NUVOLE ARANCIONI E ODORE DI FERRO

Di Roberto

 

Il cielo è nuvoloso, ma spiragli di luce filtrano da dietro le nuvole lasciandole colorarsi dall’arancione fino al violaceo. Si insidia in me un senso di appagatezza, mi sembra di osservare un dipinto, le montagne verdi incorniciate da un cielo blu-grigio.

Scorgo un paesetto in lontananza che mi ricorda chissà quale affresco. La mia memoria rammenta, solo il vento fresco, improvvisamente, mi riporta alla crudele realtà, all’ingiustizia che sono costretto a pagare, all’odore del ferro e del cemento, qui dove sono intrappolato, prigioniero.

Anche il mio spirito libero non riesce a sorvolare quelle mura altissime e contenitrici di speranze, a volte vane.

Mi sforzo di rassegnarmi ma non sempre ci riesco, il più delle volte vado a sbattere contro questo sistema, contro le regole che sono costretto ad osservare, che per la mia natura sarei costretto a infrangere.

Ho la nausea dell’invidia che si respira in questi ambienti, la falsità delle persone, pronte a scendere a compromessi per un fottuto lavoro. Il mio io non è in grado di accettare questo schifo. Mi viene il vomito al solo pensiero del cambiamento di questi luoghi, che un tempo furono popolati di uomini veri mentre attualmente li popola in gran parte la feccia della società.

Ma io non sono questo, non sono questi luoghi, non appartengo a questo tempo.

Ingoio bocconi amari giorno dopo giorno, ma la mia pazienza è instabile come il magma dentro di me e che potrebbe esplodere da un momento all’altro senza preavviso.

Un tempo lontano qualcuno mi disse: “in questo mondo dove regna l’invidia, l’infamia, la prepotenza e l’ingiustizia, la patria degli eroi è la galera”.

Oggi tutte queste cose l’infamia, l’ingiustizia, l’invidia e la prepotenza sono racchiuse qui dentro.

L’invivibilità di questi luoghi ha toccato ormai i livelli massimi.

ODE ALLA MIA PENNA

di Roberto

 

Forse ormai poco usata,

o per meglio dire superata

con la tecnologia sei stata un po’ dimenticata,

io con la scrittura mi sono salvato,

sessanta lunghi giorni mi hai sopportato.

Sei stata la mia unica compagna in quelle quattro mura,

hai riempito le mie giornate vuote,

fedele strumento,

mi hai portato indietro nel tempo.

 

Con te ho rivissuto quasi tutti gli amori che ho perduto.

Sentimenti ormai dimenticati ma insieme li abbiamo ricordati.

Siamo tornati sulle mie isole tropicali e Baleari. Abbiamo navigato ancora una volta i miei oceani, risalendo su, fino al Tamigi con la mia indimenticabile Cindy. Mai dimenticherò i tramonti sulle vallate rossastre di Granada che grazie a te ho rivissuto. Se ti paragonassi ad una donna, direi che ancora non mi hai deluso come la maggior parte di quelle che ho conosciuto.

Ma proprio a te,

mia amato tratto pen

dedico queste due righe

per quanto brevi esse siano.

R

E ALLORA CHE CADA ‘STA NEVE

 Di Roberto
Febbraio, carcere di Frosinone

Cade la neve in questa valle

Cade la neve sui monti Lepini.
Cade la neve e siamo quasi vicini.
In questo tunnell
Buio oscuro
Cade la neve e si vede quasi una luce
Che è come una danza.
Questo bagliore filtrato dai muri avanza,
Fino al cuore,
Che non sente più rancore.Odio o dolore.
Ma solo compassione per questi miseri inquisitori senza valori.
Non mi hanno piegato e nemmeno cambiato.
Cammino nell’oscurità del tunnell seguendo quella luce. Ce n’è di strada ancora da percorrere ma avanzo senza timore. Il peggio è passato.
C’è aria fredda intorno a me.
C’è aria di neve. C’è aria nuova, di cambiamento, di speranza.
Allungo le dita e quasi la sfioro
Ne sento il profumo
Ne sento il sapore.
Prende vita nei miei pensieri non più confusi ma chiari
Com’è Chiara quest’alba che sta per sorgere.
Troppi tramonti lividi alle mie spalle. Sterili, senza futuro. È ora di andare avanti, di unire quei pezzi di un puzzle che non combacia.
E di lanciare il seme del mio futuro. E infine aspettare. Aspettare la neve che cada di nuovo
E che oltre ai suoi fiocchi umidi e alla sua aria fredda porti la libertà.

FINESTRE 2

Dalla mia finestra si scorgono dei paesetti, credo siano Frosinone e Morolo, oltre tante montagne.

Alcune sempre innevate.
L’aria è sempre fresca e sembra non ci sia smog.
Di notte, ogni tanto, tiro su la tenda e, guardando quei due paesini illuminati, fantastico sulle persone di queste terre, sulla loro quotidianità.
Le immagino come persone vere, senza “peli sulla lingua”.
A Londra avevo un amico di queste parti:un buono di cuore. Ma quella volta non ero mai stato nel frusinate.
Ora sono circondato da montagne e lontano vedo una pista di atterraggio per elicotteri. La mia fantasia decolla e atterra con loro, nell’ascoltarli mi assento.
Anche questa è una Valle, ma non si avverte la sofferenza che sentivo nella capitale.
Se di fronte non ci fosse la caserma in cemento armato degli agenti di custodia, il muro altissimo di cinta e una volante della penitenziaria che gira forse non mi sarebbe troppo difficile pensare di trovarmi in un altro luogo a respirare aria fresca e non inquinata.
Le montagne mi danno una sensazione di pace da sempre.
La pace così tanto rincorsa che quando l’ho trovata non l’ho riconosciuta.
R.F

SONO ISOLATO

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Sono Roberto e scrivo da una segreta di un carcere, senza televisione nè fornello, accendino o specchio per guardarsi. SONO ISOLATO a regime di 14bis, a volte penso sia più duro del 41bis.

Detenuto da innocente,
mi avevano assolto in primo grado e anche scarcerato,
ma un pm si è appellato
E la vita m’ha rovinato.
Dopo 10 anni senza commettere un reato,
Sempre qui me so ritrovato.
Quel pm non s’è accontentato
Perchè io ero pur sempre pregiudicato.
5 anni m’hanno dato!
Tra una revoca e l’altra a 10 so arrivato.
Avoja a fa ricorsi, Strasburgo e revisioni
Intanto fatte sti 10 anni
E non ce rompe li cojoni.

Per fortuna che fal 2006, quando mi hanno scarcerato, per questo reato, che m’hanno accollato, l’Europa me so girato.
Tutti quei viaggi hanno permesso alla mia mente de annà avanti e di poter iniziare a scrivere un bel romanzo. Non parla di prigioni o del dramma nel quale me so ritrovato, senza commettere sto reato. Spero che un giorno sarà pubblicato.
Narra d’avventure e di cucina, di posti lontani, di amori e di voglia di vivere. Di una persona che non si arrende davanti alle avversità di una vita non troppo agiata, si costruisce un’armatura e va avanti cercando la sua strada che forse non ha ancora trovato, ma mai ha mollato.

Anche in situazioni di estrema povertà se l’è riuscita a cavà.
Ha lavorato quando c’era da lavorà
Ma la calza nun se la voleva più calà
E stava a morì pe annà a lavorà
Ma su questo chi ci va a guardà?
Un pregiudicato può pure schiattà
Tanto è sempre colpevole de omertà.
Certo se sto isolato un motivo ce deve sta
Ho sbagliato ad amà
Ho amato una persona che quando stavo a sbaglià
Nun m’ha saputo fermà.
Na telefonata che sarà?
E mo però da solo sto a pagà
E manco me viè più a trovà
Chissà do sarà?
Sta stronza che m ha accannato qua.
Ma ormai manco ce sto più a pensà

Un ringraziamento al mio amico Edmond che mi ha dato questa possibilità.