ALLA MORTE

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Mia dolce morte,

anche se so che dolce non sarai, vieni a prendermi ora che il buio in cui vivo è di certo più profondo di quello in cui mi porterai.

Mia dolce morte,

prenditi ciò che ero. Cara morte non c’è spazio per ciò che sarò; recitavo queste parole notti fa, recitavo questo monologo giorno dopo giorno, l’ho recitato con gli occhi lucidi, con i pugni chiusi, con il sangue sul mio corpo; l’ho recitato fino alla nausea ed infine mi ha nauseato.

Mia dolce morte,

scavalcami, ho trovato il coraggio.

Dolce morte,

ciò che sarò, è troppo più forte di ciò che ero. Dolce morte non sei più mia c’è troppo fuoco nel mio nuovo sguardo per volere andare via.

Ora guardate un’anima morta risorgere grazie alla poesia, ora guardatemi lottare senza scappare via.

Il posto più brutto del mondo non mi ha ucciso.
Io sono un fiore.
Giorno dopo giorno il mondo mi ha deriso,
Annaffiato di rancore.

Fiore che cresce su una rete,
Continua a cercare fuori.
Fiore su cui piangerete,
Scordando i miei errori.
Fiore del cemento che oscura quelli di serra.
Non ci credi,
Fiore perso nel tempo della sua guerra.
La morte bussa, ma io sono in piedi.

Edmond

A te.

Ciao, forse nessuno mi conosce a fondo sai, c’è più Edmond in me di quanto si creda, è facile nascondersi dietro un muro di rabbia già costruito, è facile giustificare la follia se chi ti ha addestrato è folle, è facile persino dormire vicino ad un vile assassino, perché nulla mi spaventa di più di quel mio manto di dolcezza che ho tagliato e ritagliato, ma ricresce sempre. Non sapendo esprimermi ho cercato di spegnermi, e, a volte ci sono riuscito. Non accettavo di essere un sognatore, perché non c’erano più sogni, odiavo l’amore, perché vidi mia madre quasi morire per esso. Ma alla fine ho capito, ho raggiunto un compromesso, odierò ed amerò ma non allo stesso tempo.

La dolcezza non è un tormento, grazie ad essa sta sbocciando un fiore nel cemento.

Sia io che Edmond viviamo grazie a te, è per te che ho preso il primo libro in mano per poi capire che amavo leggere, è per te che ho smesso di temere la luce, facendo uscire parte di me allo scoperto, è per paura di darti troppo dolore che non mi sono mai lasciato morire. Mia cara, ho scelto la solitudine per non macchiarti, ma tu mi hai seguito anche a distanza, ho sperato che tu ti arrendessi così da non avere più input per lottare, ma sei rimasta e dio solo sa che folle io sia stato. Forse è solo grazie a te se la mia dolcezza non si è spenta e i miei occhi ancora bramano amore, perché nonostante odiassi tutto il mondo

Non potevo odiare Te.

Edmond Dantés