ALLA MORTE

20170913_084224

 

Mia dolce morte,

anche se so che dolce non sarai, vieni a prendermi ora che il buio in cui vivo è di certo più profondo di quello in cui mi porterai.

Mia dolce morte,

prenditi ciò che ero. Cara morte non c’è spazio per ciò che sarò; recitavo queste parole notti fa, recitavo questo monologo giorno dopo giorno, l’ho recitato con gli occhi lucidi, con i pugni chiusi, con il sangue sul mio corpo; l’ho recitato fino alla nausea ed infine mi ha nauseato.

Mia dolce morte,

scavalcami, ho trovato il coraggio.

Dolce morte,

ciò che sarò, è troppo più forte di ciò che ero. Dolce morte non sei più mia c’è troppo fuoco nel mio nuovo sguardo per volere andare via.

Ora guardate un’anima morta risorgere grazie alla poesia, ora guardatemi lottare senza scappare via.

Il posto più brutto del mondo non mi ha ucciso.
Io sono un fiore.
Giorno dopo giorno il mondo mi ha deriso,
Annaffiato di rancore.

Fiore che cresce su una rete,
Continua a cercare fuori.
Fiore su cui piangerete,
Scordando i miei errori.
Fiore del cemento che oscura quelli di serra.
Non ci credi,
Fiore perso nel tempo della sua guerra.
La morte bussa, ma io sono in piedi.

Edmond

STATO E MORTE.

Io ti capisco amico mio, ti capisco e ti chiamo così anche se non ci conosciamo. Ti capisco perché il mondo ci ha riservato lo stesso cappio. Conosco il tuo lacerante dolore, forse non completamente, ma lo capisco, lo sento.

Conosco quel cappio, conosco il buio nella mente, e, anche se io l’ho vinto non ti considero meno forte, non ti considero meno uomo. A vent’anni si è forti, vivi e anche le emozioni hanno un peso diverso, ci schiacciano, ci finiscono, ci addolorano così tanto che la nostra immensa forza si tramuta in agonia.

Caro Compagno non scrivo ciò per compassione, anche perché, tu purtroppo la mia compassione non la puoi più percepire, ciò che scrivo non è dedicato alla tua attenzione, so che non puoi darmela, ciò che scrivo è dedicato ai tanti coetanei qui dentro. Ai tanti figli di nessuno per cui la tua morte è solo una delle tante che sentono.

Ma non è così, amico mio. Tu hai gridato, è ora di ascoltare.

Noi non possiamo morire, noi siamo fiori che crescono nel giardino del dolore. I fiori che la società nasconde, copre, per paura che sboccino troppo belli, non possiamo farci falciare dallo Stato e dalla Morte.

Ciao Valerio.

Il mio cuore piange come il vostro.

Edmond.