12.

I tuoi occhi sanno d’infinito, perché non li ho mai visti.

Ai tuoi occhi affibbio una dolcezza che ‘sto mondo finge ma non conosce. I tuoi occhi sono lo specchio dei sogni perduti ed è proprio in quegli occhi sconosciuti che riesco a spegnere l’odio.

A volte sono condizionato dalla dolcezza che ne percepisco, altre vedo l’amore di quel pazzo scrittore per la sua cortigiana, ascolto le loro canzoni d’amore. A volte riesco a perdermi nelle scene di quel film che avrò visto un centinaio di volte, senza aver mai davvero conosciuto la poesia di quel loro amore.

Chiamatemi pazzo, ma a volte pagherei in sangue l’amore dissennato di quei stupidi film.

Si lo sono, sono pazzo, perché bramo amore in una strada illuminata dall’odio. Sono pazzo perché è tutto così improbabile ma anche se esistesse una probabilità su mille che i tuoi occhi siano quelli dove mi perdo ogni notte, mi butto, ci provo, non mi censuro, i tuoi occhi sono i più belli e sentiti che abbia mai visto, sognato o immaginato.

Io che non riconoscono più il mio cuore, soffocato dalle lame, stranamente riesco a distinguere la tua sagoma prendere forma in esso.

E’ folle, ma bramo i tuoi occhi, non è per via di questo posto, non credo siano le donne a mancarmi fuori da questi cancelli, ho riempito tanti letti, ho scrutato le forme di tante donne, ma mai la forma della loro essenza.

Io bramo i tuoi occhi perché credo siano gli unici dove valga la pena cercare un senso.

Io bramo i tuoi occhi perché il mio cuore palpita senza conoscere le tue forme.

Non temo di essere deluso, nessun demonio può infangare la bellissima indelebile cornice che ti ho affibbiato.

Nessun volto nemmeno il più bello rende giustizia a ciò che nascondi dentro.

Perdona l’irruenza del mio sogno quasi infantile, perdonalo ma non assecondarlo perché anche se la voglia di perdermi in te è immensa a volte dimentico che sono già perso.

Edmond Dantés

lettera per voi.

Non ho mai trovato approvazione in ciò che facevo e ora che trovo la vostra nei miei racconti ho paura, ho paura di non essere all’altezza delle mie frasi ad effetto, ho paura di deludervi. Non vi conosco, ma voi mi rendete partecipe delle vostre vite, date voce ai miei pensieri, date voce a un uomo muto che conosce perfettamente questa canzone ma non la può cantare.

Forse qualcuno di voi avrà cercato di darmi un volto, magari qualcuno ci sarà riuscito. Io sono uno dei tanti ragazzi tutti disegnati che non esprime fiducia, io sono uno di quelli che con l’ingiustizia ci scende a patti tutti i giorni.

Io sono una voce in una cella, io sono in ogni volto di chi subisce ma non resta a guardare, io sono il nome in bocca ai servi che mi ingabbiano. Chi io sia realmente non importa e tanto meno la forma del mio viso, ma i miei occhi li potete vedere, li avete già visti. I miei occhi sono quelli di tutti i ragazzi che vivono ai margini, i miei occhi sono quelli di un randagio. Occhi pieni di solitudine perché a quella ci hanno costretto, i miei occhi sono in tutti quelli che l’unica giustizia che conoscono è quella inflitta dai carnefici, i miei occhi sono gli occhi di chi si rivolta all’ingiustizia e la sua fame la trasforma in rabbia, il mio volto è il disagio, la mia voce è il dolore.

I miei occhi li conoscete, questo è il mio volto. Se dovreste vederlo in una qualsiasi persona sorridete, quelli che digrignano i denti sono già troppi.

Edmond Dantés