IL DOLORE FUGGE

La risposta di una lettrice

 

Il dolore fugge.

Avanza.

Distrugge.

Le gole sputano sangue

prima di sparare amare sentenze.

Dita infuocate in labirinti

avariati.

Carni ammazzate

in spiagge desolate.

Dove la musica si nasconde

quando gli inferi avanzano?

Dove la luce si trova

quando il buio ci travolge?

Scoppia nel cuore

una voglia.

La tengo nascosta.

Sempre più mia.

 

Piogge e soli si susseguono

Corpi e rumori si stendono.

Illusioni e speranze si aprono.

Corri nel mare

Inizia a cantare,

Se sei cavaliere, non puoi aspettare.

Se sei guerriero, non puoi fermare.

 

Ti sento.

lettera per voi.

Non ho mai trovato approvazione in ciò che facevo e ora che trovo la vostra nei miei racconti ho paura, ho paura di non essere all’altezza delle mie frasi ad effetto, ho paura di deludervi. Non vi conosco, ma voi mi rendete partecipe delle vostre vite, date voce ai miei pensieri, date voce a un uomo muto che conosce perfettamente questa canzone ma non la può cantare.

Forse qualcuno di voi avrà cercato di darmi un volto, magari qualcuno ci sarà riuscito. Io sono uno dei tanti ragazzi tutti disegnati che non esprime fiducia, io sono uno di quelli che con l’ingiustizia ci scende a patti tutti i giorni.

Io sono una voce in una cella, io sono in ogni volto di chi subisce ma non resta a guardare, io sono il nome in bocca ai servi che mi ingabbiano. Chi io sia realmente non importa e tanto meno la forma del mio viso, ma i miei occhi li potete vedere, li avete già visti. I miei occhi sono quelli di tutti i ragazzi che vivono ai margini, i miei occhi sono quelli di un randagio. Occhi pieni di solitudine perché a quella ci hanno costretto, i miei occhi sono in tutti quelli che l’unica giustizia che conoscono è quella inflitta dai carnefici, i miei occhi sono gli occhi di chi si rivolta all’ingiustizia e la sua fame la trasforma in rabbia, il mio volto è il disagio, la mia voce è il dolore.

I miei occhi li conoscete, questo è il mio volto. Se dovreste vederlo in una qualsiasi persona sorridete, quelli che digrignano i denti sono già troppi.

Edmond Dantés