ZERO SPACCATO

Qualcuno crede che a far sentire zero un altro uomo ti faccia sentire un uno,

più di qualcuno crede che divinizzare o minimizzare l’altro sia la chiave dei rapporti sociali, ma non è così, cazzo non è così,  ma ciò che dico io poco importa, perché io sono zero.

Sono uno zero di lusso

Fanculo scopro il trucco

Non amo chi ha già tutto

Io t’amo se distrutto.

 

Zero positivo

Capisci non è un virus

Sorrido e intanto schivo

Se sbaglio aggiusto il tiro,

 

zero infangato

il fango dello stato

ghettizza te e il suo fato

punisce te e il tuo status,

 

zero in rivolta

bastardi cambio rotta

mangiatevi le ossa

quest’anima mai è morta.

 

Sono uno zero e dalla mia gente zero voglio

Sto costruendo il mio convoglio

Lo sto facendo con un foglio

Mentre uccidevano i miei sogni mi sono detto, ancora un sogno.

 

Edmond

AUGURI MAMMA

Sono una decisione mai presa

Un grido di battaglia mai cantato.

Sono una vita che si è arresa

Un uomo forte disperato.

 

Sono un fallito

Li penso e poi li uccido

Fa male quando rido

Più male se non grido.

 

Sono un arreso

Non compro sogni a peso

Non compro eppure ho speso

Il tempo dentro un metro.

 

Sono Nessuno

L’Ulisse di qualcuno

Nel mare troppo fumo

La terra mia è a digiuno.

 

Sono uno spettro

Perdona questo specchio

Riflesso maledetto

Che cosa mai ho promesso.

 

Sono un figlio

Cercavo un nascondiglio

Qualcuno scelse esilio

Di mura alte un miglio.

 

Sono chi sono

Chi ero è troppo solo

Chi ero giace al suolo

Fallito sì ma volo.

 

Auguri a tutte le mamme un po’ pazzerelle, auguri alla mia; perché alla fine se dovessi scegliere ta follia e menefreghismo ancora sceglierei follia, la decisione che mi è mancata non manca più, non ti odio, non ti odierò, anzi. È solo che la follia ha bisogno di strade parallele per sfociare in una danza ed io ho bisogno della mia perché tutto sono tranne che normale, anch’io molto spesso grido, ho cambiato il modo in cui lo faccio, ma ancora grido. Auguri mamma,

tuo figlio,

Edmond

 

LETTERE AD UN GIOVANE POETA

Sono padrone e schiavo.
Padrone con tutto me stesso riesco a non essere questo posto.
Schiavo quando in esso mi perdo.
Oggi mi perdo, amico mio, cazzo se mi perdo.
Se non fosse per quella ragazza che viene a sorridermi tutte le settimane non so quanto sarei rimasto davvero forte.
Se non ci fossero state svolte, forse la forza di cui parli si sarebbe esaurita, la mia lotta avrebbe finito col perdersi nelle grida mute che hanno caratterizzato la mia vita.
Grida inutili, grida sole, grida che sputano molto più bava che verità.
Ma la bava mi ha stancato
la catena ucciso
da questa merda sono rinato
ed ora ha un senso ciò che grido.
E’ molto bella la tua poesia, ed oggi, non sono abbastanza carico per una degna risposta.
Oggi non sono forte come tu mi credi, lo sarò domani, lo sarai anche tu.
Domani ci alzeremo con la consapevolezza che nulla è più lontano di un passo.
Domani ti accorgerai di averlo fatto.
Un domani che non sta in 24 ore, ci incontreremo.
Un domani come un altro potremo addirittura spalleggiarci, ma non è ora che devi difendere il mio fianco, amico mio.
Sii pronto al passo, sii pronto alla lotta, sii pronto a difendere e difenderti da chi ci vuole deboli, divisi, schiavi.
Continueranno a distruggerci, a privarci di un senso.
Ci proveranno delle nostre più care poesie, porteranno nostri simili a riderne.
Vuoi esserci per me amico mio? Ed allora, non permetterglielo. Le nostre parole sono musica ed in qualsiasi parte del mondo tu ti trovi, promettimi che ai mille ribelli che non sanno, tu proverai ad insegnare la nostra danza.
Anzi, prova a risvegliarla poiché dentro tutti noi esistono questi passi.
Io sono Edmond, sono il svegliare di catene spezzate, pugni schivati, lame pericolose.
Ma come può tutto questo aiutare?
Cosa sarebbe Edmond senza di lei, senza loro, senza voi?
Nulla. E nulla è più lontano di un passo, ma ogni passo solitario che ho fatto contro il mostro è nullo. Non trovi, amico mio?
Se oggi rinsavisco e torno a vivere è grazie a te, a lei, grazie ai mille poeti che aspettano, ai cento mila ribelli che non sanno.
Sono vivo per ricordare alla mia gente che questa non è vita.
Non lo faccio perché sono forte.
E’ solo voglia di vivere.
La voglia di vivere di chi capisce che in realtà non si ha mai vissuto.
E’ la voglia di vivere e essere forte, amico mio, non io.
E quindi vivi, porta a vivere, a guardare.
Nulla è più lontano di un passo.
Trova persone pronte a sincronizzarlo al nostro.
Ti ringrazio per il libro.
Un grande abbraccio.
Tuo amico,

Edmond

HASSAN

Si muore un po’

Tu non morire

Mi rialzerò
Non questo aprile
Il ragazzo che è morto impiccato pochi giorni fa in una cella farà fatica a rialzarsi, farà fatica la sua famiglia ad accettarlo, morto in una cella di isolamento dopo un pestaggio, morto in un braccio, morto da ostaggio.
Cari miei non ci credo, io che conosco il mostro non credo che quel ragazzo si sia impiccato da solo, fanculo non ci credo; io vi conosco, io mi conosco, conosco la rabbia di un ventunenne in una gabbia, come conosco la viltà dei tanti stronzi che avrebbero dovuto sedarla piuttosto che ammazzarla. Hanno ucciso la sua rabbia, hanno appeso il suo corpo, è questo quello che penso; nessun eufemismo, nessun messaggio velato, lo stato uccide chi non conosce il giusto modo per difendersi, lo stato crea confusione, e nella confusione pian piano ci annulla.
Non si muore uccisi a 21 anni, non si muore per i capricci dei vili, non si muore annullati dal nulla; chi ci uccide è il nulla, nullità che cercano di dare sfogo alle loro frustrazioni solo in netto vantaggio, quella divisa con cui hanno ucciso è un valtaggio; un ragazzo è morto e degli stronzi potranno dire che si è impiccato, un tricolore di merda garantirà per loro il reato.
Domani diranno che il ventunenne era incontrollabile, era depresso, domani i suoi carnefici cascheranno dalle nuvole; “nessuno ha ucciso nessuno, noi qua siamo il bene”. Ma io mi chiedo quanto male deve uccidere il bene prima di divenire male; se trucidi ciò che ritieni male sei male a tua volta, se giudichi senza mai comprendere sei solo un’arma squallida che qualcuno più in alto di te guida. Ma a me oggi importa poco chi t’ha guidato, anche a me il disagio che ho vissuto mi ha portato a questi cessi, ma io pago, fanculo pago, pago molto di più di quanto vi devo, pago con i miei anni, le mie lacrime, il mio sangue, continuo a pagare una tassa al nulla. Continuando ad aspettare il giorno che paghiate anche voi.
Scusate cari miei ma sono un po’ arrabbiato, abbraccio la famiglia del ragazzo ucciso pochi giorni fà insieme a tutte le famiglie che piangono i loro cari.
La giustizia è morta, eppure continua ad ucciderci.
Ed

MORIRE E RINASCERE

di Patrizia

Troppe sono le volte che ho pensato di farla finita.

Non le conto certo più.

Continuando a vivere e a lottare, invece, sono diventata consapevole, del fatto che, in tutti questi momenti e quelli che verranno una parte di me è morta e morirà.

Ma qualcosa di più forte nascerà e vivrà!

VIA SCORTICABOVE

Disprezzare altri popoli più di quanto si ami il proprio ti rende prigioniero, a forza di dividere in classi, etnie, e dogmi vari, finirete per capire che quei muri immaginari di disprezzo che innalzate non difendono, bensì rendono prigionieri.

Ma forse vi ho sopravvalutato, voi non capirete, no: ci vuole cuore per capire, e a voi il sistema il cuore lo ha stretto troppo.
Qualcuno ha bisogno che voi abbiate paura del nulla, cosicché non possiate confrontarvi con la vera realtà.
Ricordate, belli miei, che sin dall’alba dei tempi chi tracciava confini erano i tiranni, e che ogni flusso migratorio ogni disagio è dovuto sempre a qualcosa, ma voi avete il cuore piccolo, il sistema ve lo ha rimpicciolito troppo.
A voi interessa la guerra tra poveri, a voi piacciono le cose semplici, le cose vane, non ho rispetto per questo odio, è un odio senza dignità, un odio impostato, un odio che non riesce ad andare oltre il proprio naso; a volte mi chiedo: ma i mille avidi che affamano milioni e milioni di persone chi li odia?
Non voi, e forse in passato neanch’io, voi portate le loro griffe, i loro slogan, voi amate il loro sfarzo, eppure odiate chi sfugge, chi non ha una casa, chi non ha più una terra. Questo è il vostro odio e in questo odio inutile voi tracciate confini che magari per voi non sarebbe nemmeno giusto tracciare, perchè di certo non portano a niente, portano solo a prigioni.
Chi ha il cuore piccolo è prigioniero, ed io, da una vera prigione, sono pronto ad aprire il mio cuore a tutti coloro che sfuggono da indegne ingiustizie, ed ogni volta che lo faccio cari miei io sono libero, un prigioniero libero, un prigioniero libero che odia con un senso, mai più odierò coloro che vogliono che odi.
Un abbraccio a chi è scacciato,
denigrato, emarginato
un abbraccio inutile come è inutile
l’odio velenoso che vi sputano
un abbraccio da questo mio cuore ingabbiato
un cuore grande, che più non illudono
vostro fratello,
Edmond

LETTERA A NICOLò

E sono carne

E sono inchiostro

Il mio pensiero a chi in lui ho scorto

La ribellione verso il mostro.

Al caro Nicolò che varca una soglia indegna per nobili ideali non posso che augurare il meglio, fai che il carcere, le restrizioni, il dolore del cemento non scoraggino la tua lotta, che sto cesso e i suoi controsensi non ti traggano mai in inganno, nascosti tra i libri e le mura ci sono persone molto più simili a te che alle dottrine che questo sistema malato inculca. A volte qui dentro c’è chi piange in sette lingue l’assenza del sole, purtroppo non tutti sanno di essere nati all’ombra, non tutti sanno che il sole è nelle mani sbagliate e non tutti son pronti a rischiare il taglio delle proprie per riequilibrare il fascio di luce che ci spetta di diritto. Si chiede di avere il sole senza aver lottato, e se si lotta spesso lo si fa nel modo sbagliato.  Il sole è di tutti ma ognuno gli ha dato una sua forma, ognuno, a suo modo, lo ha allontanato divinizzandolo, ma il sole non è altro che una stella, la nostra stella, la stella di tutti ma che pochi hanno preso senza alcun permesso.

Che la tua lotta continui sempre,

come sempre continuerà la mia, perché anche se ci siamo addestrati ai combattimenti all’ombra, gli unici ad avere diritti sulla luce siamo noi oppressi, buona fortuna amico mio, abbraccia tua madre, come io non ho mai saputo fare con la mia, abbraccia chi lotta per te e per l’antifascismo, ciao bello mio,

tuo fratello Edmond

 

Lunga vita a chi resiste

Lunga vita a chi reagisce

Lunga vita a chi la lotta l’ha sposata e non tradisce.