AAA CERCASI GIULIA.

Di Tonino, Rebibbia 2017

La difficoltà di quantificare questo amore su un foglio di carta.

Voglio iniziare dicendo che nessuno mai potrà capire quanto questo sentimento, questo così forte amore sia stato sconvolgente. Giulia senza volerlo è riuscita a prendersi tutto l’amore, di tutte le donne, tutto quell’amore che io non gli ho mai donato. Lei zitta zitta, con discrezione e superficialità ci è riuscita. Empiricamente, tutto ciò, tutto questo groviglio emotivo, sarebbe da studiare, ma chi più dell’interessato può capire una cosa che ha vissuto così pienamente?

Quando la malinconia si fa pesante leggo tutte le lettere che le ho scritto nell’arco di un anno e mezzo, lettere che non ho mai consegnato, quando le leggo ricordo quanto mi faceva male non potergli dire tutto viso a viso. Il mio rispetto per lei è tale che il mio cuore me lo impediva, era come se fossi pilotato e manovrato da un’anima perduta. A volte col pensiero torno indietro, torno a tutta quell’attenzione che caparbiamente mettevo in ogni mio gesto, anche quelli nella mia cella, quando lei era lontana, come se, anche solo per un momento potesse vedermi lì, attento, meticoloso, concentrato. Mi sento talmente innamorato di lei che ancora oggi quando leggo, quando scrivo, quando parlo con agenti e operatori è come se lei stesse lì, a guardarmi, ed è come se io, in ogni mia parola, dovessi dimostrargli che c’è del bello. La cosa che, ora, mi fa più male è che non può vedermi adesso, quando c’era lei ero remissivo, impacciato. Quante volte in un anno ho fatto prove davanti al mio blindato per trovare il coraggio di dirgli tutto, ma non ce la facevo. Quando ce l’avevo davanti il mio cuore esplodeva, il viso si arrossiva, la pelle si faceva d’oca, le gambe mi tremavano, la voce si bloccava e il coraggio scompariva. Rimanevo inerme ed affascinato davanti a lei come se fosse una dea sumera. Il suo viso così semplice, la sua voce così ingombrate, il suo carattere così spontaneo, il suo modo di essere mi ha fatto perdutamente e felicemente innamorare di lei.

La cosa che mi sorprende e che tende in me mille domande è che sono passati sei mesi.

Sei mesi che non la vedo, e quasi mi sono dimenticato il suo viso, quel viso semplice genuino e anche molto infantile, così come era il suo carattere, quel viso che solo a guardarlo quasi mi rendeva felice, proprio ieri ero sul mio letto e mi è saltata alla mente una sua faccia imbarazzata. Un giorno le chiesi: “infermiera che significa i like you so much”. “Mi piaci tantissimo” rispose lei, e capendo che non era una domanda buttata lì si imbarazzò e non disse più nulla, ma quel viso disse più di milioni di parole.

Quel viso mi parlava, non so se dicesse cose belle, ma si notava che non era infastidita o offesa, aveva forse capito che io non la guardavo come una donna oggetto, non la guardavo con volgarità, la guardavo sempre come se fosse l’ultima cosa al mondo e le donne questo lo capiscono. […] CONTINUA

10.

Paura.

La mia mente rigetta il futuro perché ho paura di lui, non vola nel passato perché non mi ci riconosco più. Temo di aver visto così tanto da esser diventato cinico, ho messo uno scudo, questo scudo mi difende ma mi emargina. Vorrei percorrere il passato e capire senza rabbrividire, vorrei sentire pronunciare il mio nome, guardarvi negli occhi e senza nessuno scudo dirvi:

ho paura, ho una fottuta paura, ho paura che nessuno possa amare una mente così astratta, ho paura e fingo, ho paura e attacco, persino ora che scrivo ho paura, ho paura di essere troppo struggente, ho paura di rimanere solo. Ho paura degli sguardi che scruteranno il mio corpo disegnato, ho paura del loro giudizio, ho paura che non costruirò mai il mio piccolo mondo. Ho paura di morire senza aver lasciato niente. Ho paura di cose che a voi faranno ridere, ho paura della realtà quotidiana perché credo che quasi nulla sia reale. E’ una vita che affondo e riemergo, ho paura di non riemergere più.

Il mio modo di scrivere è struggente,

 sono dolore dipendente

 è il fardello del perdente,

fa di tutto e non conclude niente.

Sogno sempre in ritardo,

le mie gioie a qualcun altro

un’altra volta ha vinto il banco

sono stanco.

Stanco di non sentirmi all’altezza,

vorrei perdermi in una dolce brezza

tra le braccia di una donna che mi dona certezza.

Ho paura di non essere mai amato, ho paura che si occulti il mio grido disperato.

Edmond Dantés