LIN

Donna dal mare diverso ma dai sogni simili,
in che mare nuoti?
In che realtà affoghi?
Che senso dai ai tuoi lividi?
Donna con il mare negli occhi
che cerca tempesta.
Benvenuta in questa testa,
benvenuta, sii all’altezza.
Hai lanciato sogni ma hai sbagliato finestra.

Tu, che hai sbagliato finestra e mi guardi da lontano come se fossi irraggiungibile, sbagli.
Mi hai raggiunto.
Tu, che tocchi le tue paure non appena le mie parole le sfiorano per poi lasciarti offuscare, sbagli.
Le tue paure sono anche le mie.
Tu, che perdi con l’amore 10 volte su 10 ma ancora non accetti l’egoismo dell’uomo, così diverso dal tuo altruismo, sbagli.
L’amore è una tela che non puoi tessere solo con le tue mani.
Tu, sii tu!

Smettila di cucire la tua tela in base all’ottica di una finestra sbagliata.
Smetti di piangere per tutte le volte che l’hai tessuta e te l’hanno squarciata.
A me hanno squarciato l’anima prima che tu la ricucissi.
Hanno sbarrato la finestra, chiuso la porta, lasciato soffocare i miei sogni.
Hai mai visto un sogno soffocare?
Si! L’hai visto. Tu che hai perso 10 volte su 10 con il tuo amore, devi averlo per forza visto.

Ma la domanda che voglio farti è un’altra:
Hai mai visto un sogno ribellarsi alla morte? Hai mai visto un sogno resuscitare?
Io si, l’ho visto.
Ed ora che ho imparato, vieni.
Ho voglia d’insegnartelo, ho voglia di cucire una nuova tela assieme a te.

RACCONTO DI UN VECCHIO RAGAZZO CHE NON ESISTE PIU’

Una bottiglia più grossa del mio cuore e mille paure.
Perché alla fine non ero altro che un fifone che s’è ubriacato di rabbia quel tanto che basta per soffocarle, le proprie paure.

E giri di notte con gli occhi gonfi perché il mondo sembra non volerti
E giri di notte tra le macerie di un cuore a pezzi
E giri intorno a ciò che non vuoi ma aspetti
Guardando il fondo cullato dei fottuti spettri.

Bevi un goccio, vecchio mio.
Bevi un goccio esiliato dal tuo mondo.
Bevi un goccio pensando a quello stronzo che ti picchiava ma che ora ha paura di te.
Bevi un goccio alla faccia di tua madre che ti credeva un ritardato.
Bevi, vecchio mio.

Bevi un goccio e colpiscili: è troppo tempo che non porti un occhio nero a casa, dimostra a tutto il mondo che non hai paura.
Non pagare, bensì ruba, canta a squarciagola in metro, taglia la faccia di un energumeno
che potrebbe farti a pezzi, perdi tutta l’etica dei finti buoni.
Non amarli, non amarla, fai due buchi nel petto a suo padre, dimostra che sei il più duro.
E piangi.

Piangi solo in galera, ma a lei non dirlo.
E poi bevi ancora.
Bevi, vecchio mio.

Trova un’altra donna e fatti amare, non amarla, illudila.
Illudila come il mondo ha illuso un po’ tutti.
E ridi, quando t’accarezza.
Ridi, ma non di gioia.
Fai quella tua risata nervosa. Quella di chi è nato dolce tra amari veleni.
Ridi, vecchio mio.

Hai affogato la tua dolcezza dopo tanto soffrire; i pezzi di un cuore sono sassi o perlomeno così riesci a pensare.
Sei crollato nel vuoto indicibile di una vana ribellione, ma bevi.
Bevi fino a scordare il perché.
Bevi e non domandare: le domande frenano i colpi e tu devi colpirli.

Fottuto Edmond, devi colpire, altrimenti colpiranno te.
Questo però è il racconto di un vecchio ragazzo che non esiste più.

Ciao amici miei, ciao Rossa, ti voglio bene.

LETTERE AD UN GIOVANE POETA

Sono padrone e schiavo.
Padrone con tutto me stesso riesco a non essere questo posto.
Schiavo quando in esso mi perdo.
Oggi mi perdo, amico mio, cazzo se mi perdo.
Se non fosse per quella ragazza che viene a sorridermi tutte le settimane non so quanto sarei rimasto davvero forte.
Se non ci fossero state svolte, forse la forza di cui parli si sarebbe esaurita, la mia lotta avrebbe finito col perdersi nelle grida mute che hanno caratterizzato la mia vita.
Grida inutili, grida sole, grida che sputano molto più bava che verità.
Ma la bava mi ha stancato
la catena ucciso
da questa merda sono rinato
ed ora ha un senso ciò che grido.
E’ molto bella la tua poesia, ed oggi, non sono abbastanza carico per una degna risposta.
Oggi non sono forte come tu mi credi, lo sarò domani, lo sarai anche tu.
Domani ci alzeremo con la consapevolezza che nulla è più lontano di un passo.
Domani ti accorgerai di averlo fatto.
Un domani che non sta in 24 ore, ci incontreremo.
Un domani come un altro potremo addirittura spalleggiarci, ma non è ora che devi difendere il mio fianco, amico mio.
Sii pronto al passo, sii pronto alla lotta, sii pronto a difendere e difenderti da chi ci vuole deboli, divisi, schiavi.
Continueranno a distruggerci, a privarci di un senso.
Ci proveranno delle nostre più care poesie, porteranno nostri simili a riderne.
Vuoi esserci per me amico mio? Ed allora, non permetterglielo. Le nostre parole sono musica ed in qualsiasi parte del mondo tu ti trovi, promettimi che ai mille ribelli che non sanno, tu proverai ad insegnare la nostra danza.
Anzi, prova a risvegliarla poiché dentro tutti noi esistono questi passi.
Io sono Edmond, sono il svegliare di catene spezzate, pugni schivati, lame pericolose.
Ma come può tutto questo aiutare?
Cosa sarebbe Edmond senza di lei, senza loro, senza voi?
Nulla. E nulla è più lontano di un passo, ma ogni passo solitario che ho fatto contro il mostro è nullo. Non trovi, amico mio?
Se oggi rinsavisco e torno a vivere è grazie a te, a lei, grazie ai mille poeti che aspettano, ai cento mila ribelli che non sanno.
Sono vivo per ricordare alla mia gente che questa non è vita.
Non lo faccio perché sono forte.
E’ solo voglia di vivere.
La voglia di vivere di chi capisce che in realtà non si ha mai vissuto.
E’ la voglia di vivere e essere forte, amico mio, non io.
E quindi vivi, porta a vivere, a guardare.
Nulla è più lontano di un passo.
Trova persone pronte a sincronizzarlo al nostro.
Ti ringrazio per il libro.
Un grande abbraccio.
Tuo amico,

Edmond

HO AFFIDATO LA MIA ANIMA AI LIBRI, ALL’AMORE A VOI

1 anno di galera non cambia poi così tanto mentre 2 anni già cominciano a cambiarti.

A 3 anni oltre ad essere cambiato tu, è cambiato anche il mondo.

Dopo 5 anni se non sei una testa pensante, la galera ti ha annientato, meccanizzato.

Il cuore è un campo fiorito che diviene campo arso e allipnosi di questo tempo maledetto non riesci a fare a meno dincenerire la tua anima.

Ho affidato la mia anima ai libri, allamore, a voi.

Questo mostro non avrà la mia anima, vecchi miei.

Questo tempo non mi ha ipnotizzato, anzi, sono io che a fine corsa lo avrò fottuto.

Sono entrato convinto di essere un campo arso e me ne andrò ancora più convinto di essere un campo fiorito.

In questo campo che sono oggi, ognuno di voi, a suo modo, ha piantato un fiore.

E vi ringrazio.

Ringrazio chiunque abbia avuto il coraggio di pronunciare il mio nome, le mie poesie, i miei racconti.

Ringrazio il coraggio di chi è venuto a piantare un fiore negli abissi senza dare per scontato che morisse.

Non sono morto, vecchi miei, la mia anima è lì, e, nonostante il mio corpo sia qui dentro, io non sono morto, sono vivo.

Sono fottutamente vivo e non aspetto altro che ricongiungermi con la mia anima.

 

Guardo questo campo e piango

nessun fiore nel metallo,

sto piangendo o sto annaffiando?

Ora sapete.

Loro non sanno.

 

Edmond

20-21-24-25-26

20-21-24-25-26

Con quante altre candeline devo decorare il tavolo del mostro?

Buon compleanno Edmond,
Buon compleanno stronzo.

116+1
Una te la regalo,
Buon compleanno nessuno
Buon compleanno schiavo.

117 candeline, sembra un faro
Sto cesso brilla dei miei insuccessi
Il mostro tende anche un regalo

Io non lo aprirò, non apro agli spettri.

117 candeline fatte con i miei resti
Pezzi de anima, pezzi de core
Ancora lotto, sì, ma ho il cuore a pezzi
E in troppi pezzi vince il rancore.

117 candeline prive di colore
C’è sangue nero, quasi sembra inchiostro,

C’è chi mi scrive “auguri amore”

Ed io rispondo -non in ‘sto posto.

Ciao, amici miei
Non badate alla mia cupa poesia, sto bene, sto bene, va sempre fottutamente bene, chi voi che m’ammazza. Devo esse sincero qua il mangià è buono, l’aria è grande e so du notti che non sento rumori. Me va de lusso.
Pure il mare non è che me manca poi così tanto, so pieno de riviste, so pieno de canzoni, farò come l’altra estate mi applicherò con l’immaginazione.
Va tutto più bene di ciò che posso lasciar immaginare, sono altre le cose oramai mi logorano. Da molto più fastidio il caldo che le sbarre, perché se poi ci pensi le sbarre le viviamo tutti, chi in un modo chi in un altro.

È fiacca, un po’ insensata la mia danza oggi, ma voglio danzare ancora, vediamo dove arrivo.

Danzerò finché il quadro non sarà completato
Dipinto e poi mostrato,
Continuo ad allenarmi per la danza tra gli oppressi che i sistemi hanno infangato.

Tanti auguri Edmond,
Bevetevi un goccetto alla facciaccia mia
Vi voglio bene,
Vostro fratello
Edmond

PROFEZIA DI UN PIRATA

 

di Roberto

Vedrai che le cose non sono sempre come sembrano

Vedrai che di sogni se ne possono fare ancora

Vedrai quella luce sempre più vicina

Anche se vedi tutto nero, anche se non vedi futuro

Vedrai che tutto si risolverà-forse a breve chi lo sà-

Ma vedi di non abbassare più la guardia

Diffida da chi dice che ti vuole bene

In questo cammino lungo e tortuoso ne vedrai ancora di cose, anche se pensi di aver visto tutto, vedrai che non è così. Ma tu continua a non arrenderti mai, davanti a tutto e tutti

E vedrai che i tramonti ci saranno sempre

Che le stelle brilleranno costantemente nel firmamento e gli oceani saranno sempre irrequieti

E li navigherai ancora ancora e ancora

Vedrai nuove terre, terre che non hai ancora mai visto.

Ci saranno nuove avventure e nuovi amori e nuove delusioni. Quelle non mancheranno mai.

E avrai nuovi viaggi da raccontare, nuove emozioni da descrivere e nuovi romanzi da pubblicare. Ne perderai ancora tanti di treni, ma ci sarà il treno destinato a te.

Tu non mollare mai, riga dritto

E non vedrai più questi posti violenti, cattivi e dove regna l’invidia

E sarai di nuovo una persona libera

FESTA DELLA MAMMA

Ci sono state più urla che carezze, questo è indubbio. Ma quanta colpa c è in quelle urla? Quante colpe si possono attribuire a un folle?
Ok, ho sofferto e non vi nego che il più delle volte sono stato trattato come uno scarto, però quegl’occhi erano pieni d’amore inespresso, oltre che di follia, ed io forse non ho mai dato a quell’amore possibilità d’espressione.
L’amore di un folle è strano, ancora più strano se sei piccolo e della follia ne sai poco, o niente. Con il crescere, poi, la follia diventa normalità e tu smetti di pensare che forse le colpe sono un gradino più in alto del tuo disagio, inizi a credere che probabilmente il problema giace in te. Quindi, ti senti in colpa, ti senti in colpa perché a scuola sei un ciuccio, ti senti in colpa perché tua madre beve e tu non lo sopporti, ti senti in colpa e distruggi ogni porta quando inviti i tuoi amichetti a casa e tua madre biascica. Ti senti in colpa perché a tutti sembra normale ma per te non lo è. Non capivo e non accettavo il fatto che mia madre soffrisse tremendamente, vedevo solo urla e solitudine. Ma perché così tanta solitudine, perché? Perché mia madre, nonostante soffrisse tremendamente, faceva due lavori. La mattina puliva le case dei ragazzini che, col volto riposato, il pomeriggio si riunivano alla scuola calcio; dall’una alle ventuno, poi, lavorava in una mensa. Quando era libera, soffriva, beveva e soffriva, ed io non capivo. Non capivo il mio disagio, non capivo le sue lacrime e mi arrabbiavo, cazzo se mi arrabbiavo. Sapeste le volte che con la schiuma alla bocca ho distrutto tutto. Io non capivo lei, lei non capiva me. Non capivo quella madre spesso vuota e lei non capiva quel figlio che l’aveva costretta a vivere.in una casa senza porte.
Oggi, oggi che sono un uomo capisco, cazzo se capisco. E così del mio dolore ne faccio una poesia, oggi comprendo molto di più quegl’occhi, e anche se non ci vediamo d un po’, non ti ho mai dimenticata mamma, non ti ho mai esclusa, sto lottando mamma, mi sto ritagliando un posto in questa realtà che ci ha confinati ai margini, aspetta ancora un po’ mamma, aspetta, perché io porterò il sole dove chiunque ha sempre creduto che la luce non sarebbe mai arrivata, un po’ di pazienza mamma, ci vuole ancora un po’ di pazienza, e io ti abbraccerò sorto un sole inaspettato, fanculo all’inverno, fanculo all’ombra, ti porterò la primavera, presto o tardi lo farò.

Il trucco è non vederli,
Folli inermi,
Ti han sepolta dentro, non temere non ti spegni.

Il trucco è confinarli,
Non salutarli
Ci penserà lo Stato quando sceglie di ammazzarli.

Il trucco non si vede
Non ci crede
Ho sofferto il doppio e come premio una parete.

Il trucco è una carezza
Mamma aspetta
Lo scarto oggi ha deciso che sto mondo non ci spezza.

Auguri a modo mio mamma, auguri da questo figlio più folle di te, ti voglio bene.

Edmond