FINALMENTE LIBERO

Di Mauro Gentile

 

Libero dalla stretta repressiva dei persecutori politici durata 1508 giorni di arresti domiciliari. Giorni in cui ho dovuto subire il feroce accanimento delle forze dell’ordine, della magistratura romana e di quella anconetana. Tortura psicologica, minacce, perquisizioni, ricatti, ogni diritto cancellato e prevaricato da assurde restrizioni ed altro ancora. Ecco allora che questa libertà non si riduce solo ad un fine pena ma ad una liberazione conquistata con determinata resistenza, grazie anche alla solidarietà di tutti/e voi che nei momenti più bui mi dava le giuste motivazioni per non cedere.

In questo momento, ovviamente di gioia, sono attraversato da tutte le emozioni che ho provato in questi lunghi anni ed ora capisco che sono racchiuse tutte nel significato di libertà. Ora potrò vivere finalmente la mia famiglia nella quotidianità, nella normalità, e potrò ricominciare a dare l’apporto concreto nelle lotte sociali e nella resistenza per riprenderci il presente.

Mi preme ricordare a tutte e tutti che la repressione del 15 ottobre 2011 non è finita, io ed altri compagni siamo ancora sotto processo con accuse pesanti e altrettanto le pene comminate in primo grado. Allarghiamo il fronte solidale per sostenere i compagni e le compagne sotto processo, ai domiciliari, nelle carceri e sotto ogni altro provvedimento restrittivo.

Il mio pensiero e il mio impegno va tutti loro e soprattutto all’amico e compagno Paska, rinchiuso nuovamente in carcere per aver praticato l’antifascismo militante. Nessuno venga lasciato solo, nessuno venga lasciato indietro. Con la rabbia nel cuore per la libertà di tutte e tutti.

15.

Avete presente quando ci sono quelle circostanze un po’ banali che implicano di esprimere un desiderio, tipo: una stella cadente, spegnere le candeline, mangiare una primizia e così via. Sicuramente, anche chi come me lo trova assurdo, qualche desiderio l’avrà espresso. Tante persone alle volte desiderano ricchezza, beh io non ho mai cercato ricchezza, nemmeno in quei desideri così assurdi, ciò che ho sempre desiderato, anche in circostanze così assurde, è l’amore.

Lo so è banale e scontato ma io sono così, un inguaribile romantico, un poeta maledetto, un poeta sovversivo che non riconosce il dio sceso in terra né tantomeno il dio denaro. Eh già, a me soldi, showgirl e belle macchine non affascinano, a me affascina l’idea dell’amore, l’amore puro e incondizionato, l’amore che non stanca, l’amore sano.
Io, a malincuore, ho conosciuto solo amori malati e forse é per questo che ho un gran mal d’amore. A me questo mal d’amore comporta molta socialità, la paura di ciò che ho sempre desiderato è una strafottuta solitudine. Una solitudine che porta rabbia, senso di vuoto, senso di non appartenenza, un continuo sentirsi estranei e incompresi e questa rabbia forte che provo a sua volta porta: droga, alcool, violenza. Una violenza che inevitabilmente ha portato gabbie, mura, limitazioni. Potrei andare avanti ma credo sia chiaro, potrei addirittura cambiare rotta ed addolcire questi scritto con 1000 frasi d’amore che elabora il mio cervello, ma a che pro? Dov’è l’amore? Dov’era ieri? Dov’è sarà per i prossimi due o tre anni? Dov’è? Forse lo so dov’è, dove è sempre stato, lontano da me.

Mi ci riempio la bocca e torna sempre amara,
L’amore non ingrana l’amore a me me spara
Ma da dove? Da dove spara vorrei sapere.
Io per l’amore sono neve, fredda e sporca nelle vene.
E io che desidero amore invece che milioni,
Pure alle stelle cadenti ho rotto i coglioni.
La devo smette coi desideri da buffoni,
Ed è brutto essere buffoni soprattutto se si è soli.
Non c’è sorriso che rattoppi questi fori
Fori, fori nel petto
L’amore manca e io l’aspetto
Ciò che mi spetta è maledetto
Se ancora campo è per dispetto.

Edmond.

PRIMO MAGGIO

È il primo Maggio in tv c’è il concerto, non intendevo ascoltarlo, ma mentre faccio zapping in questa tv piena di canali (10), inciampo in una canzone che adoro, “libero”. Ascolto questa canzone è piango, piango, ma non io, piange il mio cuore, io non sono più capace di piangere.

Dio mio come mi ha cambiato questo posto, è come ringhiano i miei occhi, quanto fottutissimo fango ci lanciamo io e questo maledetto tempo. Non è più ieri, ciò che ero ieri è morto, ciò che mi legava a ieri è morto e tutto ciò che mi lega a oggi è così fottutamente triste.
Di questa canzone continuano a rimbombarmi in testa varie parole.
Libertà, uomo libero, storia finita male, ricominciare…
Beh, chiedo a voi, da dove si ricomincia? E, se si è finiti male male si è proprio liberi di ricominciare?
Questo fatto di avere in me un grande amore nascosto da sempre non nasconde questo mio grande odio, oggi provo un grande odio.
Odio sta branda de merda e le sbarre blu che mi confinano in questi merdosissimi tre metri, odio gli stronzi che applaudono a canzoni di cui non conoscono né la sofferenza né i contesti da cui sono ispirate.
Odio loro come odio me stesso.
Guardo questo mio volto una volta bello che piano piano si consuma, guardo un volto dannatamente triste, ma non vedo lacrime, ste mura le hanno assorbite, ste mura assorbono, ste mura mi stanno assorbendo.
E, se lacrime e giovinezza non gli bastassero? Come si ricomincia privi d’amore?
Dopo questa specie di quesito vi auguro un buon primo Maggio, perdonatemi se arriverà in ritardo, ma tra lunghe sedute di branda è un libro devastantemente noioso sono stato occupatissimo, ma, per stare al passo con i tempi, auguri dal vostro amico Edmond.