15.

Avete presente quando ci sono quelle circostanze un po’ banali che implicano di esprimere un desiderio, tipo: una stella cadente, spegnere le candeline, mangiare una primizia e così via. Sicuramente, anche chi come me lo trova assurdo, qualche desiderio l’avrà espresso. Tante persone alle volte desiderano ricchezza, beh io non ho mai cercato ricchezza, nemmeno in quei desideri così assurdi, ciò che ho sempre desiderato, anche in circostanze così assurde, è l’amore.

Lo so è banale e scontato ma io sono così, un inguaribile romantico, un poeta maledetto, un poeta sovversivo che non riconosce il dio sceso in terra né tantomeno il dio denaro. Eh già, a me soldi, showgirl e belle macchine non affascinano, a me affascina l’idea dell’amore, l’amore puro e incondizionato, l’amore che non stanca, l’amore sano.
Io, a malincuore, ho conosciuto solo amori malati e forse é per questo che ho un gran mal d’amore. A me questo mal d’amore comporta molta socialità, la paura di ciò che ho sempre desiderato è una strafottuta solitudine. Una solitudine che porta rabbia, senso di vuoto, senso di non appartenenza, un continuo sentirsi estranei e incompresi e questa rabbia forte che provo a sua volta porta: droga, alcool, violenza. Una violenza che inevitabilmente ha portato gabbie, mura, limitazioni. Potrei andare avanti ma credo sia chiaro, potrei addirittura cambiare rotta ed addolcire questi scritto con 1000 frasi d’amore che elabora il mio cervello, ma a che pro? Dov’è l’amore? Dov’era ieri? Dov’è sarà per i prossimi due o tre anni? Dov’è? Forse lo so dov’è, dove è sempre stato, lontano da me.

Mi ci riempio la bocca e torna sempre amara,
L’amore non ingrana l’amore a me me spara
Ma da dove? Da dove spara vorrei sapere.
Io per l’amore sono neve, fredda e sporca nelle vene.
E io che desidero amore invece che milioni,
Pure alle stelle cadenti ho rotto i coglioni.
La devo smette coi desideri da buffoni,
Ed è brutto essere buffoni soprattutto se si è soli.
Non c’è sorriso che rattoppi questi fori
Fori, fori nel petto
L’amore manca e io l’aspetto
Ciò che mi spetta è maledetto
Se ancora campo è per dispetto.

Edmond.

8.

 

A volte ho la fottutissima sensazione che non uscirò vivo da questa sventura, forse è questo ciò che mi spinge a scrivere, o chissà, forse uno stupido presentimento infondato e io altrettanto stupido a tormentami.

L’altra notte ho sognato di morire qui, quando mi sono svegliato ero esattamente qui, è stato così reale da toccarmi. Non ho preoccupazioni per ciò che perderei, ho già perso. Mi spiace per le occasioni mai avute, mi spiace che l’uomo che sto diventando non sarà mai conosciuto, mi mortifica il fatto che mi si ricordi come un folle, uno sconclusionato, un facinoroso. Mi disgusta l’aver coltivato tutto tranne l’amore, io che nei miei sogni sarò morto mille volte per amore. Erano sogni morbidi, sogni vellutati, sogni. Al contrario la realtà è ruvida, dura e non dà spazio a ciò che abbiamo dentro, solo una penna te lo tira fuori.

L’isolamento mi porta a pensare a molte cose e oggi mi sono soffermato su questo, ho paura che sconfiggendo il mio dolore non mi resti più nulla. Ho ridimensionato i miei sogni, ma ora come ora, li trovo più belli che mai, solo l’amore può apparare i miei guai.

Edmond Dantès

6.

Nuovo giorno all’Hotel Regina, metto le cuffie e mi preparo alle mie flessioni, non lascio atrofizzare il corpo sennò la mente lo segue di conseguenza. Affiorano mille pensieri tra una serie e un’altra, una canzone che mi trascina in ricordi di emozioni sepolte e troppo spesso dimenticate che colpiscono più forte di un manganello, ed io conosco entrambi i dolori. Ho nascosto mille sofferenze per non colpire chi mi ama, ma in realtà chi mi ama?

Sono un abaco che fa i conti con le emozioni ormai perdute, è una vita di sottrazioni e l’unica cosa che si moltiplica è il tempo che perdo. Vorrei dire di aver trovato chi mi ama ma non è così nei loro volti vedo pena, non amore, ed io odio la compassione. In questa vita vojo annà a dama non solo sulla scacchiera mia, vojo sconfigge mostri che non so solo mia, vojo aiutà chi è come me, ma senza condizione. Voglio occhi pieni d’amore quando se pronuncia il mio nome.

Una vita sbagliata non m’ha levato l’onore.

Edmond Dantés

 

5.

 

Oggi porto il fardello dell’indifferenza, del menefreghismo, perché il carcere comporta anche questo. Troppi volti, troppe storie, troppi cantastorie e in mezzo ad un fiume di parole insensate io scivolo meccanicamente negli ingranaggi dell’indifferenza. Un uomo intelligente dà un volto a ciò che lo circonda, io no. Sono talmente assopito da questo posto di merda che tutte le mattine mi alzo come un automa all’ora della conta, non distinguendo nemmeno i volti delle guardie che vengono a sbattere le sbarre, sono talmente abituato alle perquisizioni che se non fosse per qualche stronzata che a volte mi contestano non ci farei neppure più caso. Un giorno una donna intelligente mi chiese se avessi mai subito torture, io risi.

Avrei dovuto rispondere di sì: da me stesso, qui dentro siamo costretti a torturarci da soli, pensando, aspettando e trattando da signore chi signore non sarà mai. Io ho dovuto soffrire per capire e forse dovrò morire per rinascere. Intendo una morte spirituale perché una parte di me intende ancora lottare.

Mi sto radicalizzando perché il sistema non lo posso perdonare.

Edmond Dantés

Piacere Edmond

Volete darmi un nome? Beh, fate pure.

Per molti sono il secco, ultimamente mi chiamo ninho, per lo Stato balordo sono la matricola 01030102, chiamatemi Dante se volete, il mio purgatorio è una cella e il mio inferno alberga nel mio sguardo. Chiamatemi povero Diavolo se do questa impressione, ma non vi dirò il mio vero nome, non lo dirò per due motivi. Uno, qui lo sento così poche volte che l’ho scordato e sentirlo pronunciare in varie circostanze mi coprirebbe di nostalgia, porto la maschera dello spietato ma non è così. Secondo, metto la mia anima su un foglio, ma io non mi fido. Nei circuiti in cui ho vissuto si ride, si rischia e si muore è talmente tanto che non amo che vorrei amarvi, ma non posso, queste catene impongono l’odio. Ma un uomo schiavo dell’odio vede solo a metà, quindi voglio amarvi senza palesarmi, così domani potremmo tranquillamente odiarci.

Oggi la giornata è magra perché non vi conosco ma vi ho pensato, un abbraccio da un prigioniero di Stato.

                                                                                                                                                  Edmond Dantés