ODE ALLA MIA PENNA

di Roberto

 

Forse ormai poco usata,

o per meglio dire superata

con la tecnologia sei stata un po’ dimenticata,

io con la scrittura mi sono salvato,

sessanta lunghi giorni mi hai sopportato.

Sei stata la mia unica compagna in quelle quattro mura,

hai riempito le mie giornate vuote,

fedele strumento,

mi hai portato indietro nel tempo.

 

Con te ho rivissuto quasi tutti gli amori che ho perduto.

Sentimenti ormai dimenticati ma insieme li abbiamo ricordati.

Siamo tornati sulle mie isole tropicali e Baleari. Abbiamo navigato ancora una volta i miei oceani, risalendo su, fino al Tamigi con la mia indimenticabile Cindy. Mai dimenticherò i tramonti sulle vallate rossastre di Granada che grazie a te ho rivissuto. Se ti paragonassi ad una donna, direi che ancora non mi hai deluso come la maggior parte di quelle che ho conosciuto.

Ma proprio a te,

mia amato tratto pen

dedico queste due righe

per quanto brevi esse siano.

R

GIORNALE, CASCO, STELLA

Ho un casco di sogni che non tolgo,

per il mondo sono un giornale sporco,

come stella brillo in questo posto,

il mio grido è contro il mostro,

guardami sorella è tutto apposto.

Casco a piedi uniti nelle ombre che mi seguono da sempre, ombre grandi, ombre immense, ombre violente. I miei piedi non si spezzano all’impatto cara M., sai perché? Perché per quanto quelle ombre possano far paura oggi, io le combatto da ieri e domani le vinceremo insieme. Il mio corpo è una pagina di giornale sporca che il mondo censura e butta nel dimenticatoio, al mondo non importa di quante stelle possano nascere dai tratti di una penna che unisce tante lacrime. Al mondo importa solo governare quella penna, per il mondo ogni stella deve avere un suo padrone, il mondo, perciò, censurerà la mia rivoluzione. Proverà a censurarla, lo sai questo vero M.? ci chiederanno di essere altro, oppure ci consentiranno di essere noi stessi fino a tre passi dall’obiettivo. Per poi comprarsi una nostra svolta solo per dire “NOI l’avevamo detto”. Ma tu pensi di avere un prezzo M.? pensi di poter cedere? Spero di no. Per ogni cosa che potranno offrirci sto conservando un ruggito di sdegno, preferisco essere il folle che poteva essere e non è stato, che un avido pieno d’anelli che ha venduto la sua essenza. Sono matto M.? sì, cazzo se lo sono. E quindi tra le mie tre parole una di queste è FOLLIA, eccoti le altre COMPAGNO e RIVOLUZIONE.

GIOCATE ANCHE VOI, DATEMI TRE PAROLE E MANDATEMI IL VOSTRO RACCONTO CON LE MIE.

Edmond

NEVICANO SOGNI

Uomini incapaci
Sciolti come neve
Uomo non mi piaci
Togli le catene;

Uomini incapaci
Qui non c’è candore
Persi in troppo strati
Perso anche l’amore;

Nevica rancore,
Roma è tutta bianca,
Vivo senza sole
L’odio in una stanza;

Uomini incapaci, smettono la danza
Io porto la musica oltre a questo inverno
Non muoio qui, il cuore arranca,
Nevicano sogni a tre passi dall’inferno.

Edmond G

UN CALENDARIO DA BUTTARE

 

Di Krow

Un altro calendario da buttare,
Giorni forse che non potremmo mai dimenticare,
Tanta gente mi diceva,
Quando finirà ti ci farai due risate,
Amici, parenti, famiglie lontane,
Che credono in noi,
E non smettono di sperare.
Frasi fatte e inutili come non ti preoccupare,
Qui va tutto bene,
Sono l’ uniche menzogne,
Che un tuo caro può accettare.
In questo periodo non conta tanto che è Natale.
Perché al di fuori,
Almeno io, non avevo niente da festeggiare.
Però fa riflettere sul tempo speso male,
Sul tempo speso per arrivare dove non saremmo voluti mai stare.
Non so quanti giorni spesi a pensare,
A dire questo anno è l’ultimo da dimenticare,
Ma poi stesse storie,
Stessi impicci,
Noi a raccoglie due spicci,
E i ricchi e lo stato a fa i capricci.
E sinceramente quest’anno non me la voglio raccontare,
Accetto la realtà,
E me rendo conto che se la testa non cambia c’è poco da fare.
Però non me voglio da per vinto,
Pe rispetto de chi sta scelta non la po’ fa,
Perché se trova su una stanza co na branda e no sgabello.
E spero per voi che quest’anno finalmente
Sarà il più bello.

GLI OCCHI DELLA SOFFERENZA

Co l’occhi della sofferenza,

Il sorriso a volte inganna.

Ma d’altronde solo quello, c’accompagna sta condanna.

So libero da poco, Pensavo de riuscì e torna subito al gioco.

Dopo sti du anni e mezzo passati in mezzo al foco.

Messo n piede fori, Il cemento ancora freddo,

Ma chi lo calpestava Ho visto che tutto sto tempo non me aspettava.

10 su 23, l’anni passati sull’asfalto,

Sai com’è, all’inizio te diverti come ‘nmatto.

Già da minorenne, All’ istituti penitenziari,

Ai domiciliari, All’ affidamenti A quei cazzo de servizi sociali.

Però uscivo sempre a testa alta co la voja de spacca il mondo

E de risali su dal fondo.

È brutto dillo amico mio ma stavolta ce so rimasto male,

Me so trovato come ‘ncane.

Solo e senza sapere do potevo andà a mangiare.

Ormai me so abituato

A tenemme tutto dentro,

A sta a denti stretti

E a pugni di ferro

A sta chiuso nel cemento.

Insomma me so abituato al male,

Quasi che il bene é una cosa nuova tutta da scoprire.

Se me guardo intorno, Regna il buio e muore il giorno.

A sto punto,

Metto il punto, ma me viene un dubbio,

Se sarà sempre così,

Me conviene adeguamme a sto mondo?

 

Con affetto. Forza e coraggio che la galera è di passaggio.

Da una struttura di reinserimento sociale di Bologna.

KROW

TIGRE DELLA STRADA

Non sono nato forte, lo sono diventato, perché provavo troppo astio per il vile che maltrattava il debole al suo fianco.

Sono un uomo stanco,
Ma stavolta non sarà la mia testa a decorare il banco.
Banco, destino sono tigre non bambino,
Lecco le ferite all’ombra di un cammino.
Cammino murato,
C’è un blocchetto di cemento in ogni posto che so stato,
Respiro mozzato non sapevo d’esse allergico a ‘sto filo spinato.
Non credevo sarei cascato,
Ma scommetto che il mondo non credeva che mi sarei rialzato.

Ed eccomi qua all’ombra di una grata,
Tigre ferita ma mai ammaestrata,
Porgo i sogni più potenti della strada,
Ora so che la mia vita non è stata buttata.

EDMOND

SCRIVO VERSI E SOGNO POESIE

 

 

Un uomo cresce nella giungla, per poi a vent’anni essere spento,

Dentro le tasche non ho nulla, io vivo il tempo del tormento.

Un bimbo nasce in una culla, per poi lottare nel cemento,

Cresciuto dentro questa burla, dove non ridi, vivi a stento.

Il bimbo nasce, il bimbo cresce, senza un’idea di libertà,

Veleno in fasce, le fasce strette, dove i sogni non coincidono con la realtà.

Un uomo muore senza fiorire, un uomo muore in povertà,

Se guardo altrove è sempre aprile, ma qui l’inverno non finirà.

Edmond