un uomo è morto, mai stato amato,
pace ai suoi occhi e il suo destino è già segnato;
un uomo è morto, cos’ha aspettato?
Un vecchio sogno da vent’anni calpestato
ma io rinasco, io sono mago
mentre morivo rinascevo nel tuo fato;
un uomo è morto morto ammazzato
stringendo un fiore nelle mani e non è un caso,
perchè è da esso che lui è rinato,
tu sei quel fiore che in passato ho già sognato.
sei quel volto che sà di realtà in un mondo illusorio.
Edmond

FESTA DELLA MAMMA

Ci sono state più urla che carezze, questo è indubbio. Ma quanta colpa c è in quelle urla? Quante colpe si possono attribuire a un folle?
Ok, ho sofferto e non vi nego che il più delle volte sono stato trattato come uno scarto, però quegl’occhi erano pieni d’amore inespresso, oltre che di follia, ed io forse non ho mai dato a quell’amore possibilità d’espressione.
L’amore di un folle è strano, ancora più strano se sei piccolo e della follia ne sai poco, o niente. Con il crescere, poi, la follia diventa normalità e tu smetti di pensare che forse le colpe sono un gradino più in alto del tuo disagio, inizi a credere che probabilmente il problema giace in te. Quindi, ti senti in colpa, ti senti in colpa perché a scuola sei un ciuccio, ti senti in colpa perché tua madre beve e tu non lo sopporti, ti senti in colpa e distruggi ogni porta quando inviti i tuoi amichetti a casa e tua madre biascica. Ti senti in colpa perché a tutti sembra normale ma per te non lo è. Non capivo e non accettavo il fatto che mia madre soffrisse tremendamente, vedevo solo urla e solitudine. Ma perché così tanta solitudine, perché? Perché mia madre, nonostante soffrisse tremendamente, faceva due lavori. La mattina puliva le case dei ragazzini che, col volto riposato, il pomeriggio si riunivano alla scuola calcio; dall’una alle ventuno, poi, lavorava in una mensa. Quando era libera, soffriva, beveva e soffriva, ed io non capivo. Non capivo il mio disagio, non capivo le sue lacrime e mi arrabbiavo, cazzo se mi arrabbiavo. Sapeste le volte che con la schiuma alla bocca ho distrutto tutto. Io non capivo lei, lei non capiva me. Non capivo quella madre spesso vuota e lei non capiva quel figlio che l’aveva costretta a vivere.in una casa senza porte.
Oggi, oggi che sono un uomo capisco, cazzo se capisco. E così del mio dolore ne faccio una poesia, oggi comprendo molto di più quegl’occhi, e anche se non ci vediamo d un po’, non ti ho mai dimenticata mamma, non ti ho mai esclusa, sto lottando mamma, mi sto ritagliando un posto in questa realtà che ci ha confinati ai margini, aspetta ancora un po’ mamma, aspetta, perché io porterò il sole dove chiunque ha sempre creduto che la luce non sarebbe mai arrivata, un po’ di pazienza mamma, ci vuole ancora un po’ di pazienza, e io ti abbraccerò sorto un sole inaspettato, fanculo all’inverno, fanculo all’ombra, ti porterò la primavera, presto o tardi lo farò.

Il trucco è non vederli,
Folli inermi,
Ti han sepolta dentro, non temere non ti spegni.

Il trucco è confinarli,
Non salutarli
Ci penserà lo Stato quando sceglie di ammazzarli.

Il trucco non si vede
Non ci crede
Ho sofferto il doppio e come premio una parete.

Il trucco è una carezza
Mamma aspetta
Lo scarto oggi ha deciso che sto mondo non ci spezza.

Auguri a modo mio mamma, auguri da questo figlio più folle di te, ti voglio bene.

Edmond